Venezia 75: Cannes bandisce Netflix, la Mostra gli dà il Leone d’Oro

'Roma' di Alfonso Cuarón entra nella Storia. Ma il Lido premia anche la regina di Lanthimos e il Van Gogh di Willem Dafoe. E le donne.
Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images.

Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images.


Venezia 75 si preannunciava come un’edizione bomba e così è stata, tra film di super qualità e star sul tappeto rosso, Lady Gaga in testa. Ma la Mostra del Cinema non si è accontentata di fare “ciao ciao” a Cannes mettendo in concorso ben tre film di Netflix, dopo che la Croisette aveva bandito dalla competizione i lungometraggi distribuiti dalla piattaforma. Venezia uno di quei film ha deciso di premiarlo con il riconoscimento più importante: Roma di Alfonso Cuarón entra nella storia come il primo Leone d’oro per una pellicola co-prodotta e distribuita da Netflix. Al Lido insomma si fa la Storia, mentre la Croisette resta a guardare. E pure l’Italia in concorso, purtroppo.

Bromance messicane e Leoni storici

Alfonso Cuarón con i figli sul red carpet della cerimonia di chiusura di Venezia 75. Foto di Karen Di Paola / ROCKETT.

Alfonso Cuarón con i figli sul red carpet della cerimonia di chiusura di Venezia 75. Foto di Karen Di Paola / ROCKETT.

Non iniziate a scrivere che Cuarón ha vinto perché la giuria era presieduta dal suo buddy Guillermo Del Toro. Guardate il trailer, leggete le recensioni (ecco la nostra), aspettate che il film arrivi al cinema e sulla piattaforma a dicembre. E poi giudicate. Perché il raffinato lungometraggio in bianco e nero con cui il regista ricostruisce i luoghi della sua infanzia in un quartiere di Città del Messico quel premio se lo merita tutto. Qualcuno prima della cerimonia aveva già twittato che il cineasta Oscar per Gravity sedeva nello stesso posto occupato dall’amico lo scorso anno, quando Del Toro si era portato a casa il Leone d’oro per La forma dell’acqua. Poi, mentre andava sul palco, Guillermo è passato di fianco a Cuarón, gli ha dato una botta sulla spalla e gli ha fatto l’occhiolino. La bromance tra questi due conquistadores messicani del cinema è sempre una meraviglia da vedere: «Fatemi capire se riesco a pronunciare il suo nome correttamente» dice Del Toro all’annuncio del Leone. Tutti in piedi. Cuarón ha gli occhi lucidi, inizia a parlare in italiano, poi in inglese e infine, in spagnolo, dedica il riconoscimento alla sua tata, la donna sulla quale si basa la storia di Roma, Cleo, perché oggi è il suo compleanno: «Questo film è il prodotto del mio immenso amore per te, per la mia famiglia, per il mio Paese». Applausi. Abbracci. Messico rules per il secondo anno di fila.

The Queen

Olivia Coleman e Yorgos Lanthimos sul red carpet prima della premiazione di Venezia 75. Foto di Karen di Paola / ROCKETT.

Olivia Coleman e Yorgos Lanthimos sul red carpet prima della premiazione di Venezia 75. Foto di Karen di Paola / ROCKETT.

«Il gran gran gran premio della giuria va a The Favourite di Yorgos Lanthimos» scandisce il presidente Del Toro, per dare la dimensione di che gran gran gran film sia. «Ho potuto realizzare questo lavoro con tutta la libertà del mondo e ho potuto lavorare con tre donne meravigliose: Emma Stone, Rachel Weisz e Olivia Coleman» spiega Lanthimos. Ed è il momento in cui la Coleman ritira la Coppa Volpi come miglior attrice uno dei più belli di questa cerimonia per il resto molto sottotono: «Sono una persona davvero molto emotiva, è stato un onore incredibile, grazie a Yorgos per avermi dato questo ruolo che ho adorato. E adesso vorrei provare a fare un discorso in italiano, me l’ha scritto mio marito: “Sono davvero onorata che Venezia si sia innamorata del nostro film, grazie mille di CORE”» legge in un irresistibile italiano dell’accento british. E adesso Hollywood preparati, perché The Queen is in da house.

La grande bellezza di Willem Dafoe

Willem Dafoe sul red carpet di chiusura di Venezia 75. Foto di Karen Di Paola / ROCKETT.

Willem Dafoe sul red carpet di chiusura di Venezia 75. Foto di Karen Di Paola / ROCKETT.

Willem Dafoe che sorride con quel sorriso un po’ diabolico che è il suo marchio di fabbrica mentre stringe la Coppa Volpi come miglior attore è un’altra delle istantanee più belle di questa premiazione. Anche perché non riuscirete più a pensare a un Van Gogh cinematografico, senza pensare a lui: «Sono stato molto toccato dall’accoglienza così favorevole di At Eternity’s Gate in Italia, che è la mia patria adottiva (l’attore vive a Roma con al moglie Giada Colagrande, nda). Così come Van Gogh dice “Io sono i miei dipinti”, Julian Schnabel è questo film, che ha realizzato con così tanto amore, generosità e divertimento, regalandomi la possibilità di essere il suo Vincent». E il Vincent di tutti.

Alla faccia dei misogini

Jennifer Kent sul tappeto rosso di chiusura di Venezia 75. Foto di Karen Di Paola / ROCKETT.

Jennifer Kent sul tappeto rosso di chiusura di Venezia 75. Foto di Karen Di Paola / ROCKETT.

La Biennale per fortuna aveva ritirato subito l’accredito a chi si era permesso di insultarla alla fine della proiezione del suo film The Nightingale. E Jennifer Kent, unica regista donna in concorso, aveva deciso di mantenere un profilo basso, ma adesso finalmente si è presa la sua rivincita. Uno dei suoi attori, Baykali Ganambarr, ha vinto il premio Mastroianni come emergente e ha ringraziato «le tre donne davvero importanti che hanno condotto in porto questo lavoro: Jennifer Kent, la produttrice Kristina Ceyton e la protagonista Aisling Franciosi. Il film racconta una brutalità che non è che la superficie della nostra storia in Australia, è importante affrontare il dolore per guarire le nostre ferite». Alla Kent poi va il Premio speciale della giuria: «Vorrei dire a tutte le donne là fuori che vogliono fare film, fatelo! Perché abbiamo bisogno di voi». Applausi. «La forza delle donne è la cosa più potente di tutto il pianeta. Sono sicura che il prossimo anno qui e in generale nel futuro, vedremo sempre più donne in questo settore». Altri applausi.

Il western spacca

Il riconoscimento per la miglior sceneggiatura va a The Ballad of Buster Scruggs dei Coen, che non sono al Lido e mandano a ritirarlo lo strepitoso protagonista del primo racconto del loro film antologico (pure questo lo vedremo su Netflix, ciao Cannes!): «Non sono né Joel né Ethan, ma solo un patetico attore della pellicola» dice Tim Blake Nelson, cowboy canterino e pistolero infallibile nel nuovo lavoro in sei mini episodi dei fratelli terribili dello schermo. Risate, tra le poche della cerimonia. Non c’è nemmeno Jacques Audiard, Leone d’argento per l’altro western in concorso, The Sisters Brothers, che manda un videomessaggio. A Venezia vincono anche i generi. Vincono le donne, vince l’arte, vince il futuro, vince l’apertura, a tutto. Perché il cinema, quello bello, è soprattutto accoglienza.

Ecco tutti i vincitori

Concorso
Leone d’oro: ROMA di Alfonso Cuarón
Gran Premio della Giuria: The Favourite di Yorgos Lanthimos  
Miglior Regia: Jacques Audiard per The Sisters Brothers
Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile: Olivia Coleman per The Favourite
Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile: Willem Dafoe per At Eternity’s Gate
Miglior Sceneggiatura: The Ballad of Buster Scruggs di Joel e Ethan Coen
Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore o attrice emergente: Baykali Ganambarr per The Nightingale
Premio Speciale della Giuria: The Nightingale di Jennifer Kent 
Leone del futuro premio Venezia Opera Prima Dino De Laurentiis : The day I lost my shadow di Soudade Kaadan

Orizzonti
Miglior film: Kraben Rahu di Phuttiphong Aroonpheng
Miglior regia: Emir Baigazin per Ozen
Premio speciale della giuria: Anons di Mahmut Fazil Coskun
Miglior interpretazione femminile: Natalya Kudryashova per L’uomo che sorprese tutti
Miglior interpretazione maschile: Kais Nashif per Tel Aviv On Fire
Miglior sceneggiatura: Pema Tseden per Jinpa
Miglior corto: Kado di Aditya Ahmad

Venice Virtual Reality
Miglior VR: Spheres di Eliza McNitt
Miglior esperienza VR: BUDDY VR di Chuck Chae
Miglior storia VR: L’île des morts di Benjamin Nuel