‘Una vita spericolata’, ménage a 3 su 4 ruote

Il regista di 'Santa Maradona' torna con una scatenata commedia on the road, al cinema da oggi. Con un cast fighissimo e l’aiuto di Tom Morello e Ammaniti. E Vasco, certo. Siamo stati sul set.
Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis ed Eugenio Franceschini in 'Una vita spericolata'. Foto di Anna Camerlingo.

Lorenzo Richelmy, Matilda De Angelis ed Eugenio Franceschini in 'Una vita spericolata'. Foto di Anna Camerlingo.

È luglio inoltrato e a Lecce fa un caldo pazzesco, colpa dello Scirocco. Perché tu pensi di essere arrivata in Puglia, ma appena metti piede nell’hotel dove stanno girando Una vita spericolata, ti ritrovi improvvisamente dentro una banca a Sestriere. Magie del cinema. «Avete mancato per pochissimo la canzone che Samuel ha scritto per noi, l’abbiamo sentita sul set: è un demo, se ve la facessi ascoltare poi sarei costretto a uccidervi», ci accoglie ridendo il regista, Marco Ponti, quello che ci ha regalato Santa Maradona.

In quel momento ancora non lo sapeva, ma quando lo contatto mesi dopo al telefono mi racconta che alla title-track, Dove scappi, ha collaborato Tom Morello. Sì, quel Tom Morello: «Adoro i Rage Against The Machine, non ci potevo credere». Le musiche del film, «molto rock perché è un road movie e la strada richiede quello», sono di Gigi Meroni, americano di origini italiane, nipote del calciatore del Torino e allievo di Hans Zimmer: «Ha mostrato il lungometraggio a Tom. Lui si è preso così bene che ha suonato tutta la colonna sonora e con i suoi strumenti ha fatto anche parecchio sound design. Per esempio, i suoni di elicottero li ha creati Morello con la chitarra».

Ponti torna ai toni rock‘n’roll del suo esordio cult: «A volte penso: “Questo è il film che Andrea, Bart & C. avrebbero voluto vedere al cinema”. C’è un cammeo divertentissimo: quello di Libero De Rienzo, che interpreta un poliziotto della scientifica, ma sotto il camice ha la camicia hawaiana dei vecchi tempi».

Non aspettatevi di sentire il pezzo del Blasco in Una vita spericolata: «Ovvio che amo Vasco, ma il brano sarebbe sembrato posticcio stretto lì, senza potergli dedicare il tempo necessario. Abbiamo deciso che il titolo era sufficiente, come omaggio». I protagonisti non vogliono una vita “piena di guai”, «ma questi casini e il santo Steve McQueen li salvano da un’esistenza triste. Vengono invischiati in un meccanismo a valanga e, nonostante tutto, restano sempre puri».

Rossi (Lorenzo Richelmy) fa il meccanico in un’officina affacciata su una strada dove non passano più macchine, in un paese del profondo Nord dove ormai non abita nessuno. Ha un migliore amico, BB (Eugenio Franceschini), ex campione di rally un po’ filosofo. La richiesta di un prestito negata dalla banca si trasforma in una rapina involontaria, con tanto di ex attrice, Soledad (Matilda De Angelis), in ostaggio, fuga rocambolesca con i soldi e opinione pubblica e social schierati dalla parte di questi Lebowski in erba. La sceneggiatura segue due regole: «Ho inserito solo cose che mi piacciono e non ho inserito nemmeno una cosa che non mi piace. È come se fosse il primo film, in realtà è il sesto, ma lo slancio narrativo è quello».

C’è ancora una cosa di cui non abbiamo parlato: «Eugenio, come sapete, è salito a bordo dopo la questione di Domenico (Diele, arrestato due giorni dopo l’inizio delle riprese per aver investito e ucciso una donna in un incidente, nda), è stata una fortuna avere un attore con cui ho già girato due film e a cui voglio bene: l’ho chiamato e mi ha risposto subito: “Ok, dove sei?”. Non abbiamo perso un giorno di set. Ha dato molto a questo film: con lui è mutato inevitabilmente anche il personaggio, ha portato una fisicità e un atteggiamento diversi, uno sguardo sottile. Aveva la sigaretta storta sempre in bocca: “Ma questo è Jigen!”, abbiamo realizzato tutti». Franceschini sorride: «Dovevo attaccarmi a dei cambiamenti forti per entrare subito nella parte, tipo tagliare i capelli», spiega, «BB all’inizio portava gli anfibi, ma il secondo giorno Marco ha deciso che avevo un aspetto troppo militaresco e mi ha dato i suoi sandali, per reindirizzarmi verso la spiritualità del personaggio. Allo stesso tempo un po’ mi ha complicato la vita, visto che BB guida sempre. Gli stunt men mi hanno insegnato a fare i 360 e un paio di volte ho rischiato pure di andare fuori strada».

Raramente sul set si respira un’aria così serena, ma nello stesso tempo concentrata e appassionata: «Marco ti fa innamorare di questi personaggi, tiene alla felicità degli interpreti», racconta Matilda dopo qualche ciak della scena in banca. «Soledad è un’attrice caduta in disgrazia, ha iniziato presto ma hanno smesso di chiamarla per lavorare, perché c’è carne più fresca: “Chi vuole l’iPhone 5 quando puoi avere l’8?”. È un personaggio tragicomico, è sfigata ma si sente una gran figa. Si lega a questi due ragazzi che, anche se lei rompe le palle per tutto il film, non la abbandonano mai. E questa è la sua redenzione». Rossi invece è un personaggio molto fisico, racconta Lorenzo: «è un meccanico che lavora con le mani, dritto in quello che fa, parla un sacco ma si incarta, perché vive il confronto con le parole. Ha dei momenti esplosivi, è iperdinamico con un po’ di goffaggini: si butta in macchina di testa, sale sul tettuccio. Mi sono sempre lanciato e ho più di qualche graffio a dimostrarlo», ride.

«Con questo film cerchiamo di aprire una nuova strada», afferma Richelmy. «C’è la commedia sentimentale a tre, l’action ad alta velocità, la commedia pulp», conclude Ponti, «c’è pure sangue, ma niente di splatter, sono troppo sensibile. La scena più pulp l’ha scritta Niccolò Ammaniti, è un suo regalo. Quando Mirko Frezza ha interpretato quel monologo, Matilda si è messa a piangere dalla paura».

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