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“Un disastro di ragazza”: tutta colpa di Judd

Ancora un film statunitense in Piazza Grande, questa volta di Judd Apatow. Che ormai fa genere a sé nei pregi come nei difetti. In Italia arriverà il 17 settembre

Si possono mettere gli U2, Miley Cyrus e Billy Joel in una stessa colonna sonora? Forse no, forse è troppo. E in effetti, se si esclude il sottovalutato Funny People, quando hai a che fare Judd Apatow, straordinario producer e collettore di talenti, hai sempre la tentazione di dire «forse no, forse è troppo». Ed è un peccato, perché Trainwreck (è questo il vero titolo adattato nel pessimo Un disastro di ragazza in Italia, per l’uscita in sala del 17 settembre), come tanti altri film di questo cineasta, ha tutto per essere un cult. E invece ridi, perché si ride parecchio, ma hai sempre l’impressione che la coperta sia troppo corta, senti spesso la nota stonata che non ti mette a tuo agio.

E questo perché Judd, nato e cresciuto come creatore e «rivitalizzatore» di show televisivi – inizia con lo sfortunato ma folgorante The Ben Stiller Show, idea nata a un concerto di Elvis Costello nel 1990, in cui incontra Ben per la prima volta – ha una discontinuità creativa tanto affascinante quanto invincibile nella sua frammentarietà.

Sopraffino negli sketch, nelle scene singole, nei dialoghi, si perde sull’insieme e nei finali, nello scovare talenti a getto continuo (da Stiller a Paul Rudd, da Seth Rogen a Jonah Hill e ovviamente Adam Sandler) e farli entrare nel suo Judd Pack, una sorta di lobby-tribù che ha cambiato il modo di fare commedia negli Stati Uniti, mettendo al centro gli «sfigati», gli imperfetti, gli outsider. Con un modo di far ridere non di rado politicamente scorretto – qui Cena e il «sovratesto» muscolar-gay è da cadere dalla poltrona, così come la famiglia e le sue convenzioni, gustosamente maltrattate -, ma alla fine delicato, dolce, come i finali delle sue pellicole.

Apatow prova a trovare una nuova star – al cinema, fuori lo è già – e sceglie la stand-up comedian Amy Schumer, bionda tozza e a suo modo sexy che però sul grande schermo non trova una cifra stilistica interessante e si fa trascinare dal film. Eppure Judd glielo fa anche scrivere.
E così Un disastro di ragazza, dopo un inizio brillante che sovverte tutti gli stereotipi del rapporto uomo-donna (Amy interpreta una ragazza incapace di andare oltre i rapporti occasioni e fobica verso ogni tipo di legame affettivo, se non con il padre misogino, razzista e omofobo) diventa un insieme di clip irresistibili, anche grazie alla capacità di Judd di coinvolgere nei suoi progetti nomi impensabili che sul breve termine danno il meglio.

Ed è così che ti ritrovi la Tilda Swinton più bella e vacua e bastarda che ricorderete, il prologo geniale o LeBron James, avaro, egocentrico e rosicone, irresistibile e con doti d’attore straordinarie. O Chris Evert e Matthew Broderick in una scena da manuale e ti intenerisci persino nel finale sbrodolato. E apprezzi la scrittura, dannandoti perché è inversamente proporzionale alla debolezza della struttura narrativa, Apatow ha lo strano talento di abbagliarti con il particolare per rimanere sfocato sul totale e lasciare la sceneggiatura alla sua protagonista non migliora le cose.

Hai così l’impressione che tutti o quasi i suoi film siano intercambiabili, che i protagonisti – nonostante ci sia l’ottimo Bill Hader – non sappiano o riescano a dare qualcosa in più, che lui si accontenti di quei piccoli (nel senso del minutaggio) colpi di genio e che del cinema, se non per lusingarlo con citazioni, si interessi poco.

Quindi, sì, con Trainwreck, pardon con Un disastro di ragazza, vi divertirete. Per dimenticarvelo presto, però e avere sempre l’impressione che Judd sarebbe un genio assoluto, se solo lo volesse. Ma, chissà perché, non lo fa.

P.S.: Cara Amy, ci tenevo a dirti una cosa: Uptown girl è un capolavoro.

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