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Tutti in piedi: il film di Calcutta raccontato dal suo regista, Giorgio Testi

Domani esce al cinema il live registrato all'Arena di Verona lo scorso 6 agosto. «Ma non sarà la solita roba da DVD», lo dice un regista che ha lavorato con Blur, Rolling Stones e Amy Winehouse

Calcutta è uno dei tre cantanti della nuova canzone di Takagi & Ketra. Foto di Giuseppe Craca

Chiamo Giorgio Testi una mattina di metà novembre, quando ancora il suo ultimo film non è ancora pronto nonostante la data di uscita ravvicinata. «Ci stiamo occupando di tutte le fasi finali della postproduzione» si giustifica il regista romano, che a giudicare dal suo curriculum ha bisogno di tutto fuorché di giustificarsi. In passato ha lavorato con Blur, Gorillaz, Rolling Stones, The 1975, Killers. Ma stavolta Giorgio, ormai londinese da anni, ha fatto carte false per tornare nella terra del reddito di cittadinanza per lavorare con un italiano, Calcutta, e documentare il suo piccolo miracolo: quello del primo cantante indipendente a esibirsi all’Arena di Verona.

È nato più o meno così Tutti In Piedi, che sulla carta racconta per immagini il live dell’Edoardone nazionale a Verona lo scorso 6 agosto, ma nella pratica (c’)è molto di più. Ma lasciamo a voi l’ultima parola, visto che esce al cinema il 10 dicembre, meglio conosciuto come domani.

Ah quindi state ci state lavorando ancora? Ocio che esce fra qualche settimana.
Sì, stiamo lavorando alle ultime parti. Abbiamo fatto il montato, poi ovviamente bisogna pensare alla color correction, alle grafiche. Conta che il tutto è stato commissionato abbastanza in fretta. Avevamo fatto un primo montato che era piaciuto a tutti, quindi abbiamo provato ad andare al cinema con quest’idea, che poi come ben sai è andata a buon fine. La lavorazione per il cinema però richiede tutta una serie di attenzioni aggiuntive, come il suono mixato in 5.1 col pubblico in sottofondo, e via così. Però ci siamo quasi.

Ma l’idea iniziale di filmare il live com’è venuta fuori?
Come spesso mi è capitato, è nata da una mia voglia di approcciare un artista che mi piaceva. Pur vivendo a Londra, ascolto brani di Calcutta già da qualche anno. Forse l’ho scoperto fra i correlati ascoltando cose tipo Motta e Thegiornalisti su Spotify. Fatto sta che sono andato in fissa. Così quando sono uscite le date del tour ho provato a contattare Bomba Dischi. Ma non è stato facile, perché sul sito dell’etichetta non c’è la sezione contatti. Quindi mi sono ingegnato. Siccome sto collaborando con dei francesi, non so se hai presente la Blogothèque

Damon Albarn con Giorgio

Damon Albarn con Giorgio

Certo, quelli che hanno fatto il videone a Justin Timberlake.
Bravo, loro. Siccome loro avevano realizzato alcuni live dei Phoenix a Parigi, i quali a loro volta avevano invitato Giorgio Poi e vari altri artisti di Bomba, sono riuscito a trovare il contatto da lì. È Christophe, il fondatore di Blogothèque, ad avermi introdotto ai ragazzi di Bomba Dischi.

Hai fatto un giro assurdo per arrivare a loro. Per arrivare all’Italia dall’Inghilterra sei passato dalla Francia, come col treno.
Sì, e le trattative sono andate avanti con alti e bassi. A un certo punto, era diventato troppo difficile per Blogothèque restare dentro il progetto perché mancava troppo poco. Ma i ragazzi di Bomba non sono svegli, di più. Quindi alla fine hanno saputo reggere dei tempi lavorativi assurdi e dinamiche lavorative che non hanno a che fare coi dischi. Ce l’abbiamo fatta. Io avevo già un’idea di come poter confezionare bene il concerto, perché avevo visto il concerto di Latina. Lì ho capito un po’ di cose e poi a Verona abbiamo girato, siamo riusciti a girare esattamente quello che avevamo in mente. In più ho scoperto in Edoardo una persona fantastica. Per quanto ti possa piacere un artista quando lo ascolti, devi sempre mettere in conto che lavorarci a stretto contatto potrebbe non dico deluderti ma farti ridimensionare la persona. Invece con Edoardo mi sento tutti i giorni e ci divertiamo proprio, lui è parte attivissima del progetto.

Io e te ci siamo conosciuti qualche anno fa alla presentazione di Guitar Hero a Londra, per cui avevi curato le immagini. Come sei entrato nel giro grande della musica?
Ho iniziato nel periodo d’oro dell’indie rock, quindi 2005/2006, qui a Londra facendo video per gruppi come Libertines, Babyshambles e compagnia. Da lì poi ho lavorato con Amy Winehouse, Damon Albarn e i suoi vari progetti, compreso il live dei Blur 2009 a Hyde Park. Poi ci sono stati gli Stones, ho anche lavorato con Elton John a Las Vegas. A livello di live quindi sono meno i nomi con cui non ho lavorato [ride]. Tutte robe anche diverse fra loro. Poi l’aspetto live music qui in Inghilterra non è relegato al solo mondo del DVD ma può diventare spesso il video ufficiale. Si investono anche molti più soldi nel film live, anche perché alla fine gli artisti campano di quello ed è nel loro interesse mostrare l’esperienza del concerto. Nel caso di Guitar Hero volevano qualcuno che fosse a metà fra i due mondi, qualcuno che avesse dimestichezza con la musica dal vivo ma che fosse in grado di girare anche da un punto di vista registico. Io alla fine vengo da lì, ho studiato cinema classico.

C’è da dire che all’inizio partendo dal cinema e approdando ai video musicali ti sei scelto anche una strada non proprio semplice.
Sì ma è anche stato la chiave. Perché normalmente il live musicale molto spesso viene un po’ inquinato dall’approccio televisivo. I DVD che si fanno in Italia normalmente hanno sempre avuto questo approccio un po’ cheap. Ma è anche vero che studiarsi qualcosa di diverso molto spesso richiede più budget e gli artisti inglesi avendo una distribuzione più internazionale magari hanno più risorse. Però anche in Italia qualcosa si sta muovendo, e Tutti In Piedi ne è la dimostrazione. Non si limita alle solo spettacolo dal vivo ma restituisce un’immagine abbastanza intima e fedele di quello che è Calcutta.

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