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Tutte le canzoni di James Bond, dalla peggiore alla migliore

Duran Duran, Chris Cornell, Jack White e Adele, la storia della colonna sonora delle avventure di 007

Sam Smith è solo l'ultimo arrivato. Tutte la canzoni di Bond

Sam Smith è solo l'ultimo arrivato. Tutte la canzoni di Bond

Le canzoni di James Bond sono l’equivalente cinematografico delle copertine dei libri – danno un senso di familiarità e preparano a una nuova avventura dell’icona più imprendibile della cultura pop occidentale. La prima avventura di Bond sul grande schermo Dr. No, del 1962, non ha nessun precedente da seguire, e quindi non ha bisogno delle roboanti colonne sonore che arriveranno a caratterizzare il marchio Bond (opta, invece, per un delicato medley calypso). Con l’uscita del terzo film della saga, due anni dopo, troviamo già il ruggito di Shirley Bassey su Goldfinger sui titoli di testa e il pubblico già aveva capito che tipo di spettacolo teneva in serbo per loro 007.

Ogni Bond ha avuto la colonna sonora che si meritava, dalle melodie morbide e impenetrabili dell’era Connery alle proposte fatte apposta per la radio degli anni Daniel Craig, di volta in volta muscolari o ferite, come la stessa leggendario spia. Non è necessario aver visto Spectre per sapere che la canzone che Sam Smith ha scritto per il film porta proprio verso il pathos unico della versione contemporanea del personaggio; quando si parla di colonne sonore, c’è sempre stato una vena di cattivo presentimento (come indica il titolo del pezzo di Smith, Writing’s On The Wall, che indica proprio un segno premonitore negativo, ndt).

In attesa del prossimo film, guardiamo indietro a più di 50 anni di temi di Bond, mettendoli in fila dal peggiore al migliore.

22. “The Man with the Golden Gun” di Lulu

Una colonna sonora perfetta per un Bond movie in cui il cattivo ha la caratteristica di avere un terzo capezzolo, il film del 1974 L’uomo dalla pistola d’oro serve come prova perversa dell’immortalità di 007. Se questa divertente ode al pene di Roger Moore non è riuscita a uccidere il marchio della spia, niente riuscirà a farlo (anche il compositore John Berry ha ammesso che tra tutti i temi, questo “è quello che odio di più”). Eseguita dalla cantante scozzese Lulu, preferita a una proposta ugualmente terribile di Alice Cooper, la canzone ha un riff di chitarra dai toni pornografici che si insinua in mezzo alla sezione ottoni e che prova in tutti i modi a portare via l’attenzione dal testo della canzone. “His eye may be on you or me/Who will he bang?/We shall see/Oh yeah!” dice il testo. Davvero, cercate su Google.

21. “Another Way to Die” di Jack White e Alicia Keys

Sulla carta, il primo duetto della storia dei temi di Bond sembra troppo bello per essere vero: Alicia Keys che spalma di crema R&B le chitarre fragranti di Jack White, cosa può andare storto? Più che un duetto, sono due persone che cantano una canzone vagamente simile nello stesso momento. Another Way to Die potrà anche non avere lo stesso titolo del film a cui è abbinata (provate a cercare una buona rima con Quantum of Solace), ma è deludente allo stesso modo. Le voci di Alicia e Jack stanno insieme come 007 e il celibato, e la traccia diventa rapidamente un inseguimento velocissimo di armonie ad alta tensione ed esplosioni di ottoni. Come succede spesso ai cattivi della serie, l’idea di partenza era buona, ma il piano è andato in fumo.

20. “The Living Daylights” di A-Ha

Diamo a Cesare quello che è di Cesare: i primi otto secondi di The Living Daylights sono assolutamente perfetti, una raffica di flauti che contribuiscono a dare la tensione giusta, in pieno stile John Barry. Poi, arriva il 1987. Prendi un synth un po’ sbilenco, e gli A-ha entrano così violentemente che puoi quasi sentirli mentre prendono a pedate tutta l’orchestra dallo studio di registrazione. La relazione tra il gruppo pop norvegese e il gruppo creativo di Bond riesce anche a peggiorare quando la band decide che Barry non ha diritto ad avere neanche un credito sulla loro canzone e lui in risposta li paragona alla Gioventù hitleriana. È una jam pop abbastanza sinuosa alla fine, ma è così lontana dal mondo del MI6 che è molto probabile che l’abbiate dimenticata già alle prime scene del film.

19. “You Know My Name” di Chris Cornell

Il primo tema di Bond che non ha lo stesso titolo del film dai tempi di Octopussy del 1983 (e il primo a non apparire nella colonna sonora del film), questa immondizia alt-rock non è colpa di Chris Cornell. Il problema sta negli uffici della Sony da dove, nell’anno 2007, è partita l’idea che il tizio dei Soundgarden fosse la voce giusta per introdurre quello che sarebbe stato il James Bond più radicalmente diverso e avanguardista del mezzo secolo storia del personaggio (il cantante non era nemmeno la voce degli Audioslave in quel momento). La sua raffica di riff di chitarra non prende nulla dello stile di Craig. Le canzoni di Bond non sono mai state esattamente all’avanguardia, ma raramente sono stati così indietro rispetto ai tempi.

18. “All Time High” di Rita Coolidge

Il tema di Octopussy ha sempre avuto un solo scopo: distrarre gli spettatori dal fatto che stanno per guardare un film che si chiama Octopussy. In questo senso, All Time High è considerato un successo. Non è esattamente il tema più sconcio della storia di Bond, anzi possiamo considerare la traccia del 1983 zozza come una gita al supermercato. La canzoncina jazz di Rita Coolidge fa la sua parte, ben sapendo che sarebbe stato molto più bizzarro guardare fucili che eiaculano silhouette femminili in silenzio.

17. “Die Another Day” di Madonna

C’è solo un modo per preparare gli spettatori a un action movie pieno di laser spaziali, auto invisibili e un tizio con dei diamanti sulla faccia: una robo-Madonna. Dopo la dichiarazione che James Bond aveva bisogno di “diventare techno”, la Material Girl ha partorito un canto glitchy, con un terribile auto-tune che permette allo spettatore di sperimentare un po’ che subisce 007 nella scena iniziale. Decisamente il tema di Bond più strano mai registrato, la canzone è sintomatica di un disperato tentativo del marchio di negare il fatto che si stesse trasformando in un’auto-parodia.

16. “Tomorrow Never Dies” di Sheryl Crow

Nemmeno Sheryl Crow che imita al meglio Gwen Stefani può salvare questa traccia tutt’altro che memorabile, preferita ai lavori di gente come i Pulp e Saint Etienne. In effetti, il contributo della cantante alla serie di 007 è ricordato solo per il fatto che la maggior parte dei temi di Bond, soprattutto quelli cantati dalle donne, partono dalla prospettiva di un amore negato, di qualcuno che aspetta disperatamente il ritorno a casa di Bond. Le prime parole della Crow qui sono particolarmente pietose: “Darling/I’m killed/I’m in a puddle on the floor/Waiting for you to return.” E Bond ritorna sempre, ma mai dalla stessa ragazza.

15. “Goldeneye” di Tina Turner

Goldeneye di Tina Turner ha tutto, anche un sacco di roba che non vuoi davvero. Saltellando sulla base di un beat delicato di synth, il primo Bond dell’era Brosnan è sia un bell’omaggio ai suoni vellutati di Shriley Bassey, sia un buon compromesso con il suono metallico delle colonne sonore degli anni Novanta. La sua qualità più evidente, comunque, è come il suo testo riesca a rappresentare tutte le sfaccettature più lugubri dei vari temi di 007: ha gli ammiccamenti sessuali (“It’s a golden honey trap I’ve got for you tonight”), la gelosia violenta (“Other girls they gather around him/If I had time I wouldn’t let him out”) e, più di tutto, le allusioni a uno stalking lungo una vita (“You’ll never know how I watched you from the shadows as a child”). Potrà non essere una grande canzone, ma ha abbastanza interpretazioni nascoste da essere il sogno di ogni analista.

14. “License to Kill” di Gladys Knight

Praticamente una cover del tema di Goldfinger (con tanto di diritti pagati agli autori dell’originale), la title track di License to Kill del 1989 prende il classico di Shirley Bassey e lo remixa con la musica d’attesa del tuo operatore telefonico preferito. Fortunatamente, Gladys Knight ci dà dentro parecchio, grazie al fatto che le viene data la possibilità di estendere il suo vibrato fregandosene della struttura della canzone, come Bond se ne frega delle strutture dei palazzi che fa esplodere. Dei punti bonus arrivano dalle parole della canzone, che sono tra le più violente dei pezzi di Bond: “I’ve got a license to kill/and you know I’m going straight for your heart/I’ve got a license to kill/anyone who tries to tear us apart.”

13. “From Russia With Love” di John Barry Orchestra

È un po’ scorretto mettere a confronto il tema del secondo film di Bond con tutte le altre, anche solo per il fatto che sia uscito prima che Goldfinger facesse capire a tutti che i titoli di testa dovevano avere una performance vocale sopra le righe. Lo strumentale sbarazzino di John Barry è definito dal suo funk seducente e tiepido esotismo (alcuni pezzi suonano come se fossero presi da una cover muzak della colonna sonora di Maurice Jarre per Lawrence d’Arabia). Proprio quando sembra che la melodia sia a corto di benzina, sfocia nel classico tema Bond. Le future uscite della serie non avrebbero potuto avere una via d’uscita così facile, ma Dalla Russia con amore ha dimostrato semplicemente che non c’è alcun modo migliore per preparare gli spettatori all’arrivo di 007.

12. “A View to Kill” di Duran Duran

A quanto pare, il bassista dei Duran Duran era ubriaco a una festa e, avvicinandosi al produttore di Bond, Cubby Broccoli, gli fa, «Ehi, quando farai suonare a qualcuno di decente uno dei temi di apertura?». La cosa frustrante di A View to a Kill è che c’erano già parecchi pezzi della band che sarebbero andati anche meglio di questo come tema di Bond (Girls on Film, Hungry Like the Wolf, Union of the Snake, anche solo per il titolo). In ogni caso, il pezzo è coinvolgente, come ogni pezzo dei Duran Duran, e diventa un successo anche per la band, con dei buoni motivi. Anche al giorno d’oggi, resta incredibile come la traccia non solo sia perfetta abbinata al nonsense del titolo del film, ma anche come lo faccia suo: “Dance into the fire/that fatal kiss is all we feel/Dance into the fire/when all we see is the view to a kill.” Chi può dire qualcosa a riguardo?

11. “The World Is Not Enough” di Garbage

Se c’è un segreto nascosto che unisce tutti i temi di Bond degli anni Novanta, è che vorrebbero tantissimo essere cantati da Björk. Detto questo, la cantante dei Garbage Shirley Manson è una sostituta perfetta del cigno islandese, e la setosa traccia che deve interpretare è ottima per il suo tono. Co-scritta dall’imprevedibile Don Black, che ha messo mano a temi formativi di Bond come Thunderball, l’ultimo pezzo di 007 prima della fine del millennio ruggì portando più dramma di ogni altra cosa nel film al quale era abbinato. I versi sono un po’ annacquati, ma il ritornello è un momento altissimo, con la voce elastica di Manson che riesce a portare su il resto del suo corpo con la sola forza di volontà.

10. “Moonraker” di Shirley Bassey

Non si scappa: Shirley Bassey è la voce dei temi di Bond e anche il suo contributo più debole fa parte delle tracce più riuscite della serie. Chiamata a sostituire un frustrato Johnny Mathis appena poche settimane prima dell’uscita del film, la cantante ricordò al mondo che poteva essere l’unica umana a cantare una parola senza senso come Moonraker e farla suonare come una parola gloriosa. Fate così, provate a prendere il tipico casino dei testi di Bond (“Where are you? When will we meet? Take my unfinished life and make it complete”) e fatelo sembrare una questione di vita o di morte. Non è così facile, no?

9. “On Her Majesty’s Secret Service” di John Barry Orchestra

E ora qualcosa di completamente diverso. Il primo capitolo dopo l’uscita di scena di Sean Connery, il film del 1969, Al servizio segreto di Sua Maestà è stato anche il primo dai tempi di Dalla Russia con l’amore a usare un tema strumentale. Mettendo uno sopra l’altro una deliziosa melodia di ottoni e una linea di basso suonata da un Moog, John Barry si è dimostrato qualche anno più avanti rispetto a tutti. La sua composizione rassicurante ha aiutato 007 a fare il difficile salto, per trasformarsi da una serie di successo a un marchio con un pubblico fedele, che può esistere indipendentemente dal suo protagonista. Eppure, è difficile non chiedersi cosa sarebbe successo se fosse stato dato al compositore il permesso che chiedeva, quello di scrivere un pezzo operistico in stile Gilbert e Sullivan che il titolo del film chiede in modo così evidente.

8. “For Your Eyes Only” di Sheena Easton

Arrivato dopo il momento quasi da cartone animato Moonraker, Solo per i tuoi occhi del 1981 era un modo per ritornare al Bond grintoso di un tempo. Il compositore Bill Conti aveva altri piani, comunque, perché la colonna sonora funky, irrimediabilmente Eighties, che scrisse per il film aveva bisogno di un tema sugli stessi toni, con la ballata scintillante di Sheena Easton. Prima (e ultima) performer ad avere la sua faccia in sovraimpressione durante i titoli di testa, la cantante di Sugar Walls dedica questo pezzo di country post-coitale all’ultima fila del cinema, e lo fa funzionare grazie alla forza della sua convinzione (e un giro di accordi piano killer).

7. “Thunderball” di Tom Jones

Tom Jones! Non possiamo avercela con lui se la sua voce felpata oggi suona come una parodia di se stesso, o se Jones e John Barry dovettero tirar fuori qualcosa all’improvviso dopo che la United Artists chiese all’ultimo minuto di avere una canzone con all’interno il titolo del film. Per loro fortuna, quasi ogni parola inglese fa rima con Thunderball. La urlante melodia di corni può sembrare un po’ (o molto) simile alla musica dei primi tre film di Bond, ma l’impronta del baritono gallese sul tracciato di Shirley Bassey la fa suonare tutta nuova, e la sua quasi asfissia sull’ultima nota è la perfetta corrispondenza per un’avventura di spionaggio che si sviluppa quasi tutta sott’acqua.

6. “Nobody Does it Better” di Carly Simon

Il lussurioso inno di Carly Simon in omaggio a un amante mitico – che da allora è stato suonato dappertutto, da Lost in Translation a Che pasticcio, Bridget Jones! per le bridal shower di tutto il mondo – potrebbe essere il sottofondo della lobby di qualche hotel, se non fosse per i suoi testi spinti. “There’s some kind of magic inside you/That keeps me from runnin’/But just keep it comin'”. Le band hair metal potrebbero imparare un po’ di cose da questi testi. Di tutte le odi delle prodezze sessuali di Bond (e ce ne sono un sacco), quella di Simon è la più soddisfacente.

5. “Diamonds Are Forever” di Shirley Bassey

Più tesa, più complessa e più affilata della maggior parte delle canzoni in classifica, la seconda esperienza di Shirley Bassey nel mondo Bond è probabilmente più importante per esser l’ultima canzone lussuriosa della serie. Al contrario, la cantante se la prende con la scarsa resistenza di un buon amante, anche quelli che hanno parecchia energia non riescono a reggere quanto una bella pietra al dito (“Men are mere mortals who aren’t worth going to your grave for”, dice). Ironicamente, il produttore Harry Saltzman ha considerato la canzone a sfondo fastidiosamente sessuale, presumibilmente arrossendo di fronte alla frase della Bassey su come i diamanti possano “Stimulate and tease me”, che suggerisce come le donne possano anche provare del piacere non procurato direttamente da un uomo. Giusto, no?

4. “Skyfall” di Adele

Il tema di Bond più famoso di tutti i temi (almeno basandosi sulle visualizzazioni di Youtube), Skyfall è stato un colpo sicuro da quando la Sony ha deciso di ingaggiare Adele. Con lo stesso suono vintage della Bassey e mostrando tutto il suo muscolo sinfonico, questa epica melodia ha avuto un ruolo per niente marginale nel contribuire a rendere questo film il primo successo di Bond a incassare più di un miliardo di dollari. Come per le altre canzoni scritte per l’era Craig, Skyfall evita le classiche allusioni del brand a favore di ululare verso delle astrazioni emotive, anche se alcune delle parole (“Skyfall is where we start…”) anticipano alcuni dettagli della parte principale del film. In realtà, il nonsense del testo lavora a vantaggio del brano, lasciando la voce tonante di Adele libera di lanciare l’ondata di pathos sonoro che porterà questo film di Bond fino alla sua cupa conclusione.

3. “You Only Live Twice” di Nancy Sinatra

Il vortice crescente di archi che dà il via a questo tema di James Bond del 1967 potrebbe essere proprio il momento migliore di John Barry (anche se è stato preso da un concerto di Alexander Tcherepnin, la decisione di utilizzarlo e modificarlo resta comunque un colpo di genio). Originariamente previsto per Frank Sinatra, ma alla fine lasciato a sua figlia, You Only Live Twice si trova da qualche parte nel Triangolo delle Bermuda che esiste tra James Bond e il Sud Pacifico. Smarcandosi dal setting giapponese del film – sì, questo è quello in cui 007 finge la sua morte e torna in vita come muso giallo – Barry aggiunge a una melodia maestosamente disinvolta un tocco di esotici xilofoni di bambù, e la voce di Nancy Sinatra vibra attorno a loro in perfetto stile. Più di recente, il finale della quinta stagione di Mad Men ha confermato ciò che il pubblico di allora aveva capito subito: questa canzone è un classico.

2. “Live and Let Die” di Paul McCartney and Wings

Probabilmente la miglior canzone che Paul McCartney ha mai registrato con i Wings, Live and Let Die non è solo buona, è buona come lo è un pezzo di Beatles. Con un assist da Linda McCartney e dal produttore leggendario George Martin (che ha arrangiato il maestoso break orchestrale oltre alle sue solite cose), questo pezzo sempre in movimento sembra un flashback super condensato che riporta al casino di Abbey Road. Con all’interno l’unica chitarra figa mai apparsa in un tema di Bond, la canzone introduce il curioso tentativo della saga di fare soldi sull’ondata dei film blaxploitation degli anni Settanta, ma questo è uno dei pochi pezzi che valgono da soli il prezzo del biglietto.

1. “Goldfinger” di Shirley Bassey

Vi aspettavate altro?

Dove iniziare con una canzone che praticamente ogni persona culturalmente edotta del mondo occidentale conosce come le proprie tasche? Il botta e risposta degli ottoni che accende la traccia sembra il più naturale dei punti di partenza, quella frase di due note che fa esplodere il primo vero tema di James Bond nella nostra spina dorsale, prima ancora che la voce di Shirley Bassey arrivi a chiudere la ferita. Nel momento in cui la sua voce entra in gioco, diventando istantaneamente parte integrante del franchising come la Walther PPK o il labirinto di peli sul torace di Sean Connery, John Barry ha già intriso i film di 007 con un senso abbastanza frivolo di pericolo; apparentemente sciocco, ma che vale la pena di prendere sul serio.

Ma è la Bassey che merita l’ultima parola e, data la suo capacità polmonare, è difficile riuscire a togliergliela. La cantante non poteva sapere fino a che punto la sua interpretazione potesse risuonare nella cultura pop, ma tiene la nota finale per così tanto tempo che potrebbe risuonare con noi per sempre.

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