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‘Tra il cane e il lupo’, un film racconta il ’68 dimenticato di Milano

Il documentario, stasera allo Spazio Oberdan di Milano, racconta i movimenti, le lotte per la casa, i meridionali trattati «come i negri di Nuova York» e tutte le trasformazioni della città alla fine degli anni '60

Foto di Marco Curatolo

Per girare il suo documentario sulla trasformazione di Milano tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, Giulia Sodi ha scelto un approccio nuovo. Tra il cane e il lupo, la sua opera prima, è girato tenendo ben presente il punto di vista della sua regista: cioè quello di chi non c’era, di chi “ha bisogno di capire e non di ricordare”. 



Foto di Marco Curatolo

Il film, che verrà presentato questa sera alle 19 allo Spazio Oberdan di Milano, vuole raccontare il sessantotto milanese attraverso l’esperienza del Collettivo Cinema Militante, un gruppo di cinefili che ha raccontato la nuova vita della città tra militanza politica e rivoluzione culturale. Per riuscirci, la regista ha avuto accesso all’archivio audiovisivo del Collettivo, un tesoro di immagini inedite – restaurato proprio in occasione di questo film – che racconta una Milano praticamente sconosciuta, e l’ha intrecciato con i racconti delle diverse generazioni della sua famiglia: da Ranuccio, padre e memoria storica del Collettivo, fino alla piccola Anita, nipotina di sei anni.

Manifestazioni di piazza, lotte per la casa e sgomberi, la migrazione interna e i meridionali trattati «come i negri di Nuova York», le fabbriche, la violenza all’interno dei movimenti; la Milano di Tra il cane e il lupo è una città dimenticata, mai vista prima perché ripresa senza commenti o giudizi, il contrario rispetto alle fonti istituzionali e televisive dell’epoca.

Alla proiezione del film seguirà un dibattito con gli autori del documentario e Riccardo Bocca, moderato da Massimo Bernardini.

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