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Tanti auguri Ennio Morricone

Senza di lui, gli spaghetti western di Sergio Leone non sarebbero stati la stessa cosa. E nemmeno i film di Tornatore o di Tarantino. Oggi compie 87 anni e prossimamente sarà al cinema con "The Hateful Eight"

Morricone è candidato agli Oscar per "The Hateful Eight"

Morricone è candidato agli Oscar per "The Hateful Eight"

Il Brutto passeggia tra le lapidi di un cimitero enorme; si guarda attorno, poi comincia a correre finché non la trova: è la tomba che cercava, quella con i dollari, il tesoro, la gloria, la fama e il potere. In sottofondo, tra un crescendo e un coro, si sente la musica di Ennio Morricone. Che alla fine, a comando, si ferma. Il Brutto comincia a scavare, grugnendo, ma i dollari – e il tesoro, la gloria, la fama e il potere – non ci sono. Il Biondo gliel’ha fatta. Leone ha avuto il suo finale, il mondo la sua epica.

Stacco. Danny Boodman T.D. Lemon Novecento è seduto al pianoforte; sbircia fuori dal vetro bombato della cabina e la vede: lei, bellissima, capelli biondi e labbra carnose, che si ferma davanti alla finestra per guardare la sua immagine riflessa. Danny Boodman T.D. Lemon Novecento lascia correre le dita sui tasti bianchi e neri del pianoforte, finendo per suonare – e raccontare – l’amore. E infatti il brano si chiama proprio così: Playing Love.

Non composto da Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, che rimane uno dei personaggi più interessanti creati dalla penna di Alessandro Baricco e poi riportati in vita sul grande schermo da Giuseppe Tornatore, ma da Ennio Morricone.

Stacco. È il 25 febbraio del 2007 e stavolta non si tratta di un film. Sul palco del Kodak Theatre, ribattezzato qualche anno più tardi Dolby, sale Clint Eastwood. Si avvicina al leggio, stringendo nella mano destra un Oscar.

«Ladies and gentlemen», scandisce con calma, gli occhi socchiusi, un accenno di sorriso sulle labbra, «Ennio Morricone». Iniziano gli applausi, il pubblico si alza in piedi, e un emozionatissimo Morricone fa il suo ingresso, fermandosi davanti al microfono; china la testa, ringrazia, poi accetta la statuetta d’oro dalle mani di Eastwood, sollevandola in alto. «Dedico questo Oscar a mia moglie Maria che mi ama moltissimo […] e io la amo alla stessa maniera e questo premio è anche per lei».

Sembra una frase di circostanza, perché oggi è il suo compleanno, ma molto probabilmente senza Ennio Morricone gli spaghetti western di Sergio Leone non avrebbero avuto lo stesso successo. Quando i due cominciarono a collaborare, era il 1964: l’anno successivo avrebbe fatto il suo esordio nelle sale Per un pugno di dollari, che valse il primo David di Donatello della sua carriera a Morricone. La sua musica si adatta benissimo al film di Leone e in alcuni scene, anzi, pare quasi che sia il contrario: è il girato che si adatta alle sue melodie e che prova a seguirle. Un po’ come succede in Django Unchained di Quentin Tarantino: panoramiche in cui l’unica protagonista è la musica, musica di – indovinate un po’ – Morricone.

Dopo Per un pugno di dollari, Morricone e Leone, compagni di scuola alle elementari, tornarono a lavorare insieme e Morricone firmò la colonna sonora di altri grandi successi cinematografici del regista italiano come, per ultimo, C’era una volta in America.

Premi, riconoscimenti, il plauso internazionale e tantissime collaborazioni, l’arrangiamento di Se telefonando di Mina e il cameo della sua Here’s to you in Metal Gear Solid. Poi gli omaggi e le citazioni: prima di ogni concerto i Metallica mandano L’estasi dell’oro; i Ramones usano come colonna sonora di alcune loro performance il theme ufficiale de Il buono, il brutto e il cattivo; i Muse, in Knights of Cydonia, hanno adattato Man with a Harmonica da C’era una volta il West.

In pochissimi sono riusciti dov’è riuscito Ennio Morricone: condizionare l’immaginario delle generazioni a venire, non solo di quelle presenti, e diventare un punto di riferimento per artisti e musicisti. Gli Intoccabili, senza la musica di Morricone, non sarebbero stati la stessa cosa. Come pure Bastardi senza gloria di Tarantino o La leggenda del pianista sull’oceano di Tornatore. Musica, suoni, rumori: «al servizio del cinema», diceva Ennio Morricone quel 25 febbraio sul palco del Kodak Theatre, «e anche, anche, della mia personale estetica sulla musica applicata».

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