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Tanti auguri, Buffy: vent’anni portati benissimo

Era il 1997 e sulla rete americana WB debuttava la serie creata da Joss Whedon: una grande commistione di vampiri, streghe, bionde e cultura pop

Voi dove eravate venti anni fa? Eravate già nati? Eravate già pargoli senzienti e dotati di buon gusto per le serie tv?

Perché ben venti anni fa, la signorina Buffy Summers compariva sugli schermi della rete televisiva americana WB (oggi è la CW) armata di paletto e coda di cavallo. Era lunedì 10 marzo del 1997, quindi possiamo dire che Buffy the Vampire Slayer oggi diventa maggiorenne.

Se fossimo in una serie tv americana, ci sarebbe sicuramente una grande festa, con molta birra e qualche orrendo villain che cerca d’infiltrarsi dietro innocue sembianze. Ma alla fine, Buffy lo scoverebbe in un cimitero pieno di nebbia e dopo una lotta serrata lo finirebbe (e pensare che l’attrice protagonista, Sarah Michelle Gellar, odia i cimiteri!). Poi pronuncerebbe una frase arguta sul fatto che sta diventando grande e via, ecco i titoli di coda.

Buffy è durato sette stagioni, ha prodotto il meraviglioso spin off Angel, due serie a fumetti, un gioco da tavolo, sei diversi videogiochi , il gioco di ruolo (come poteva mancare?) e ha lasciato molti cuori infranti dopo la sua (non prematura) fine. L’intera serie consiste di ben centoquarantaquattro episodi, spalmati su sette stagioni (negli Stati Uniti il primo episodio della serie Welcome to the Hellmouth venne trasmesso il 10 marzo 1997 e l’ultimo il 20 maggio 2003), una delle poche serie televisive a non avere cali di qualità durante tutto l’arco narrativo.

Un fotogramma dall'ultimo episodio di Buffy, "Chosen", trasmesso nel 2003

Un fotogramma dall’ultimo episodio di Buffy, “Chosen”, trasmesso nel 2003

Come sanno anche i muri, Buffy è stata creata da Joss Whedon, uno sceneggiatore e regista che aveva un’idea in testa, semplice e geniale: creare “una donna apparentemente banale che si rivelasse straordinaria”. L’idea di Whedon era di ribaltare completamente gli stereotipi del genere: la bionda che scappa urlante dal proprio assassino, la classica “scream queen” con troppo seno e troppo poco cervello non faceva per lui. Lui voleva che la bionda si girasse, dicesse una battuta fulminante e piantasse un paletto nel cuore del mostro. E noi siamo con te Joss, avevi ragione!

Inizialmente, Buffy the Vampire Slayer nacque come film prodotto dalla 20th Century FOX nel 1992. Tra gli attori c’era anche Luke Perry, il Dylan dalla grande fronte di Beverly Hills 90210, tanto per continuare il revival dei telefilm. Il film andò malissimo, ma per fortuna (nostra) la serie tv venne prodotta lo stesso. Non solo vampiri, mostri, demoni e maledizioni, ma anche tanta ironia, storie d’amore maledette (la bellezza del triangolo Buffy/Angel/Spike dimostra chiaramente che quelli di Vampire Diaries non hanno proprio inventato niente) e un nuovo modo di concepire l’horror che poteva divertire, raccontare l’adolescenza e rendere protagoniste delle ragazzine che di solito in quel genere narrativo erano solo le prede abituali.

La locandina della versione cinematografica con Luke Perry

La locandina della versione cinematografica con Luke Perry

Non solo Buffy, ma anche Cordelia, Willow, Faith (Eliza Dushku, meritavi una carriera più brillante), Tara e tutte le altre, erano donne fantastiche, ragazze per cui si poteva tifare. Dawn ecco, lei era l’eccezione che confermava la regola.

Tutta la serie fu una commistione di cultura pop, da Vera Wang che disegnò il vestito da sposa che Buffy indossa in uno degli episodi, alle citazioni musicali come «Amo molto le prime cose di Britney Spears, prima che si svendesse, quindi praticamente solo i suoi disegni all’asilo e le composizioni fatte con la pasta. Molto sottovalutate». O ai riferimenti a un’icona come Martha Stewart: «Non essere ridicolo. Non è un demone. È una strega. Nessuno poteva fare tutto quel découpage senza fare ricorso alle potenze delle tenebre». Dio, era così anni ’90.

Foto promozionale della prima stagione. Da sinistra Willow, Buffy, Cordelia e Xander

Foto promozionale della prima stagione. Da sinistra Willow, Buffy, Cordelia e Xander

Ora i vampiri hanno un po’ stufato, pregni come siamo di Twilight (mai abbastanza maledetto) o del vaudeville di True Blood o dei lunghi artigli di The Strain di Guillermo Del Toro. Ma per i ragazzi di quegli anni, che erano cresciuti, i più fortunati, con Bram Stoker e Anne Rice, quello fu il telefilm del cuore. Ottima colonna sonora punk rock, nessuno che si prendeva troppo sul serio, colpi di scena e cliffhanger improvvisi (ve lo ricordate, un certo episodio della quinta stagione? Avete smesso alfine di piangere?). Peraltro, all’epoca si aspettavano la stagione e l’anno dopo, mica si poteva sperare di avere gli spoiler su Twitter. Ma ricordiamo anche quando Whedon si divertiva a prendere in giro i suoi spettatori, inserendo un personaggio mai visto prima, all’improvviso, o cambiando la sigla inserendoci un perfetto sconosciuto. O ancora l’episodio musical, geniale, o il coraggio di essere la prima serie per adolescenti con una storia d’amore lesbica (Willow e Tara) con tanto di scena di sesso (mascherata da rituale magico, ma ci siamo capiti).

E chiudiamo con il discorso motivazionale di Buffy, alle sue cacciatrici: «D’ora in avanti, ogni ragazza nel mondo che potrebbe essere una cacciatrice, sarà una cacciatrice. Ogni ragazza che potrebbe avere il potere, avrà il potere e se vorrà ribellarsi, lo potrà fare». Forse al prossimo otto marzo mi faccio una maglietta, che qui pullula di licantropi sessisti.

Tanti auguri Buffy, sei invecchiata meravigliosamente.

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