‘Spheres’, il viaggio nel cosmo in virtual reality di Eliza McNitt

Grazie alla passione comune per la fusione tra scienza e arte, la regista collabora con Darren Aronofsky ed è una delle pioniere della VR, che alla Mostra di Venezia sta andando fortissimo.
Eliza McNitt scattata in esclusiva per Rolling Stone da Fabrizio Cestari a Venezia 75. Make-up: Giorgio Armani Beauty.

Eliza McNitt scattata in esclusiva per Rolling Stone da Fabrizio Cestari a Venezia 75. Make-up: Giorgio Armani Beauty.

Lo confesso: ero una vergine della realtà virtuale. La mia prima volta è stata proprio qui a Venezia con Spheres: Chorus of the Cosmo, la VR Experience della regista Eliza McNitt, prodotta dalla Protozoa di Darren Aronofsky. Ed è stato “mindblowing” come direbbero gli americani, a metà tra lo sconvolgente e lo strabiliante: «Spheres è un viaggio nel cosmo e non c’è modo migliore della virtual reality per far entrare le persone in quest’avventura, è l’unico medium che ti permette non solo di pensare alla scienza ma di sentirla davvero e di “diventare” il cosmo», mi spiega.

Eliza è la quintessenza del rock: super cool, ispirata e con una missione: indagare le collisioni cosmiche tra scienza e arte da pioniera della VR. Prima di Spheres aveva già realizzato Fistful of Stars, esplorazione dell’universo attraverso l’Hubble Telescope per osservare nascita, vita e morte di una stella. «È stata mostrata come live space opera a Prospect Park a Brooklyn, 6mila persone hanno fatto l’esperienza tutti insieme usando gliheadset… Era un esperimento nel campo della VR e quando hanno alzato la testa verso l’alto ho capito che stava funzionando, perché tutti erano rimasti senza fiato nello stesso identico momento». E senza fiato ci rimango pure io più volte, mentre mi perdo tra i pianeti nel primo capitolo di Spheres: Chorus of the Cosmos, dove il Sistema Solare diventa uno strumento e puoi letteralmente ascoltare la sua musica. E non vi dico altro, perché pure nella VR esistono gli spoiler…

SPHERES, Chapter 1: Chorus of The Cosmos. Still Courtesy of CityLights.

SPHERES, Chapter 1: Chorus of The Cosmos. Still Courtesy of CityLights.

«Fistful of Stars si concentrava sull’osservazione e mi ha spinto a chiedermi cosa succede quando ascoltiamo. Ho scoperto che l’Universo non è silenzioso, è pieno di suoni e per la prima volta sentiamo la sua canzone». Quando pensa allo spazio, Eliza sente dei sintetizzatori, ed è il motivo per cui ha voluto lavorare con Michael Stein e Kyle Dixon, i creatori della colonna sonora di Stranger Things: «Adoro il loro lavoro sullo show, il tono, quella fusione tra nostalgia e mistero è davvero brillante… mi piacerebbe molto dirigere una puntata».

Undici, alias Millie Bobby Brown, è la narratrice del primo episodio, Jessica Chastain del secondo – un’immersione nel cuore di un buco nero per scoprire le onde gravitazionali – e Patti Smith del terzo, un viaggio ai confini del cosmo per ascoltare la canzone più strana di tutte. «Volevo che rappresentassero donne di diverse generazioni e che fossero le voci del cosmo. Io sono cresciuta con i racconti di Stephen Hawking e Neil deGrasse Tyson e ora desideravo davvero creare una storia che avesse madre natura come voce dell’universo».

Spheres è in concorso nella competizione dedicata alla VR, che a Venezia sta raccogliendo molta attenzione: «È sempre stato uno dei miei sogni, la Mostra eleva il medium e lo presenta a un pubblico globale».

SPHERES, Chapter 2: Songs of Spacetime. Still Courtesy of CityLights.

SPHERES, Chapter 2: Songs of Spacetime. Still Courtesy of CityLights.

Quando le chiedo se crede che la VR sia il futuro del cinema, risponde: «Sono due mondi molto diversi, eppure si incontrano. Il linguaggio dei film è applicabile allo stotytelling della VR, l’ho scoperto quando ho iniziato a collaborare con Darren Aronofsky e la Protozoa, mi hanno chiesto qual era il viaggio dell’eroe e la mia prima risposta è stata che non c’era nessun eroe, ma poi mi sono resa conto che c’era eccome: l’eroe sei tu, tu diventi il cosmo, la scienza e sei il cuore della storia».

Aronovsky è il produttore esecutivo di Spheres insieme ad Ari Handel: «Darren ha studiato Scienze ad Harvard, abbiamo iniziato a collaborare proprio grazie alla sua passione per le storie che combinano arte e scienza. E per lui è importantissimo che tutto sia bello ma anche assolutamente corretto».

Continuiamo a chiaccherare, tra la seduta con la nostra make-up artist, lo scatto che vedete qui realizzato in esclusiva per Rolling Stone e l’intervista: «Sono un tipo molto naturale, spesso sto sul set o corro agli studios, mi piace il make-up semplice ma elegante. Adoro questo lipstick rosso fuoco di Giorgio Armani Beauty e questo eyeshadow, insieme sono una bomba!». La sua follia beauty? «Avevo i capelli lunghi fino alla vita e quando ho finito il college me li sono tagliati, per segnare un nuovo capitolo della mia vita».

Un po’ come è successo il giorno dopo l’elezione di Trump, quando Eliza ha deciso di trasferirsi in Giappone per un periodo: «È stato un shock, uno dei giorni più silenziosi che abbia sentito a New York» racconta «Ho lasciato il mio lavoro per questo, mi ha fatto capire che dovevo andare via e rivolgere la mia attenzione alle stelle, per tornare a questo pianeta su cui viviamo».