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I 10 migliori film dai libri di Stephen King

Uno è odiato dallo stesso King, un altro è uscito solo come serie tv. Ma dai libri del re dell'horror sono state tratte alcune pellicole memorabili, ecco la scelta dei lettori

Tra i migliori, ovviamente, c'è anche "Misery"

Tra i migliori, ovviamente, c'è anche "Misery"

Stephen King sarebbe la prima persona a dire che Hollywood non ha sempre fatto dei grandi lavori con i suoi libri. Per ogni memorabile film come Misery non deve morire e Shining c’è un b-movie come L’acchiappasogni o Grano Rosso Sangue e i suoi interminabili sequel.

Ci sono anche Le ali della libertà e Stand by Me, due classici irrinunciabili che in molti non sanno siano stati tratti da dei racconti di Stephen King. I nostri cugini americani hanno chiesto ai loro lettori quale fosse il loro preferito. E qui i risultati.

10. “L’Ultima Eclissi” di Taylor Hackford (1995)

Solo due anni dopo aver vinto l’Academy come miglior attrice per il suo scanzonato ritratto di una fan ossessiva in Misery, Kathy Bates è tornata all’ovile di Stephen King partecipando a L’Ultima Eclissi. Questa volta ha interpretato una colf che la polizia crede colpevole dell’omicidio del proprio datore di lavoro. Lei nega di aver compiuto il crimine, ma racconta la sua vita tormentata nella quale ha cacciato il proprio marito dopo che lui aveva molestato la figlia. Nonostante non abbia avuto lo stesso successo di Misery al box-office è stato un valente seguito.

9. “Christine – La Macchina Infernale” di John Carpenter (1993)

Nei primi anni ’80 John Carpenter era uno dei registi horror più in voga dell’industria cinematografica. Le sue serie di Halloween hanno praticamente dato il via a un genere specifico di film violenti per quell’epoca, ma nel 1982 il suo remake de La Cosa ha dovuto combattere quando si è trovato di fronte a E.T.. In seguito ha fatto un tentativo con un adattamento cinematografico del libro del 1983 di Stephen King Christine – La Macchina Infernale. È la storia di una Plymouth Fury del 1958 posseduta che molti fan di King ritengono uno dei suoi lavori meno riusciti, ma Carpenter è riuscito ad assemblare gli attori Keith Gordon, John Stockwell, Alexandra Paul e Harry Dean Stanton, un cast così incredibilmente anni ’80, e lo ha fatto diventare un film sorprendentemente guardabile.

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8. “The Mist” di Frank Darabont (2007)

Frank Darabont oggi è conosciuto per aver sviluppato The Walking Dead, ma prima di questo ha vissuto un’intera carriera adattando al grande schermo i libri di Stephen King. Negli anni ’90 ha diretto Le Ali della Libertà e Il Miglio Verde e nel 2007 ha trasformato il racconto La Nebbia in un film con Marcia Gay Hayden, Thomas Jane e Laurie Holden. È la storia di una nebbia posseduta che si sparge per un paese del New England in seguito a una tempesta di fulmini. Imprigiona un gruppo di persone in un supermercato, una situazione che si sviluppa in un simil Signore delle Mosche, dove si scontrano uno contro l’altro. Il film, apprezzato dalla critica, ha incassato 57.2 milioni di dollari.

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7. “Carrie – Lo sguardo di Satana” di Brian De Palma (1976)

Stephen King viveva in un parcheggio per roulotte e a malapena riusciva a comprare i pannolini per i suoi figli quando ha creato la storia di una teenager bulleggiata con poteri telecinetici che programma una vendetta brutale. Il libro del 1974 è stato un bestseller sin da subito e solo due anni dopo Brian De Palma ha deciso di farne un film con Sissy Spacek, diventando uno dei titoli horror più amati del decennio, nonostante i sequel e i remake siano stati tutti deludenti. Ci sono state anche delle pubblicizzatissime versioni di Broadway e un remake con Chloe Grace Moretz, ma sono solo da ignorare.

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6. “Misery non deve morire” di Rob Reiner (1990)

Alcuni dei migliori libri di Stephen King provengono direttamente dalle sue paure. Dopo tutto cosa ci può essere di peggiore per un autore che essere rapiti da una fan ossessiva e essere costretti a scrivere un libro sotto terribili torture? (Anni dopo Stephen King ha confessato che la fan di Misery era una metafora della cocaina che stava controllando la sua vita in quel periodo) Il regista Rob Reiner ha trasformato Misery in un capolavoro (anche se a volte difficile da guardare) con Kathy Bates e James Caan. Il prossimo anno sarà in teatro a Broadway con Bruce Willis e Laurie Metcalf. Hanno molto su cui lavorare.

5. “L’ombra dello scorpione” di Mick Garris (1994)

Il racconto epico di Stephen King del 1978 dove una malattia stermina il 99.9% della popolazione era così lungo che dovette tagliare oltre 150mila parole, ma rimasero più di 820 pagine. I pezzi tagliati vennero reintegrati 12 anni dopo in una nuova edizione amata dai fan più dell’originale. Non sorprende quindi che la miniserie della ABC mandata in onda nel maggio del 1994 dovesse escludere molte parti della trama. Il team che ha lavorato dietro le quinte ha dovuto faticare molto per mettere assieme un cast omogeneo che includesse Gary Sinise, Molly Ringwald, Jamery Sheridan e Ruby Dee. Le voci che una versione per il grande schermo fosse in via di sviluppo si sono rincorse, ma niente e nessuno le ha ancora confermate.

4. “Stand by Me – Ricordo di un’Estate” di Rob Reiner (1986)

Se lo stesso Stephen King avesse dovuto votare, probabilmente avrebbe scelto Stand by Me – Ricordo di un’Estate, basata sul racconto breve del 1982 Il Corpo. In un’intervista del 2014 a Rolling Stone, Stephen King ha dichiarato di esser stato costretto da Rob Reiner a rivedere il film. «È stato commovente» ha detto King «penso di aver spaventato anche la merda di Rob Reiner. Quando il film è finito ho abbracciato Rob perché è stato talmente autobiografico che mi sono messo a piangere».

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3. “Shining” di Stanley Kubrick (1980)

L’adattamento cinematografico del 1980 di Stanley Kubrick di Shining è un classico, un horror moderno la cui reputazione cresce di anno in anno. L’unica voce fuori dal coro, tuttavia, è lo stesso Stephen King. «Ovviamente la gente lo adora e non capisce perché io non lo faccia» ha detto a Rolling Stone l’anno scorso «il libro è caldo, mentre il film è freddo; il libro finisce nel fuoco, mentre il film nel ghiaccio, ed è così misogino. Wendy Torrance nel film sembra solamente uno straccio urlante». Gli abbiamo gentilmente suggerito che probabilmente è un grande film anche se non è uno straordinario adattamento del suo libro, ma Stephen King è stato irremovibile: «Non l’ho mai vista in questa maniera e non vedo mai nessun film in questa maniera. I film non sono mai stati un grosso problema per me. I film sono i film. Li fanno e basta. Se sono belli è fantastico, ma se non lo sono non lo sono, punto. Io li vedo meno importanti della letteratura, sono un mezzo più effimero».

2. “Il Miglio Verde” di Frank Darabont (1999)

Solo cinque anni dopo aver diretto Le Ali della Libertà, Frank Darabont è tornato al mondo di Stephen King e delle sue storie ambientate nelle prigioni del passato. Il Miglio Verde, però, ha qualcosa di soprannaturale. Parla di John Coffey (da notare le iniziali) un enorme afroamericano condannato a morte per lo stupro e l’assassinio di due bambine bianche. Coffey è innocente e diventa amico di una guardia carceraria (interpretata da Tom Hanks) che viene a conoscenza degli straordinari poteri di guarigione del prigioniero. Una storia truce dal tragico finale, ma il pubblico l’ha amata e infatti ha guadagnato 290 milioni di dollari al botteghino.
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1. “Le Ali della Libertà” di Frank Darabont (1994)

La Top 250 movies di IMDB è sempre oscillante, ma le prime posizioni sono saldissime. Da quando esiste questa classifica Le Ali della Libertà è stato al primo posto. Una caratteristica incredibile per un film che affondò quando si presentò nei cinema, ormai 21 anni fa, e che invece ha avuto un grande seguito in televisione e alla sua uscita in videocassetta. La storia si basa sul racconto del 1982 di Stephen King Rita Hayworth and the Shawshank Redemption (pubblicato in Italia nella raccolta Stagioni Diverse). Dopotutto è abbastanza difficile sbancare il botteghino per un film dal budget ristretto e con un cast che non presenta star quotate, ma mettici dentro anche un titolo praticamente incomprensibile per la maggior parte delle persone e l’obiettivo diventa irraggiungibile. Ancor più inaspettatamente la sua singolarità, però, può aver aiutato il film sul lungo periodo, dato che moltissime persone hanno pensato negli anni di aver fatto una grande scoperta da cinefili vedendo questa pellicola.