“Rogue One: A Star Wars Story” è al cinema, ce lo raccontano i protagonisti | Rolling Stone Italia
Home Cinema News Cinema

“Rogue One: A Star Wars Story” è al cinema, ce lo raccontano i protagonisti

Il 15 dicembre esce il primo spin-off della saga di Guerre Stellari, ambientato nell'orbita tra l'Episodio III e l'Episodio IV. Abbiamo incontrato il cast internazionale all'anteprima di Los Angeles

Skywalker Ranch, 40 minuti a nord di San Francisco, sede storica dell’impero di George Lucas sin dai tempi di American Graffiti, un complesso immerso nel verde nelle colline di Marin County, che abbracciano il mitico Lago Ewok. A parte l’aspetto tecnologico delle sale di registrazione e montaggio, il ranch è sede di vigneti, che producono lo Skywalker Pinot Noir e Skywalker Rosé, oltre a olio d’oliva, miele, e prodotti biologici apprezzati anche dall’ecologista verde Carlo d’Inghilterra. Tra le curiosità, la strada che conduce al ranch si chiama Lucas Valley Road, dedicata non a George ma a un famoso imprenditore locale di fine secolo, e una volta imboccata uccide qualsiasi ricezione telefonica – leggenda dice che sia grazie a una schermatura di ‘sicurezza’ voluta da George decenni fa. Leggenda un cazzo, è tutto vero, zero ricezione.

Eccomi nello Stag Theatre, bellissimo cinema in stile Art Déco, scelto come unico luogo adatto a ospitare la prima proiezione del nuovo Rogue One: A Star Wars Story, al cinema dal 15 dicembre. Il cast è ovviamente internazionale, e include Felicity Jones, Diego Luna, Mads Mikkelsen, Riz Ahmed (il pilota) Alan Tudyk (ottimo caratterista, specializzato in voci & robot), Donnie Yen (mercato cinese) Ben Mendelsohn (per La Bestia il più bravo di tutti) e Forest Whitaker (eccezionale interpretazione).

Per ragioni di delicatezza e rispetto verso di voi che andrete al cinema non voglio rivelarvi nulla dei punti narrativi, nessuna delle sorprese, nessuna delle prodezze, chi come dove quando, zero lotte, battute, scene… Zero, niente di niente. Odio quelli che annunciano SPOILER ALERT e poi rompono i marroni dicendoti tutto. L’unica cosa che voglio farvi conoscere è il mood del film, giustamente tenuto sullo stesso stile – set, costumi, narrazione – di quelli iconici di fine anni ’70/inizio anni ’80 che hanno contribuito a risvegliare in tanti di noi sogni intergalattici (non Interstellari, please), Guerre Stellari, L’Impero Colpisce Ancora e Il Ritorno dello Jedi.

E che a differenza di Il Risveglio della Forza, in cui si doveva far conoscere al grande pubblico un sacco di personaggio nuovi (Finn, Rey, BB-8), fatto per piacere al pubblico e non irritare nessuno, questo è un film per i veri fan di Guerre Stellari. Il plot del film è molto semplice, un gruppo di ribelli in missione per rubare i piani segreti della Morte Nera e poterla sconfiggere. Senza dubbio un film che appartiene agli episodi vintage migliori della saga, grazie anche alla cinematografia super tecnologica digitale 65mm della camera Arri Alexa combinata alle lenti Ultra Panavision 70 mm che hanno recuperato dal film originale Ben-Hur. Il risultato è spettacolare, molto simile alla sensibilità della pellicola dei film anni ’70.

Diretto da Gareth Edwards, regista di Godzilla e Monsters, Rogue One prende il nome dall’astronave dei ribelli, e non rappresenta più un mondo in bianco e nero, dove i ribelli sono bravi e l’Impero è cattivo, ma offre varie sfumature di grigio. È più vicino a un film di guerra terrestre che stellare.

Passiamo al setaccio alcuni dei protagonisti presenti alla conferenza stampa:

Felicity Jones è Jyn Erso, la feroce fuorilegge a capo del team. Ingaggiata perché è la figlia di Galen Erso (Mads Mikkelsen) e ha un contatto con il capo dei ribelli indipendenti Saw Gerrera (uno SPETTACOLARE Forest Whitaker). Jyn non ha paura di niente. Sa combattere ed è indipendente, femminista, progressista, ma cinematograficamente reale. Assomiglia alla vera Jones? «Per me interpretare Jyn è stato un bel cambiamento rispetto ai film storici o in costume che ho interpretato ultimamente. Ho dovuto preparami a sparare con una pistola blaster, o ha usare una mazza per fare il culo a un gruppo di Stormtrooper. Jyn odia l’Impero, e questo mi è bastato per connettere con la sua energia. Credo che tutte le donne di oggi siano indipendenti, non abbiamo più bisogno di babysitter. Per quanto riguarda il combattimento sono stata aiutata da un gruppo incredibile di atleti, acrobati e stuntmen. It was fun! Il mio arco narrativo? Furbo, bella domanda, ma non ti posso dire nulla».

Diego Luna è Captain Cassian Andor, capo ufficiale dell’intelligenza ribelle. Umano, con alcune ombre nel suo passato. Luna è un attore e regista messicano, e molti degli attori del film provengono da varie nazioni. Cosa ne pensa di questa diversità nel film? «Assolutamente fantastica! Questo è il motivo per cui ho accettato questo ruolo. Rappresenta il mondo in cui viviamo. Ho visto tutti i vecchi Star Wars, e mi sono reso conto che ognuno di questi era il riflesso di un certo tipo di mondo. Rogue One ha lo stesso scopo. Rappresenta la diversità razziale, culturale e sessuale delle nuove generazioni. Cassian è un eroe. Non il tipico eroe hollywoodiano senza peccati, ma un eroe al momento giusto [a questo punto un braccio di Mikkelsen entra in campo e gli fa cenno di non rivelare troppo]. Anche Jyn ha le stesse qualità, è ugualmente eroica, forse più alla Don Quixote. Non è innocente, né priva di peccato. Entrambi sono colpevoli perché riflettono i cambiamenti della società. Sono un team, sono eroi senza poteri speciali – niente jedi, niente spade laser. Sono persone normali che vivono situazioni eccezionali, ecco perché sono i migliori. Combattono, ma non amano la guerra. La guerra è orribile, ma per molti è l’ultima risorsa, l’ultima occasione per fare qualcosa di buono».

Alan Tudyk è K-2SO, il Droide Imperiale riprogrammato da Cassian, a mio parere il personaggio con le battute migliori del film. Non facile interpretare un altro robot – Alan e’ stato anche il robot in Io robot con Will Smith – soprattutto quando i riferimenti sono iconici come C-3PO e R2-D2. “Dovevo creare una voce che potesse competere con decenni di storia. In questo caso, a differenza di Io Robot, dove ero un dei tanti robot tutti uguali, qua ho una personalita’ tutta mia perché sono stato riprogrammato (e bene, ve lo devo dire). Sono molto grato alla ILM per aver creato una tuta apposta per me che mi ha permesso di essere sul set con gli altri attori. La tuta era molto elegante, devo dire che sembrava una versione più tecnologica da team slittino olimpionico. La cosa piu’ divertente e’ stata che per raggiungere l’altezza di K-2SO, mi hanno dato delle stampelle. Beh, non solo ero il più alto di tutti, ma Diego era alla perfetta altezza per potermi guardare nelle palle la maggior parte del tempo, in tutte le inquadrature che abbiamo girato insieme! It was fantastic”.

Ben Mendelsohn è Orson Krennic, il Capitano Cattivo dell’Impero. Non è più un segreto: una delle scene mitiche del film, è quella che hai con Darth Vader. Come si è preparato? «Anche senza raccontartela, Se devo essere sincero ho avuto un attacco di panico. Il costume, la sua immagine, e’ stata troppo potente per me. Ho cercato di ignorare il fatto che stavo facendo una scena con Darth Vader, ma poi mi è venuto un attacco di panico. Devi capire che sono un fan della prima generazione, ho seguito la storia dal primo Guerre Stellari del 1977. Che dire, nella vita posso essere anche uno stronzo, ma sul set non ho saputo reagire al fascino di Vader. Ho dovuto chiedere aiuto a Gareth».

Scambio anche qualche battuta con Gareth Edwards, il regista. «Il lavoro di Ben come attore è davvero incredibile. Aveva il momento più difficile del film secondo me. Ma non mi sarei mai aspettato di vederlo in quello stato. Tutti sul set rimanevano davvero impressionati alla vista di Darth. Ad un cero punto Ben mi ha chiesto un momento da solo. Era in panico, respirava a fatica. Gli ho chiesto cosa succedeva, se poteva calmarsi. Si è girato verso di me, ansimante e mi ha detto, «È fucking Darth Vader… fucking iconico. Come faccio a interagire senza ridicolizzare il mio ruolo? Poi mi sono reso conto che paura e umorismo si mischiavano… e che mi voleva solo ricordare che non stavamo girando un qualsiasi film… ma che stava girando una scena con il mitico letale imperatore del male». Ultima domanda per Gareth: ci sarà un sequel per questo film? «No, nessun sequel, è un film a se stante, un’orbita tra Episodio III-La vendetta dei Sith e Episodio IV – Una nuova speranza. Lo capirete da soli una volta visto. Sono convinto che sia un’introduzione perfetta per il franchising di Star Wars, soprattutto pensata per la gente che non segue e non ha seguito tutti i vari film, e anche per le nuove generazioni che non sono fervidi fans del genere…»

Altre notizie su:  Star Wars