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Perché Adam West sarà per sempre il solo e unico Batman

La sua ironia spiazzante e la sua galanteria: due fattori eccezionali del supereroe

Adam West, qui con Bart Ward nei panni di Robin, è scomparso venerdì a 88 anni

Adam West, qui con Bart Ward nei panni di Robin, è scomparso venerdì a 88 anni

Può essere questa la fine di Batman? Riposa in pace, Adam West, l’unico Cavaliere Oscuro che ha davvero dato qualcosa a questo ruolo. Ci sono state davvero tante reincarnazioni di Batman negli anni – sia su carta che sullo schermo – ma Adam West è stato l’unico attore in carne e ossa che ha resto giustizia a quel costume, nella serie TV degli anni ’60.

West, che è morto per lucemia venerdì a 88 anni, portò un umorismo all’inglese e una galanteria old school al ruolo, settimana dopo settimana, allo stesso Bat-orario sullo stesso Bat-canale. È stato l’unico umano ad azzeccare la parte perché non ha mai provato a imitare la violenza dark della versione a fumetti. Invece, West trasformò Batman nel supereroe TV definitivo, con un un gusto molto Sixties per le trovate bizzarre.

Batman, trasmessa tra il 1966 e il 1968, era una visione ironica del vendicatore noir della DC. Ambientata in una Gotham City piena di cattivissimi nemici, come il Pinguino di Burgess Meredith, il Joker di Cesar Romero o la preferita di tutti, la sensualissima Catwoman, interpretata da Julie Newmar. Lei è sempre stata l’unica criminale ad essere anche partner di Batman, visto che solo lei poteva superarlo in termini di perversione per il latex (le vicende della felina fatale finivano sempre per diventare del cosplay soft-porn).

West interpretò Bruce Wayne non come un orfano tormentato, ma come un playboy milionario la cui vera ossessione era la sua Batcaverna, uno scantinato dove poteva vivere tutte le più oscure fantasie del maschio medio americano. Viveva nel suo Wayne Manor assieme al suo giovane pupillo Dick Grayson (Burt Ward), che condivideva la sua vita segreta nei panni del mascherato Robin. E anche tra di loro c’era una discreta tensione sessuale.



Tutto lo show era una parata di fantasie show-biz in libertà. Star come Sammy Davis Jr. o Jerry Lewis comparivano occasionalmente per scambiare due battute con Batman, sbucando con la testa dalla finestra, mentre il supereroe scalava un edificio. La starlet Lesley Gore intrepretò una volta una delle “gattine” di Catwoman, cantando la sua hit California Nights. Quando implorò, «Sono solo una cantante rock & roll, non una truffatrice!», la Newmar girò gli occhi e la riprese, «Smettila, hai vent’anni. Sei già sul viale del tramonto».

Il Batman di Adam West combatteva i suoi nemici (Biff! Pow!) per difendere Gotham da alcune star della Hollywood più oscura, come Vincent Price (Testa d’Uovo!), Tallulah Bankhead (Vedova Nera!) o la più scosciata di tutti, Joan Collins nei panni della Sirena. I nerd del mondo del cinema giocano spesso a Sei Gradi di Batman, perché ogni carriera del mondo dello show-biz sembra intrecciarsi con questo mondo – come quando Anne Baxter interpretò la cattiva Zelda, una settimana dopo che la sua nemesi di Eva contro Eva, George Sanders, vestì i panni di Mr. Freeze, prima che la sua ex-moglie, Zsa Zsa Gabor, chiuse la serie interpretando Minerva.

Batman non ebbe un grande successo all’epoca, fu tagliato dopo solo tre stagioni. Come molte altre serie TV degli anni ’60, da Star Trek a L’isola di Gilligan a La famiglia Brady, ha dovuto attendere gli anni ’70 per diventare un colosso della pop-culture. C’era qualcosa di profondamente glam-rock nel Cavaliere Oscuro di West. L’attore ricordava non poco Bryan Ferry dei Roxy Music (non un caso, visto che entrambi si ispiravano ai film di Dracula di Cristopher Lee).

West portò un’auto-ironia tagliente all’idea di supereroe, annoiato a morte da una vita normale nel suo appartamento da scapolo super deluxe, in costante attesa di un’apparizione del Bat-segnale, o di una chiamata al Bat-telefono, tutte buone scuse per scivolare sul Bat-palo e per indossare il mantello.

West, che iniziò la sua carriera con piccole parti nei western, ha sempre avuto un’espressione impassibile anche nelle situazioni più umoristiche, prendendo in giro il concetto stesso di eroe americano. Consigliava Robin sui giusti comportamenti da tenere, tipo allacciare la sua Bat-cintura di sicurezza, studiare («L’astronomia è molto più che semplice divertimento, Dick») e sul seguire i valori americani: «È importante che il mondo sappia che queste coste sono sicure e accoglienti, che siano essi re o contadini. Questa è l’essenza della nostra democrazia!».

A Batman e Robin si unì col tempo Batgirl (Yvonn Craig), che aveva la sua theme song e la sua motocicletta viola. Fu l’unica dream girl degli anni ’60 a partecipare a un film con Elvis Presley (Bionde, rosse, brune…, uno di quelli buoni) e Star Trek, dove mette in piedi una danza erotica per il Capitano Kirk. In un episodio memorabile, mentre Batgirl dorme nella Batmobile, Robin dice, «È molto bella quando dorme», facendo sorridere Batman. «Questa frase rappresenta il primo segnale di passaggio all’età adulta, vecchio mio».

Un segnale chiaro della grandezza di Adam West sono stati i tentativi disastrosi di proporre l’archetipo di Batman al cinema senza di lui. Il terribile kolossal di Batman del 1989 era completamente privo dell’umorismo di West, con Tim Burton che ha preferito puntare sulla gravitas, come se vedesse dell’eroismo nella volontà di Michael Keaton nell’evitare ogni tipo di espressione facciale. Tutta quella saga di Batman fu la triste rappresentazione di tutto quello che trasforma i film di Hollywood in pellicole soffocanti, dispensionse e incredibilmente noiose al tempo stesso. Ma sottolinea anche tutto quello che ha fatto diventare West un supereroe credibile per la TV – la sua sagacia, la sua tenerezza, la sua umanità.

Guida la tua Batmobile nel cielo, vecchio mio.

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