Paolo Ruffini: «’Up & Down’ è un film normale. Anzi no, è hard pop»

Il documentario racconta la tournée nei teatri italiani dello spettacolo che vede protagonisti sei ragazzi, cinque con la sindrome di Down e uno autistico, che sono prima di tutto attori formidabili. Oggi alla Festa di Roma, dal 25 ottobre al cinema e da domani - di nuovo - sul palco.

“Questo per te è un film…”
“Normale.”
“Ma gli attori di questo film come sono?”
“Normali.”
“Cioè non sono particolari?”
“No.”

Quello che state leggendo è il dialogo tra Paolo Ruffini e Federico, uno dei protagonisti di Up & Down, un docufilm fighissimo e irriverente, hard-pop allo stato puro, la storia di una compagnia che vuole compiere un’impresa ‘normale’: realizzare un grande spettacolo e portarlo in tournée nei più prestigiosi teatri d’Italia, dove ha già registrato un sacco di sold out e dove tornerà a partire da domani, al Nazionale di Milano. «Questo progetto è anche un’indagine sulla normalità: davvero un cromosoma in più o in meno decide se sei diverso? Rispetto a chi?» spiega Ruffini.

Già, perché i protagonisti di Up & Down sono sei ragazzi, cinque con la sindrome di Down e uno autistico, ma chissenefrega di quello: Federico, Andrea, Erika, Giacomo, Simone e David sono prima di tutto attori, attori formidabili. «Sono dotati di una maschera da commedia dell’arte pazzesca, sono interpreti straordinari perché possono essere continuamente bugiardi, ma non saranno mai finti. E questo sul palcoscenico è un grande vantaggio».

Il teatro è un sistema decisamente migliore del nostro tessuto sociale, riflette Ruffini: «La banalità moralista afferma che siamo tutti uguali. Il teatro invece sostiene che per fortuna siamo tutti diversi e, se io su quella differenza ci punto sopra un faro, ecco che diventa una risorsa».

I ragazzi fanno parte della compagnia livornese Mayor Von Frinzius, che Lamberto Giannini ha fondato una ventina di anni fa sotto forma di laboratorio teatrale con una politica molto semplice: “tutti hanno un corpo e delle emozioni, quindi tutti possono essere attori” e che è arrivata a contare 65 disabili e 30 normaloidi, come li chiama Lamberto. «Cinque anni fa sono andato a trovarli e ho deciso che volevo fare qualcosa per intrecciare quell’idea di teatro con la mia, fatta di interattività, di partecipazione del pubblico».

Ci sono almeno un paio di aspetti fondamentali da sottolineare su Up & Down. La prima è che non ci troverete la minima ombra di buonismo: solo la pietà rischia di intaccare il senso di uguaglianza, «in questo senso il palcoscenico non concede sconti, ogni piede che lo calca deve essere ugualmente disciplinato, ma deve sentirsi libero di essere diverso. Credo che la disabilità non debba essere abbellita né incensata. Lamberto ha una visione spietata: la parità a cui noi miriamo prevede che un disabile possa essere gentile, ma anche una carogna, simpatico o antipatico, come tutte le persone, Ho capito che ci sono degli ultimi che non hanno né il desiderio né la pretesa di diventare primi».

La seconda è che Up & Down è un happening comico e non uno spettacolo di beneficienza: «Sono attori professionisti e vengono pagati come tali. Lo show nasce da un’impresa teatrale privata, è un’operazione artistica e commerciale a 360 gradi. Non è una roba on demand, devi fa’ fatica, uscire di casa, cercare parcheggio, pagare anche, investire in un’esperienza. E noi dobbiamo garantire che sia unica e irripetibile. Questa operazione ha un valore pop, nessuna connotazione eroica. Ci presentiamo così: “Questa è la compagnia, non siamo tanto normali, siamo livornesi, che poi alla fine è la caratteristica più evidente”» ride Paolo.

In alto da sinistra: Federico Parlanti, Giacomo Scarno, David Raspi e Simone Cavaleri. In basso da sinistra: Erika Bonura, Paolo Ruffini e Andrea Lo Schiavo.

In alto da sinistra: Federico Parlanti, Giacomo Scarno, David Raspi e Simone Cavaleri. In basso da sinistra: Erika Bonura, Paolo Ruffini e Andrea Lo Schiavo.

Up & Down inizia come se fosse un one-man show di Ruffini, che viene selvaggiamente sabotato: «Io paleso al pubblico la volontà di dimostrare quanto sono bravo e i ragazzi dimostrano in ogni parte dello spettacolo di essere molto più abili di me. Simone è un miglior intrattenitore, Giacomo è più spudorato, Erika è una primadonna perfetta, Federico ha una faccia che è già una maschera di per sé, Andrea è un grandissimo imitatore, mentre David, il ragazzo autistico, è straordinariamente metodico ed è il nostro cantante: insieme a Nessun dorma, Il mondo è mio tratto da Aladdin, è il suo cavallo di battaglia ed è diventata la colonna sonora della nostra avventura».

Un viaggio, quello che viene raccontato in questo docufilm-backstage, che inevitabilmente ha cambiato lo stesso Paolo: «Mi sono reso conto che io facevo un sacco di cose poco normali: controllavo il telefono e vedevo quanti like aveva preso un post oppure prima di mangiare un piatto lo fotografavo e lo mettevo su Instagram… Dai, non è tanto normale… sono più normali loro, che corrono su un prato felici, di me. Si parla tanto di reality ma poco di realtà, si parla tanto di social e non ci si aggiunge quella “e” in fondo, che però è così importante: il sociale è il vero motore di tutto».

Eppure, racconta Ruffini, nei teatri ha trovato una resistenza pazzesca: «Quando andavamo a presentare lo spettacolo, una delle risposte più comuni era: “I Down fanno tristezza”. L’altro pregiudizio assurdo che mi faceva incazzare è che questo tipo di teatro è stato sempre eletto a qualcosa di chic, d’élite, molto sofisticato quando invece è la cosa più pop che puoi trovare, anche per estrazione sociale. La sindrome di Down è una condizione che spesso vedi in situazioni familiari molto semplici, quindi cacchio è proprio nazional-popolare! È hard pop!».

Il prossimo 26 novembre Paolo festeggerà 40 anni sul palco insieme alle sue co-star: «Dove altro potrei farlo? Alcuni mi danno del filantropo, del generoso, in realtà sono un grande egoista perché mi annoio tantissimo a lavorare con persone che magari hanno tutte le abilità, o presunte tali, e che però sono disabili alla leggerezza e alla bellezza. Questi ragazzi hanno una confidenza con la felicità che io rischiavo di dimenticare». E un talento attoriale e una verve comica unici, che vi faranno ridere come probabilmente non vi capitava da tempo. Almeno a me, guardando il docufilm, è successo così.

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Up & Down – Un film normale è diretto da Paolo Ruffini e Francesco Pacini, prodotto da Non c’è Problema, Laser Film, Fenix Entertainment, Agnus Dei Production e distribuito da Fenix Entertainment. Ha vinto il Premio speciale Kinéo come Miglior docufilm sociale alla Mostra di Venezia e oggi viene presentato alla Festa di Roma nella sezione Alice nella Città. Arriva nelle sale il 25 ottobre.

Dopo la pausa estiva, la tournée di Up & Down riprende domani dal Teatro Nazionale di Milano. Tutte le date a questo link.