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Nuove accuse di stupro per Roman Polanski: il punto della situazione

Sono quattro le donne che hanno dichiarato di essere state aggredite dal regista, ecco cosa potrebbe succedere

Photo 12 / Alamy / IPA

Roman Polanski è famoso per tante cose: è il regista di classici come Rosemary’s Baby; è vedovo dell’attrice Sharon Tate, brutalmente assassinata dalla Manson Family quando era incinta. Ha vinto l’Oscar come miglior regista per Il Pianista. Ed è anche stato accusato più volte di violenza sessuale ai danni di ragazze minorenni, e una di queste accuse è arrivata proprio in questi giorni.

La notizia è arrivata dal New York Times: Renate Langer, donna tedesca di 61 anni, ha parlato con la polizia svizzera il mese scorso, sostiene di essere stata stuprata più volte da Polanski quando aveva solo 15 anni. Langer, in passato modella e attrice, non ne ha mai parlato perché aveva paura dell’effetto che la notizia avrebbe avuto sulla sua famiglia.

«A mia madre sarebbe venuto un infarto», ha detto al New York Times. «Mi vergognavo, mi sentivo persa e sola». I genitori della donna sono morti negli ultimi due anni, e probabilmente è per questo che ha trovato la forza di farsi avanti. Secondo la ricostruzione del Times Langer avrebbe incontrato Polanski durante gli anni da modella, poi il regista l’avrebbe invitata a casa sua, a Gstaad, perché diceva di volerla scritturare per uno dei suoi film. Langer sostiene di essere stata stuprata due volte: una nella camera da letto di Gstaad, l’altra a Roma.

È la quarta volta che una donna accusa Polanski di stupro. È una faccenda che va avanti da decenni e che coinvolge la polizia americana tanto quanto quella europea. Ecco tutto quello che c’è da sapere e quello che potrebbe succedere.

Quando è cominciato tutto?

L’accusa più nota è quella del 1977, quando il regista ha incontrato la 13enne Samantha Gailey. Voleva fotografarla per un progetto – una serie di foto per Vogue – e, a febbraio, ha fatto i primi scatti a Los Angeles. Un mese dopo le ha chiesto di andare a casa sua, dove avrebbe incontrato anche Angelica Huston, la moglie di Jack Nicholson. Quando è arrivata lì, però, a parte Polanski non c’era nessuno.

Dopo lo shooting i due sono finiti in una vasca da bagno: Polanski le ha dato champagne e il Qualuude – un sedativo, all’epoca molto popolare -, poi hanno iniziato un rapporto sessuale orale, vaginale e anale in camera da letto. A un certo punto i due sono stati interrotti dalla Huston, che ha dichiarato di aver visto la ragazza “incupita”. Poi ha ammesso di averle detto di non dire a nessuno quello che era successo.

I genitori della Gailey hanno scoperto l’accaduto origliando una telefonata, e Polanski è stato arrestato il giorno successivo. Lo hanno accusato di sei crimini diversi, e si è dichiarato colpevole del reato minore. È stato in carcere 42 giorni, poi è fuggito in Europa. Non è mai tornato negli Stati Uniti. «Ero sollevata dalla notizia della sua partenza», ha detto Gailey a Larry King. «Sapevo che era tutto era finito, almeno per me».

Nel 1988 Gailey ha fatto causa civile a Polanski, che ha accettato di pagare i $500,000 richiesti. Oggi la donna ha chiesto di abbandonare le accuse criminali, e l’ha perdonato in pubblico. Polanski, nel documentario Polanski: A Film Memoir, si è scusato pubblicamente, definendo la donna «una doppia vittima: mia e della stampa».

Chi sono le altre vittime?

Nel 2010 l’attrice britannica Charlotte Lewis ha indetto una conferenza stampa dove ha dichiarato di essere stata stuprata da Polanski a Parigi, nel 1983. Come ha spiegato al Mail on Sunday nel 2010, lavorava come modella e ha incontrato il regista nel suo appartamento, anche in questo caso le era stato proposto un ruolo in un film.

Lewis era spaventata, e non è andata dalla polizia perché si vergognava di quello che era successa. Poi ha cambiato idea, «i legali del regista raccontano la storia della Gailey come un incidente isolato, ma non è così».

«Mi ha stuprata nel modo più crudele possibile, avevo solo 16 anni», ha detto alla CNN. «Convivo con le conseguenze del suo gesto da anni». Nel 2010 lei e il suo avvocato hanno incontrato la polizia di Los Angeles per discutere le accuse. Lewis, però, ha deciso di non procedere. Polanski, invece, non ha commentato l’accaduto.

Arriviamo allo scorso agosto, quando un’altra donna ha accusato il regista di averla stuprata quando era minorenne. Si è presentata come Robin M., e sostiene di essere stata aggredita in California nel 1973, quando aveva 16 anni. Il suo avvocato si è rifiutato di spiegare il collegamento tra la donna e Polanski.

Robin M. sostiene di aver raccontato l’accaduto a un amico il giorno dopo l’aggressione. Non ne ha parlato con i genitori, «non volevo che mio padre facesse qualcosa che lo avrebbe tenuto in prigione per il resto dei suoi giorni». La donna si è esposta solo dopo che la Gailey ha chiesto a un giudice di ritirare le accuse contro Polanski una volta per tutte. «Mi sono infuriata», ha spiegato. «Sto parlando adesso così che tutti sappiano che non è stata l’unica vittima».

I legali di Polanski hanno risposto tramite un comunicato pubblicato da Deadline Hollywood: “Questo è un tentativo a mezzo stampa per influenzare il Giudice Gordon. La signora Gailey si è presentata in persona e ha pregato il giudice di chiudere il caso. Se questa donna vuole fermare le sue richieste, che compili una richiesta formale”.

Il Giudice Gordon ha deciso di rifiutare la richiesta della Gailey, e il caso rimane ancora aperto.

Lo vedremo in un tribunale americano?

Polanski ha la doppia cittadinanza, è francese e polacco. Ha vissuto prevalentemente in Francia, dove si è sposato con l’attrice Emmanuelle Seigner, da cui ha avuto due figli. Il regista non ha mai viaggiato in paesi che potevano estradarlo negli Stati Uniti. Poi, nel 2009, è stato arrestato in Svizzera proprio per colpa del mandato di cattura che gli americani hanno compilato nel 1978. La polizia l’ha preso in aeroporto, ma il regista ha pagato i $4,5 milioni di cauzione e si è ritirato a casa sua, agli arresti domiciliari.

Un portavoce della polizia di Los Angeles ha spiegato che le forze dell’ordine cercano di arrestarlo tutte le volte che va in un paese dove può essere estradato. La Francia si rifiuta di estradare i suoi cittadini, ed è per questo che può vivere lì.

Dopo nove mesi di domiciliari nella sua casa di Gstaad, il tribunale svizzero ha deciso di rifiutare le richieste di estradizione. Gailey ha dichiarato (nel 2010) di sentirsi sollevata dalla notizia. «Il sistema giudiziario e quello dei media mi hanno fatto più male di lui», ha detto a Larry King.

Secondo la ricostruzione del New York Times, un tribunale polacco ha definito le richieste di estradizione una “privazione della libertà ovviamente illegale”, aggiungendo che il tribunale della California non sarebbe in grado di garantire a Polanski un giusto processo. Il ministero della giustizia polacco ha fatto appello, ma la Corte Suprema ha confermato la scelta del tribunale.

È altamente improbabile che Polanski risponda alle accuse in un tribunale americano. Anche se le resistenze all’estradizione dovessero crollare, ha comunque 84 anni.

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