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Nell’eden oscuro della 2° stagione di “Bloodline”, il drama di Netflix

Reportage (senza spoiler) dal set caraibico della seconda stagione del cattivissimo thriller psicologico

Ben Mendelsohn e Chloe Sevigny in "Bloodline 2", dal 27 maggio su Netflix

Ben Mendelsohn e Chloe Sevigny in "Bloodline 2", dal 27 maggio su Netflix

Isole Keys. 31 ottobre 2015. È la sera di Halloween. Il caldo intontisce. L’umidità uccide. Dall’aeroporto il taxi imbocca la strada, l’unica presente qui, che attraversa ponti e viadotti e congiunge le varie isole dell’arcipelago a Miami. C’è molto traffico nella corsia opposta, verso Key West, dove si va per festeggiare la notte delle streghe. Oltre il guard rail, l’oscurità inghiotte lo spazio, un’oscurità che a destra si chiama Oceano Atlantico e a sinistra Golfo del Messico. Solo due le direzioni consentite: andare avanti oppure indietro.
È da questa stessa strada che Danny, la pecora nera dei Rayburn, fa ritorno a casa nel primo episodio della serie Bloodline, drama targato Netflix la cui seconda stagione sarà disponibile dal 27 maggio in tutto il mondo. Plurinominata a Emmy e Golden Globe, Bloodline è un thriller psicologico dal ritmo dilatato che decostruisce l’immagine della famiglia perfetta, descrivendone lo sgretolamento nella catena infinita di colpe, segreti e ritorsioni da cui non c’è via di scampo. Quasi una tragedia antica, di cui le tropicali isole Keys, a un passo dai Caraibi, sono l’insolita cornice. «Un posto in cui c’è una sola strada per arrivare e per andarsene non è tanto comune, e calza a pennello per la storia che stiamo raccontando». A dircelo è l’interprete di Danny, Ben Mendelsohn, attore australiano dagli occhi grigi, famoso per il ruolo del criminale psicotico nello splendido Animal Kingdom, uno dei volti più convincenti in un cast già stellare: «Se da piccolo mi avessero detto che avrei lavorato con Sissy Spacek e Sam Shepard sarei morto felice». Nonostante l’assoluta segretezza mantenuta sulla trama della seconda stagione, basta la sua presenza a confermarci che, in seguito al drammatico finale del primo ciclo di episodi, il suo personaggio resterà il cardine della narrazione.

L’incontro con Mendelsohn si svolge nel lussuoso albergo dove siamo ospitati. È la fine della bassa stagione. Sotto le palme, le sdraio sono per lo più vuote, al bar offrono frozen coconut margarita. In un angolo della spiaggia c’è persino un cimitero: qualche villeggiante doveva averlo immaginato così il paradiso. Eppure, come per la famiglia Rayburn all’apparenza perfetta, anche sulla storia delle isole Keys si stendono delle lunghe ombre, fatte di contrabbando e pirateria. D’altronde il sole che brilla forte ha una controindicazione, smorza i colori e ricopre il paesaggio di un’antipatica patina grigia.

Siamo stati sul set di "Bloodline 2", dal 27 maggio su Netflix

Siamo stati sul set di “Bloodline 2”, dal 27 maggio su Netflix

 

Ci conducono sul set in una spiaggia poco distante. Le riprese a cui assistiamo coinvolgono due personaggi: John Rayburn, il fratello di Danny interpretato da Kyle Chandler, americano di quelli che sanno stringere la mano e con un curriculum nient’affatto male (Argo, Carol e Zero Dark Thirty), e Ozzy, un fantasma del passato di Danny incarnato da John Leguizamo, veterano di Hollywood. Prima del ciak però bisogna potare il ramo secco di una palma, che entrando nell’inquadratura rovinerebbe la perfezione del quadro. «È un paradiso, senza dubbio, ma capita di soffrire davvero l’isolamento, di sentirsi in trappola», confessa Leguizamo. Per Chandler, invece, l’isolamento non è poi così negativo: «Una delle cose belle dell’essere alle Keys è che non ci sono agenti che vengono sul set, i grossi studios sono a mille miglia di distanza. Così noi realizziamo il nostro show in questa specie di bolla. La gente del posto, che prima ci guardava con sospetto, ormai ci ha accettato. Adesso quando entri in un ristorante qualcuno ti dice: “Ehi, hai girato davanti alla gioielleria di mia sorella”».

«Quando diventi una cattiva persona? Questo è il punto» Linda Cardellini (Meg Rayburn)

 

Continuando il tour scopriamo che il resort gestito dai Rayburn esiste davvero ed è composto da cottage costruiti su una spiaggia tropicale incontaminata. Il complesso si chiama Moorings Village. La tenutaria che ci accompagna ama definire il posto “home away from home”, la casa lontano da casa. Se hai almeno 2.500 dollari a notte, sia chiaro, perché è questo il prezzo del cottage Blue Charlotte, la villa dei Rayburn. I producer lo hanno scovato durante un primo sopralluogo aereo della zona. Ci raccontano che negli anni ’60 gran parte dei cottage del resort sono stati distrutti dall’uragano Donna: è la spietata potenza della natura, che ne controbilancia la bellezza. Davanti a noi un pontile conduce dritto nell’oceano. La sabbia è bianca, compatta, e il tempo è cadenzato dall’intervallo fra un’onda e l’altra, se non fosse che il mare è una tavola piatta. In paradiso il tempo non esiste.

«Finché non ti trovi qui, non puoi capire come sono davvero le isole Keys. Sembra di essere su un’isola, ma c’è la strada a riportarti in America». La voce stavolta è di Linda Cardellini, l’interprete di Meg, la più giovane dei fratelli Rayburn. La incontriamo sul set di una scena in tribunale. Ci tiene a salutarci prima e dopo le riprese. Suo nonno è italiano, di La Spezia precisamente, ma l’unica cosa che sa dire in italiano è “guido la macchina”, per qualche strana ragione. Discutendo sul tema della serie, si esprime così: «Quello che dice John,“non siamo brutte persone, ma abbiamo fatto una brutta cosa”, ecco, quello è il punto. Quando diventi una cattiva persona? A che punto le azioni che compi definiscono chi sei? E come possiamo definirci da soli? Non spetta a noi definire se siamo buoni o cattivi. Molta gente crudele pensa di agire per le ragioni giuste». Non possiamo però andarcene senza levarci una curiosità: le Keys almeno un difetto ce l’hanno? «Gli insetti! La prima settimana mi sono contata addosso 40 punture di zanzara, che infatti ho scelto come travestimento per Halloween». Le scappa una risata e poi conclude: «Non c’è niente come questo posto».
A fine ciak ripartiamo. La strada per raggiungere l’aeroporto di Miami è sempre la stessa, d’altronde appunto è l’unica. A destra e a sinistra stavolta l’azzurro dell’oceano, in alto il sole accecante. Quella maledetta patina grigia ricopre di nuovo l’orizzonte. I Rayburn, ognuno di loro sia Caino che Abele di questo Eden naturale, l’orizzonte devono conoscerlo soltanto così.

Questo articolo è stato pubblicato su Rolling Stone di maggio.
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