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Mollare tutto per l’Isis: dietro le quinte di ‘Isis: le reclute del male’

La storia di quattro ragazzi inglesi che si arruolano per lo Stato Islamico, raccontata dal regista Peter Kosminsky

Un'immagine tratta da "Isis: le reclute del male", in onda su National Geographic

Cosa può spingere un giovane ad abbondonare la propria casa, i familiari e tutta la sua vita per unirsi all’Isis? Questa la domanda posta da Isis: le reclute del male, la serie tv in quattro episodi firmata dal regista Peter Kosminsky (Golden Globe per Wolf Hall) in onda su National Geographic, in cui racconta le drammatiche storie di quattro giovani inglesi, che decidono di lasciare tutto per unirsi ai militanti dell’Isis a Raqqa in Siria. Una serie che prende ispirazione da fatti realmente accaduti e offre uno sguardo inedito su una delle più serie minacce del nostro tempo.

La fiction racconta la storia di Jalal, interpretato da Sam Otto (Collateral), che decidendo di seguire le orme del fratello si mette in viaggio verso Raqqa, in Siria. Al fianco il più caro amico Ziyad, interpretato da Ryan McKen. Tra gli altri protagonisti Shakira, dottoressa-ragazza madre (l’attrice Ony Uhiara) e il figlio adolescente; la studentessa Ushna Khaleel (Shavani Cameron di Terra Nativa). Tutti con una cosa in comune: la voglia di essere radicalizzati (on-line) e la volontà di unirsi all’Isis. Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con il regista scrittore Peter Kosminsky, i protagonisti femminili Ony Uhiara e Shavani Cameron e quelli maschili Sam Otto e Ryan McKen.

Che storia è?
Kominsky: Sebbene sia romanzato, ho fatto ricerche appronfondite per anni, nel tentativo di affrontare uno dei problemi più problematici della nostra era. La lotta autoritaria e militare si sta allontanando dal Medio Oriente per entrare direttamente nel mondo occidentale, verso le capitali europee, diventando un fenomeno che ci tocca da vicino. Isis e seguaci hanno e stanno tutt’ora conducendo una guerra mondiale che ha provocato e provoca morti dolore e sofferenze in tutto il mondo …in questa serie cerco di mettere in luce le motivazioni che portano i nostri giovani a scegliere di rinunciare alle proprie vite per andare a vivere in Siria. Uomini e donne nati e cresciuti nella democrazia, liberi, ma che decidono di dedicare le proprie vite alla causa dell’Isis. La domanda conseguente che pongo al pubblico è… cosa fare, come operare, come riuscire a combattere un credo nichilistico deciso a tutto.

Perché ha voluto affrontare questo tema, e quanto è stato facile finanziare il progetto?
Kominsky: Quando ho cominciato a pensare di scrivere-girare questa storia, era il periodo in cui i quotidiani di tutto il mondo riportavano tante storie di giovani britannici e persone che vivevano negli Stati Uniti ed in altri paesi definiti “industrializzati” che si univano ad Isis. Lasciavano il proprio paese, senza che i genitori sospettassero di nulla, trovano il modo di attraversare il confine Turco fino ad arrivare in Siria per unirsi alla lotta islamica. Quello che emerge da notiziari e quotidiani è poco, non c’è un vero e proprio profilo e nemmeno un ceto demografico, i dati che abbiamo indicano che sono persone che non vengono da situazioni di degrade e povertà, tanti sono musulmane dalla nascita, ma ultimamente accade sempre più spesso che sono normali persone che si convertono. Sfortunatamente ignoriamo realmente quello che sta succedendo all’interno dell’Isis, non sappiamo chi sia al commando, come si organizzano, come sono collegati e sopratutto che genere di promesse facciano ai nostri giovani. Questa situazione è importante e va raccontata anche se è difficile da digerire, perché ogni persona la vede e la pensa diversamente, sia che siamo inglesi, europei o americani. È per questo che ho deciso di fare questa serie televisiva. Sarebbe facile pensare che sono semplicemente tutti dei pazzi squilibrati psicopatici, ma non è così. Quello che ho imparato è complicato e spero che il nostro show renda più semplice capire e che possa mostrare quello che veramente sta succedendo.



Eccoci alle attrici: Ony Uhiara & Shavani Cameron.

Com’è stato vestire i panni di una donna che vive sotto l’Isis?
Uhiara:
Io interpreto Shakira. Per l’audizione mi sono preparata tanto, quando ho letto la scena durante la mia audizione, era scritta in arabo e non parlandolo è stata durissima, così quando sono rientrata a Londra sono andata nella comunità araba, decisamente molto vasta, a chiedere aiuto, ho chiesto alla gente di aiutarmi con traduzione e pronuncia, così da essere più pronta.

Cameron: Interpreto la giovane studentessa Ushna Khalee. Ho fatto molta ricerche per riuscire a immedesimarmi in questo ruolo. Ho provato a capire, trovare e dare un senso alla vita di queste donne. Indossando questi abiti tradizionali in realtà si prova in un certo senso una sicurezza e una forza che non credevo, soprattutto quando ha dovuto portare le armi sotto gli abiti. Ho già fatto ruoli come musulmana in passato, ma è la prima volta che mi avvicino così tanto ad ISIS. E’ stata un’esperienza interessante anche a livello personale. Ho molti amici musulmani, conosco il loro quotidiano, potrei raccontarvi come vivono certe famiglie, giorno dopo giorno, anche perché credo che la cultura musulmana non sia poi lontana da quella Indiana, e io sono per metà Indiana. Le donne Isis sono molto sottomesse ai rispettivi uomini e al proprio Dio, credono e vivono in questo modo, mentre noi che veniamo dal mondo occidentale non siamo abituati alle loro usanze. Entrare nella parte ed essere credibile è stato veramente difficile, affrontare poi questi temi in una città come Londra forse lo è stato di più.

Che cosa vi è rimasto di questa esperienza?
Uhiara:
Oltre alla preoccupazione reale del problema socio-politico visto nel quotidiano, è andato tutto bene, e penso di parlare a nome di tutti i colleghi nel definirla una esperienza meravigliosa, soprattutto per aver avuto l’opportunità di lavorare con un regista come Peter che ha voluto fortemente che questa serie rispecchi fedelmente tutto ciò che succede nel mondo Isis.

Cameron: penso possa essere un’esperienza importante per il pubblico perché fin dal primo episodio riusciranno a comprendere quello che accade veramente a questi giovani che si uniscono ad Isis e che in realtà non sanno nulla di quello che accade realmente in Siria. Quello che vedono su internet e quello che viene loro raccontato è coinvolgente, affascinante, impegnativo, ma non si rendono conto che così facendo mettono seriamente a rischio le proprio vite oltre a quelle di persone innocenti. Un volta che si sono “uniti”, che hanno aderito alla causa, vengono messi a confronto con una dura e cruda realtà che va la di là di ogni umana comprensione.

Passiamo alla rappresentativa maschile, a Sam e Ryan. Come avete avuto la parte?
Otto: È stato un processo molto lungo perché ero appena uscito dalla scuola di drammaturgia, ero alla mia prima audizione. E non volevo deludere il regista che conoscevo benissimo come regista-scrittore per la serie Britz.

McKen: Sam era la persona perfetta per questo ruolo. Hanno provato tantissimi attori, evidentemente è piaciuta la tensione creatasi fra noi due. Con Peter ho parlato a lungo del mio personaggio. Doveva essere più forte fisicamente e più muscoloso e così mi sono allenato in palestra quasi tutti i giorni per circa cinque mesi.

Come avete fatto a mettere in luce il lato umano di persone che si uniscono ad Isis?
Otto: Ricordiamoci che quello che vediamo e leggiamo non sta succedendo solo da noi, è un problema ormai globale. Prendendo parte a questo progetto, abbiamo una opportunità enorme: arrivare al grande pubblico dando una percezione diversa della problematica, sperando che ci sia una maggiore logicità e regionevolezza.

McKen: Cosa spinge il mio di personaggio? Deve capire indagare giustificare il perché di tale azione? Ushna sembra una ragazza normale, diligente, frequenta un’ottima scuola, ha una buona famiglia, allora perché? Di sicuro ha letto ed imparato molto ricercando su internet le ‘verità nascoste’ dell’Isis ma quello che sappiamo è che ha sempre seguito e creduto sulla propria religione. Quello che vi faremo vedere non so se sia la realtà delle cose, ma di certo si avvicina molto. Una cosa sicura è che radicalizzandoti ti fanno un lavaggio del cervello mostruoso affinché tu ti possa unire all’Isis, una scelta senza nessuna via di ritorno.