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‘M.I.A – La cattiva ragazza della musica’, il viaggio della popstar in un doc

«Ho sempre bisogno di portare le storie di migranti nel mio lavoro perché sto cercando di dargli un senso. Ci usano come capri espiatori per la Brexit, per costruire un muro, ma la gente si è sempre mischiata, mescolata, spostata. E per questo motivo accadono cose interessanti». La clip in anteprima.

“Ho sempre bisogno di portare le storie di migranti nel mio lavoro perché sto cercando di dargli un senso. Ci usano come capri espiatori per la Brexit, per costruire un muro, ma la gente si è sempre mischiata, mescolata, spostata. E per questo motivo accadono cose interessanti”. M.I.A. ha sempre avuto un solo desiderio: esprimersi. In M.I.A – La cattiva ragazza della musica che ha stregato il Sundance e la Berlinale, Steve Loveridge racconta il viaggio della piccola Maya, dall’infanzia nello Sri Lanka alla trasformazione nella popstar M.I.A.

Ispirata dalle sue origini e dal suo originale percorso di vita, Maya ha dato vita a un’identità composita caratterizzata da mashup, taglia e incolla e commistioni che trae ispirazione da ogni tappa del viaggio personale: uno sketchbook sonoro che unisce punk, ritmi hip-hop e la voce della gioventù multiculturale: “Non sai se uno di quei bambini avrà uno stereo 505 e un microfono e diventerà Michael Jackson, chissà”.

Senza mai cedere ai compromessi, Maya punta la sua cinepresa e riprende le numerose battaglie intraprese contro l’industria musicale e i mass media, mentre il suo successo cresce e la incorona tra le artiste più anticonvenzionali e provocatorie del panorama artistico musicale odierno. Fra politica tamil, immigrazione, ingiurie e giacche fluo, è l’artista stessa a dipingere la sua favola con colori sgargianti, restando coerente con le sue tante contraddizioni. E sussurrando, con sguardo accattivante: “Live fast, die young… bad girls do it well!”.

M.I.A – La cattiva ragazza della musica sarà nelle sale dal 20 al 23 gennaio con I Wonder Pictures.

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