Liliana Segre: «Oggi come nel 1938 mi fa paura l’indifferenza»

La senatrice a vita, sopravvissuta ad Auschwitz, è stata a Venezia per presentare il documentario '1938- Diversi', a ottant'anni dalla promulgazione delle leggi razziali.
Liliana Segre a Venezia 75, credit: Fabrizio Cestari.

Liliana Segre a Venezia 75, credit: Fabrizio Cestari.


Era il 18 settembre del 1938, da Piazza Unità d’Italia a Trieste Benito Mussolini instaurava l’antisemitismo come fondamento dell’ideologia di regime. Quel momento e le sue conseguenze, Liliana Segre li fissa in un’immagine: “L’inchiostro nero della firma del re sulle leggi razziali era un unico filo, che man mano si era ingrossato ed era diventato una rotaia che portava ad Auschwitz”.

Segre, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti, è la senatrice a vita nominata da Mattarella che si è astenuta dal voto di fiducia al governo Conte, con un discorso in cui affermava che si sarebbe opposta «con tutte le energie che mi restano» a nuove leggi discriminatorie nei confronti dei rom. A Venezia è arrivata come una delle preziosissime voci del documentario di Giorgio Treves 1938 – Diversi, che analizza come ottant’anni fa in pochi mesi gli ebrei vennero trasformati dalla propaganda fascista prima in “diversi”, appunto, e poi in veri e propri nemici della nazione. Perché “Il Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo”, scriveva Umberto Eco.

Come ricorda quel giorno?
Avevo 8 anni. I miei nonni, mio padre ed io eravamo a tavola nella casa che prendevamo in affitto sul Lago Maggiore. I bambini non erano informati come oggi di quello che succedeva, non sapevo nulla della campagna di presa in giro e denigrazione che c’era stata prima contro gli ebrei, le vignette con il naso e le mani adunche sui soldi. Ricordo perfettamente le loro facce quando hanno sentito la notizia. E ricordo che mio padre mi disse: “Sei stata espulsa da scuola”. Una parola che mi è rimasta addosso: “Espulsa? Perché?! Che cosa ho fatto?!”. E visto che non avevo fatto niente di male, poi nella vita mi sono chiesta tante volte perché mi succedeva quello che mi è capitato… Ecco, da lì è iniziato tutto.

Che rapporto ha con il tatuaggio del campo di concentramento?
Lo porto con grande onore, perché la vergogna è di chi lo ha fatto. Molte persone non hanno avuto coraggio, l’hanno cancellato, soprattutto nei primi anni, dopo la guerra. Ma per me il mio braccio era un documento vivente di quello che si può fare agli altri. Il male assoluto a volte prende anche le forme di un numero.

Cosa le fa più paura della situazione in Italia oggi?
Mi fa paura quella parola che mi faceva paura anche allora e che ho voluto fortissimamente scritta a caratteri cubitali al binario 21 del Memoriale della Shoah a Milano: INDIFFERENZA. L’indifferenza é stata colpevole allora perché non ci si può difendere da chi volta la faccia dall’altra parte, si cerca di difendersi da chi è violento, ma non da chi fa finta di non vederti e di non vedere. Ed è lo stesso pericolo che c’è anche oggi.

Qual è la sua opinione sulla questione dei migranti?
Penso che l’Europa sia stata molto assente, d’altra parte quest’Europa è stata messa insieme da tante brave persone, ma in realtà è stata sempre estremamente disunita. Questi paesi si sono scontrati per secoli e poi sono stati messi insieme, sperando di poter costruire gli Stati Uniti d’Europa. E in questa occasione si è visto.

Ha incontrato Matteo Salvini, vi siete mai parlati?
No, il signor Salvini non l’ho ancora incontrato.

Se lo incontrasse cosa gli direbbe?
Io niente, non ho niente da dire al signor Salvini… come penso che lui non abbia niente da dire a me (sorride).

So che sta preparando un disegno di legge contro lo hate speech.
Lo hate speech esiste anche a livelli molto modesti, alla riunione condominiale, per un sorpasso.. C’è questo desiderio di sovrastare l’altro con parole assolutamente inadeguate ai fatti. Sto lavorando molto su questo: cerco di parlare ai giovani e di trovare la strada per farlo. Sento questo dovere, di parlare contro l’odio, perché io l’odio l’ho conosciuto, ho visto come si esprime. E so che diventa il male assoluto.

Come sta la nostra democrazia?
È un po’ sofferente. Se la maggior parte della popolazione sarà indifferente alla democrazia, potrà succedere qualunque cosa.

Che cosa significa amare il nostro Paese?
Io sono profondamente italiana, profondamente milanese come la mia famiglia. Godo delle sue bellezze, che però vengono continuamente violate: il ponte che crolla, il tetto della casa antica che cade, come ho visto a Pompei ad Ercolano. Tre giorni fa parlavo con Renzo Piano a proposito del ponte di Genova e lui mi ha detto: “Cerchiamo di costruire ponti”. Non ponti di acciaio e di cemento, ma ponti tra le persone.

‘1938 – Diversi’, prodotto da Tangram Film in collaborazione con Sky Arte, esce nelle sale l’11 ottobre e verrà trasmesso su Sky Arte il 23 ottobre.