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‘Leaving Neverland’, la famiglia di Michael Jackson fa a pezzi il documentario

"È quel genere di massacro da tabloid di un personaggio che Michael ha sopportato in vita, e che ora gli tocca anche dopo la morte" si legge nella dichiarazione

Michael Jackson

Qualche ora dopo l’anteprima di Leaving Neverland, il documentario sui presunti abusi sessuali da parte di Michael Jackson su due ragazzi minorenni che ha lasciato il pubblico del Sundance sconvolto, la famiglia della pop star ha rilasciato una dichiarazione che fa a pezzi il film, la cui messa in onda è prevista su HBO in primavera.

Leaving Neverland non è un documentario, è quel genere di massacro da tabloid di un personaggio che Michael Jackson ha sopportato in vita, e che ora gli tocca anche dopo la morte. Il film prende accuse non confermate legate a cose che presumibilmente sono accadute 20 anni fa e le tratta come fatti”, ha scritto la famiglia in una dichiarazione inviata a Rolling Stone.

I Jackson hanno anche chiamato Wade Robson e James Safechuck, i cui resoconti sugli abusi di Jackson sono al centro del documentario, “bugiardi dichiarati” che “non hanno fornito elementi indipendenti e assolutamente nessuna prova a sostegno delle loro accuse, il che significa che l’intero film si regge soltanto sulla parola di due spergiuri”.

La famiglia ha anche aggiunto che Robson è stato “riconoscente” per il ruolo che Michael ha avuto nella sua vita per 20 anni fino a quando, dopo la morte della pop star, il coreografo è stato escluso da una produzione del Cirque du Soleil a tema Michael Jackson. A quel punto “sono emerse all’improvviso quelle accuse d’aggressione”.

Il motivo per cui Safechuck ha preso parte a Leaving Neverland invece, afferma la famiglia, “è sempre stato legato ai soldi – milioni di dollari – sin da quando, nel 2013, Wade Robson e James Safechuck, che condividono lo stesso studio legale, hanno avanzato senza successo delle rivendicazioni sull’eredità di Michael”.

“Siamo estremamente solidali con qualsiasi vittima di abuso sui minori. Questo film, tuttavia, rende a queste vittime un disservizio”, ha detto la famiglia. “Ora che Michael non è più qui per difendersi, Robson, Safechuck e i loro avvocati continuano a sforzarsi per avere notorietà e denaro, diffamandolo con le stesse accuse per le quali una giuria lo aveva giudicato innocente quando era vivo”.

Ecco la dichiarazione integrale della famiglia di Michael Jackson:

Leaving Neverland non è un documentario, è quel genere di massacro da tabloid di un personaggio che Michael Jackson ha sopportato in vita, e che ora gli tocca anche dopo la morte. Il film prende accuse non confermate legate a cose che presumibilmente sono accadute 20 anni fa e le tratta come fatti. Queste affermazioni erano alla base delle azioni legali intentate da questi due bugiardi dichiarati, che alla fine sono state respinte da un giudice. I due accusatori hanno testimoniato sotto giuramento che questi eventi non si erano mai verificati. Non hanno fornito elementi indipendenti e assolutamente nessuna prova a sostegno delle loro accuse, il che significa che l’intero film si regge soltanto sulla parola di due spergiuri.

Il regista ha ammesso al Sundance Film Festival di aver limitato le sue interviste solo a questi due accusatori e alle loro famiglie. Nel farlo, ha intenzionalmente evitato di interpellare numerose persone nel corso degli anni che hanno trascorso un periodo significativo con Michael Jackson e hanno dichiarato inequivocabilmente che trattava i bambini con rispetto e non faceva loro niente di male. Scegliendo di non includere nessuna di queste voci che avrebbero messo in discussione la versione che era determinato a vendere, il regista ha trascurato il controllo dei fatti in modo da poter creare una storia così apertamente di parte da non consentire agli spettatori di vedere qualcosa di equilibrato.

Per 20 anni Wade Robson ha negato in tribunale e in numerose interviste, anche dopo che Michael era morto, di essere stato una vittima e ha dichiarato di essere grato per tutto ciò che Michael aveva fatto per lui. La sua famiglia ha beneficiato della gentilezza, della generosità e del sostegno alla carriera da parte di Michael fino alla sua scomparsa. Per comodità Leaving Neverland ha trascurato il fatto che è stato quando a Robson fu negato un ruolo in una produzione del Cirque du Soleil a tema di Michael Jackson, che sono emerse all’improvviso quelle accuse d’aggressione.

Siamo estremamente solidali con qualsiasi vittima di abuso sui minori. Questo film, tuttavia, rende a queste vittime un disservizio. Perché, nonostante tutte le ipocrite smentite sul fatto che non si trattasse di soldi, è sempre stato per soldi – milioni di dollari – sin da quando, nel 2013, Wade Robson e James Safechuck, che condividono lo stesso studio legale, hanno avanzato senza successo delle rivendicazioni sull’eredità di Michael. Ora che Michael non è più qui per difendersi, Robson, Safechuck e i loro avvocati continuano a sforzarsi per avere notorietà e un giorno di paga, diffamandolo con le stesse accuse per le quali una giuria lo ha giudicato innocente quando era vivo.

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