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‘Leaving Neverland’, il regista vuole realizzare il seguito con altre vittime di Michael Jackson

Il sequel sarebbe incentrato su due presunte vittime del cantante, Jordan Chandler e Gavin Arvizo. Il primo fu pagato nel 1994 con 23 milioni di dollari, mentre dalle rivelazioni del secondo iniziò il processo del 2005 per molestie su minori

Michael Jackson e Wade Robson in un fotogramma di 'Leaving Neverland'

Il regista di Leaving Neverland, Dan Reed, ha dichiarato di voler realizzare un sequel del docufilm in cui si rivelerebbe la verità sugli abusi sessuali nei confronti di minorenni perpetuati da Michael Jackson.

La prima parte, andata in onda il 3 e 4 marzo negli Stati Uniti su HBO, è incentrata sulle testimonianze di James Safechuck e Wade Robson, vittime dei presunti abusi sessuali del cantante quando erano bambini. Tuttavia Reed ha dichiarato che potrebbe dirigere un nuovo film, qualora Jordan Chandler e Gavin Arvizo siano disposti a parlare.

Come è noto, nel 1994 Jackson versò a Chandler 23 milioni di dollari, mentre furono proprio le accuse di Arvizo a scatenare il processo contro MJ del 2005, in cui il cantante fu dichiarato innocente dalle accuse di molestie su minori.

Nel frattempo ieri a Londra alcuni fan si sono riuniti sotto la sede di Channel 4, l’emittente che ha trasmesso Leaving Neverland nel Regno Unito. «Chandler e Arizo hanno dichiarato sotto giuramento durante il processo che Michael non ha abusato di loro e inoltre è stato giudicato non colpevole da indagini dell’FBI», ha detto una fan del cantante a NME.

«Uscire con queste dichiarazioni dopo più di dieci anni del processo non ha senso. Per la sua famiglia, per le persone che hanno lavorato con Michael e per tutti noi. Inoltre senza ascoltare nemmeno una controparte il documentario perde ogni validità».

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