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‘Leaving Neverland’, il doc su Michael Jackson è un nuovo shock per i fan

La proiezione del film in cui due uomini denunciano presunti abusi da parte del Re del Pop quando erano bambini ha sconvolto il pubblico del Sundance Film Festival

Michael Jackson e Wade Robson in un fotogramma di 'Leaving Neverland'

Venerdì mattina presto non c’era nessun gruppo di manifestanti fuori dall’Egyptian Theater di Park City, nello Utah, nonostante le notizie avessero anticipato che il Sundance Film Festival doveva preparasi a una massiccia protesta su Main Street. C’erano però poliziotti che pattugliavano l’area con cani anti-bomba, tre volte la sicurezza che solitamente c’è per una proiezione e, secondo il direttore del festival John Cooper, “operatori sanitari nella hall” nel caso qualcuno fosse disturbato dalle immagini e avesse bisogno di parlare immediatamente con qualcuno.

L’avvertimento al pubblico era più che giustificato: Leaving Neverland, il documentario di 4 ore in due parti di Dan Reed, incentrato su due uomini che sostengono che Michael Jackson li abbia molestati da bambini, inizia con un disclaimer sulle descrizioni esplicite di atti sessuali che coinvolgono minorenni. E dopo aver ascoltato i soggetti raccontare in modo orribile i dettagli di quello che affermano sia successo in vari hotel, case e nel Neverland Ranch, è difficile non pensare di avere un disturbo da stress post-traumatico. Durante l’intervallo di 10 minuti, il pubblico sembrava un po’ frastornato. Alla fine della proiezione, la gente era totalmente sconvolta.

Incentrato principalmente su lunghe interviste video con Wade Robson e James Safechuck – e ulteriori testimonianze dei loro familiari – Neverland inizia con i protagonisti che ricordano i loro primi incontri con il Re del Pop. Per Robson, un ragazzo australiano che si è innamorato del cantante dopo che sua madre Joy ha portato a casa una videocassetta di Making-Of Thriller, ascoltare la musica di Jackson per la prima volta lo ha portato a studiare ossessivamente le mosse dell’artista; dopo aver vinto un concorso di danza a tema Jackson in un centro commerciale, Robson ha avuto la possibilità di incontrare il suo mito nella tappa di un tour a Brisbane. Lo hanno fatto salire sul palco per eseguire le mosse durante il concerto e ha trascorso del tempo con la pop star nel suo hotel prima che Jackson partisse. Se mai verrete in America, dice Jackson alla famiglia Robson, passate a trovarmi. Questo poi avrebbe portato Joy, Wade e sua sorella a essere invitati a trascorrere del tempo al ranch. A quel punto, il bambino si era fatto la permanente ai capelli e aveva cominciato a indossare copie perfette degli outfit di Jackson. Aveva sette anni.

Per quanto riguarda Safechuck, è stato recitare in uno spot della Pepsi a portarlo nell’orbita della star: nella pubblicità, il ragazzino si intrufolava nel camerino di Jackson e provava i suoi occhiali da sole fino a quando non si trovava davanti l’artista stesso- . A differenza di Robson, Safechuck non era un superfan, ma anche lui è stato subito colpito dalle attenzioni che la stella del pop gli riservava, facendolo sentire “importante”. Jackson ha anche fatto amicizia con la famiglia, spesso cenava e guardava film a casa dei Safechuck a Simi Valley, in California. Ha pagato alla famiglia un volo alle Hawaii durante una convention Pepsi e invitato il ragazzo a dormire nella sua stanza d’albergo. Sul volo di ritorno, si sente il cantante lusingare James in modo insolito. Jackson invita la famiglia nella tenuta che possedeva prima di Neverland, convincendo i Safechucks a lasciare che James rimanesse lì da solo con lui. Il bambino aveva 10 anni.

Leaving Neverland continua ad alternarsi tra queste due storie, mentre i due uomini ricordano come il cantante avrebbe instaurato un contatto fisico durante gli sleepover e come le cose da lì sarebbero precipitate. Le storie suggeriscono uno schema simile di giochi infantili, seguiti da accuse di masturbazione reciproca, ulteriori avances sessuali e lunghi discorsi di Jackson su come non ci si potesse davvero fidare dei propri genitori, e sicuramente nemmeno delle donne. Ai membri della famiglia vengono fatti regali, pagati viaggi, ma le madri di entrambi i ragazzi ricordano di essere state separate dai figli ogni volta che era possibile. Safechuck ricorda come il Neverland Ranch avesse camere da letto nascoste e stanze segrete, dove queste presunte attività sessuali potevano svolgersi senza che nessuno se ne accorgesse. Robson, che Jackson ha soprannominato “Little One”, racconta anche di un “matrimonio segreto” tra i due.

Ed entrambi ricordano come, secondo Robson, “nel contesto tutto sembrasse normale”, come venisse spiegato loro che quello era il modo di dimostrare a qualcuno che lo ami, che non avrebbero mai potuto dirlo a nessuno, perché sarebbero finiti tutti in prigione, e quanto fossero gelosi quando altri ragazzi li sostituirono come oggetti dell’affetto di Jackson.

La seconda parte del documentario si apre con la causa del 1993 contro Jackson intentata dal tredicenne Jordan Chandler, che affermava che il cantante lo aveva molestato quando era ospite al ranch, e spiegando perché​​ Safechuck, Robson e le loro famiglie si sentissero obbligati a testimoniare in favore della star. Quando ulteriori accuse portarono a un processo penale, Safechuck disse a sua madre che Jackson “non era un uomo buono” e le chiese di astenersi dall’aiutare la difesa. Robson invece lo fece.

Una delle parti più dolorose di Leaving Neverland mostra quello che ora è un coreografo di successo e collaboratore degli ‘N Sync e di Britney Spears che teme che la carriera di Jackson potesse essere rovinata, che i figli di Michael non avrebbero mai più rivisto il padre e sentiva di doverlo proteggere – tutto questo nonostante i racconti. Dopo la morte di Jackson nel 2009, entrambi gli uomini si sono sposati e sono diventati padri, ma non riescono a dormire la notte e soffrono di vari sintomi di PTSD. Cominciano poi a dare un nome a quello che è successo: abuso. Le cose peggiorano prima di iniziare a migliorare. (Sia Robson che Safechuck ammettono di aver inizialmente negato la cosa, sostenendo la necessità di compartimentare il presunto abuso).

Quando sono partiti i titoli di coda, l’energia nella stanza stava tra dalla nausea per quello che avevamo appena visto e il senso di essere a un punto di svolta nella percezione comune di Jackson. Dando a queste persone un mezzo di comunicazione, il doc ha scelto chiaramente da che parte stare. Ma è difficile scrollarsi di dosso l’accuratezza con cui dettaglia le accuse e il modo in cui le personalizza in una tensione sorprendente. Non fa sconti su ciò che dicono i protagonisti, né tralascia il fatto che le recenti cause legali abbiano inquinato un po’ le acque.

Ma il film mostra come l’abuso sessuale lasci cicatrici psicologiche, come la fama possa essere abbastanza seducente da deformare la morale (specialmente per quanto riguarda i genitori) e quanto possano essere complicate le cose quando ami qualcuno che potrebbe farti del male. È anche il ritratto di un uomo che era molte cose per molte persone, e di come quell’immagine potrebbe non corrispondere a quello che qualcuno vuole continuare a credere.

Ed è un esempio di coraggio, come dimostra il fatto che quando Reed ha portato Robson e Safechuck sul palco dopo il film, i tre hanno ricevuto una standing ovation di un minuto. Entrambi dicono che “quello che è successo, è successo” e che non possono più confrontarsi con Jackson sui fatti o lasciarselo alle spalle. Hanno spiegato di essere ancora in fase di guarigione e di aver voluto raccontare la loro storia per dare la forza di farsi avanti ad altri che avessero subito abusi. (Un membro del pubblico ha rivelato di essere stato molestato da bambino e li ha ringraziati per il film, mentre un altro – un avvocato che si è occupato di molti casi di abuso sessuale -, ha affermato che questo potrebbe aiutare a cambiare la legge a riguardo).

Alla fine, quando la gente usciva dalla proiezione barcollando su Main Street poco prima delle 13:00, accolta da molte persone che reggevano cartelli con scritto “Michael = Innocente”, non era difficile pensarla diversamente sull’uomo al centro del film. Era difficile non sentirsi come se fosse appena stata lanciata una bomba.

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