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Le serie tv che non avremmo avuto senza “Twin Peaks”

"Desperate Housewives", "Dexter", "True Blood", "Glee", "American Horror Story" e altre ancora. Sono alcune delle serie tv che non avreste mai visto se nel 1990 David Lynch non avesse inventato la serie di culto su Laura Palmer

La prima inquadratura della storica serie tv "Twin Peaks"

La prima inquadratura della storica serie tv "Twin Peaks"

Al pubblico – sostiene Michael Lombardo (presidente di HBO, la pay tv di Sex and the City, prima, e Game of Thrones, dopo) – non bisogna proporre qualcosa che già conosce. Lo spettatore va stupito con uno show che stimoli una nuova necessità.

Lo dimostra ABC, canale americano controllato dalla Walt Disney Company, che deve parte del suo successo all’aver scelto donne che hanno segnato un prima e un dopo. Prima di Ugly Betty non si poteva investire in protagoniste poco piacenti. Dopo Desperate Housewives la cattiveria è diventata mainstream.

Meredith, Betty e le signore per bene di Wisteria Lane sono figlie di Laura Palmer la liceale di Twin Peaks, serie simbolo su cui ABC ha scelto di scommettere nel 1990 (e che tornerà nel 2016, ve ne abbiamo parlato ieri). Il primo progetto tv di David Lynch (che, come dicevamo, presto avrà un seguito grazie a Showtime, la pay tv che produce Homeland, la storia di un americano attratto dal terrorismo islamico) ha segnato un prima e un dopo.

Prima di Twin Peaks la famiglia americana era prodotto perfetto tanto quanto il robot Super Vicki. Dopo Twin Peaks il singolo statunitense ha dovuto guardarsi lo specchio e fare i conti con la provincia, la mediocrità, la paura, il mostro e il vuoto.

Il teaser della settima (e ultima) stagione di “True Blood”:

La provincia è il perno della produzione di Alan Ball, lo sceneggiatore di American Beauty, che ha fatto proprie le montagne di Lynch in un paio di serie tv: Six Feet Under e True Blood. Dopo aver denudato l’animo umano davanti la morte, core business dell’impresa di pompe funebri Fisher, Ball regala dinamismo all’eterno riposo e racconta le vite dei vampiri fuori dalle città.

Twin Peaks trasforma la mediocrità in menomazione. Stare negli standard non serve per avere successo.

Senza l’assoluto Ryan Murphy non sarebbe un punto fermo della cultura pop contemporanea. Lo sceneggiatore supera ogni limite con il bisturi, in Nip/Tuck, i sogni adolescenziali, in Glee, e gli scherzi genetici, in American Horror Story.

Il promo della seconda stagione di “Nip/Tuck”:

Il tema sonoro, senza parole, della serie di Lynch commuta la paura che si palesa meglio se attinge a un panorama privo di urla.

Sul ricordo conciliante si basa Penny Dreadful, serie Showtime (non a caso) che si propone di far interagire gli incubi ricorrenti del telespettatore medio.

Il trailer di “Penny Dreadful”:

Senza il proprio mostro Laura Palmer non sarebbe diventata il simbolo di un tv che ha fatto storia.

Senza sangue Dexter non avrebbe potuto sedurre la persona che vede nel proprio vicino un potenziale serial killer, capace di uccidere chiunque, anche una ragazza innocente.

La sigla di “Dexter”:

E poi c’è il vuoto che solo in Italia, ogni anno, incombe su mille soggetti, svaniti dalla sera alla mattina. Twin Peaks prima e The Leftovers (la serie basata sulla cancellazione del 2% della popolazione mondiale) dopo dimostrano che ci sono domande in grado di superare la stagione tv e le singole generazioni.

Chi ha visto il cuore che ho perso con la scomparsa della mia persona speciale? Senza David Lynch non avremmo potuto confrontarci con questo presente sospeso.

La sigla di “The Leftovers”:

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