Le interviste impossibili di Cattelan: Leonardo Bonucci | Rolling Stone Italia
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Le interviste impossibili di Cattelan: Leonardo Bonucci

Questo mese è la volta del nuovo difensore del Milan, che dopo il ‘tradimento’ ha raggiunto Roberto Baggio, Andrea Pirlo e tanti altri in un autogrill segreto

Alessandro Cattelan questo mese ha ‘intervistato’ per noi Leonardo Bonucci

L’intervista impossibile di Alessandro Cattelan è estratta dal nuovo numero in edicola di Rolling Stone.

Orfani dell’informazione pungente, gioite. Paparino è tornato!

Anche questo mese mi getto senza scrupoli nella fanghiglia del proibito, con una nuova arrembante inchiesta, che farà tremare più di qualche sedia. Non è passato troppo tempo da quando, proprio sulle pagine patinate di questa leggendaria rivista, una celebrità (comunque meno celebre di me) aveva soffiato sul castello di carte della riservatezza, riuscendo a strappare un’ intervista al signore della droga messicana. Sean Penn era riuscito dove le organizzazioni di intelligence avevano fallito, sedendosi faccia a faccia con El Chapo. Ti credi un figo, Sean Penn? Pensi di saperle solo tu le cose? Credi di aver toccato l’apice del giornalismo spregiudicato? Ti sbagli di grosso, Sean Penn: perché questo mese vi regalo un reportage esclusivo da uno dei luoghi più inaccessibili del pianeta, governato dagli esseri umani più odiati e senza scrupoli che Nostro Signore abbia creato. Sto parlando del club segretissimo di quelli che nella loro vita hanno giocato nella Juve, nel Milan e nell’Inter.

Leonardo Bonucci è il mio gancio, ed è grazie a lui se, in una torrida giornata di inizio agosto, riesco a mettere piede nel retro dello storico autogrill di Novara, sulla Torino-Milano. Qui chi si è macchiato del “triplete del tradimento” è costretto a rifugiarsi per sfuggire ai tifosi. «Vieni, vieni pure da questa parte, mi casa es tu casa». Così mi dice, mentre cautamente muovo i primi passi attraverso il dispositivo antitaccheggio. Alzo lo sguardo, e ci sono tutti gli ex, ognuno impegnato a dare il suo contributo per far funzionare questa comunità.

Foto di Gabriele Maricchiolo/NurPhoto

È davvero incredibile. Come è iniziato tutto questo?
Il primo è stato Giuseppe Meazza, o, per lo meno, così raccontano le vecchie storie che ogni notte Pirlo ci legge, illuminandosi il viso con la torcia per spaventarci. Ibra va fuori di testa… Comunque, tornando alla leggenda, sembra che Meazza finì qui per sbaglio durante i suoi avanti e indietro.

Vuoi dire che esisteva già questo autogrill ai tempi di Meazza?
Ovviamente no, questo era solo uno spiazzo dove fare pipì. Ma una notte scese dalla macchina e nessuno lo vide più. Nei bagni abbiamo trovato anche alcuni segni, fatti con i tacchetti di ferro delle vecchie scarpe, simili a scritture rupestri.

Ma chi diede forma a questa comunità?
Fu Roberto Baggio. L’unico a essere passato per le tre maglie senza essere davvero odiato. Aveva un fascino strano, che gli permise di stabilirsi qui in attesa degli altri in relativa tranquillità. Lui sapeva che saremmo arrivati.

E come funziona la vita qui dentro?
bonucci È come nel Signore delle mosche. Siamo ripartiti da zero. Come ti dicevo, Baggio è il nostro sciamano, si occupa delle funzioni religiose. Predice il futuro, celebra matrimoni e battesimi. Poi ci sono gli uomini forti, che hanno il compito di costruire, difendere e cacciare. In questo momento Davids sta cacciando autostoppisti qua fuori, Vieira sta riparando i bagni e Ibra sta scaldando “camogli” per tutti. Pirlo è il giullare di corte, mentre Bobo Vieri ci fornisce… Siamo pur sempre uomini, no?!

Mi confessa, facendo l’occhiolino. Suona come il paradiso.
Io sono l’ultimo arrivato, e sono in attesa di una mansione.

E non avete paura di essere scoperti?
No, se terrai la bocca chiusa. E, se anche dovesse succedere, saremo pronti. Per quanto i tifosi ci odino, ne abbiamo sempre una parte che ci ama, e, avendo cambiato tante squadre, a volte non si ricordano nemmeno loro da che parte stare. I tifosi sono così: si schierano senza manco sapere perché. Se domani la Juve comprasse Bin Laden, l’Inter Pacciani e il Milan Hitler, per loro andrebbe più che bene, basta che facciano gol. Ognuno sosterrebbe di aver comprato un santo, e gli altri dei criminali. Se il giorno dopo ci si scambiasse i giocatori, ci si scambierebbero anche le certezze. Non ci facciamo più nemmeno caso.

Restiamo in silenzio. Leonardo come a lasciar decantare la sua confessione, e io a rispettarne l’amarezza.
Vorrei restare a vivere con voi per sempre.

Mi guarda, mi offre il suo sorriso buono, e mi congeda.
Lo so, ma non puoi. Non sei abbastanza odiato.

Mi aggrappo agli ultimi brandelli di dignità per non insistere, quando una voce alle mie spalle spezza la magia di quel momento: “L’ora delle visite è finita! Te ne devi andare”. Mi volto. È la voce di Aldone Serena. Il Mastro di porta dell’autogrill di Novara, che mi accompagna all’uscita. Ora sono nella piazzola di parcheggio, sotto il sole. Alle mie spalle sembra tutto normale, ma ormai non posso più fingere che sia così. Ogni volta che percorrerò la To-Mi, all’altezza di Novara butterò uno sguardo all’autogrill, facendo il gesto di sciacquarmi la bocca, sapendo che là dentro qualcuno risponderà.