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Le 10 performance più grandi di Gene Wilder

Da Willy Wonka a Waco Kid di "Mezzogiorno e mezzo di fuoco", ricordiamo i capolavori dell’amatissimo attore

Gene Wilder in una scena del film "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" del 1971

Gene Wilder in una scena del film "Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato" del 1971

Ognuno di noi ha un momento preferito nella carriera di Gene Wilder: per gli spettatori più giovani, il suo viso è ricordato con affetto nei film preferiti dell’infanzia come Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato; per i cinefili più anziani, è stato un performer brillante e provocatore, protagonista indiscusso della commedia degli anni settanta. Tuttavia, per gli spettatori di qualunque età, è stato uno di quegli attori impossibili da odiare, la cui sola presenza bastava per sollevare la sorte di qualsiasi film.

La maggior parte degli attori considera un privilegio poter interpretare durante la propria carriera un ruolo che rimanga immortale – Wilder ne ha ottenuti più di quanti se ne possano contare sulle dita di una mano. Date un’occhiata qui sotto a una selezione delle ultime e più significative performance del maestro, e iniziate a programmare la vostra maratona del lutto per la sua scomparsa.

“Bonnie e Clyde” (1967)

Per la sua prima apparizione importante sul grande schermo, Wilder ottenne un ruolo succulento in una pietra miliare certificata della controcultura. Gli antieroi fuorilegge prendono in ostaggio il timido Eugene Grizzard (Wilder) e la sua ragazza Velma (Evans Evans), e in un batter d’occhio la coppia diventa complice con i propri rapitori. Basti guardare il momento in cui la sua donna per errore rivela di essere più in là con gli anni di quanto gli avesse detto. Lui non ha bisogno di dire nulla; l’espressione sconvolta sul suo viso è più che abbastanza. Si tratta di una battuta comica brillante.

“Per favore, non toccate le vecchiette” (1967)

Wilder e il protagonista Zero Mostel furono come uno studio degli opposti nella veste di uomini di spettacolo corrotti nella celebrata farsa scritta da Mel Brook.
Nei panni di Bialystock, Mostel fu esplosivo e carismatico; in questo film Wilder può anche aver recitato la parte del maschio beta sfigatello (quella coperta!), ma si guadagnò una nomination agli Oscar per la sua interpretazione nevrotica del contabile Leo Bloom. Il duo recita assieme come la maggior parte delle coppie potrebbe soltante sognare, e osservare Bloom che dall’iniziale onestà si trova sempre più a suo agio con il proprio lavoro, rappresenta, fino alla battuta finale del copione, una vera e propria lezione di pathos.

“Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato” (1971)

Si potrebbero rubare più di un milione di meme da questa performance, per la sua ilarità infantile o per la spontaneità da allegro imbroglione. Il Wonka di Wilder domina ogni scena del fantastico musical diretto da Mel Stuart, dal suo immortale canticchiare della “Pura Immaginazione” fino a quella primissima gag, dove finge di avere una gamba sbilenca per poi ruzzolare in una perfetta capriola. É quotato che Wilder ha dichiarato di aver aggiunto personalmente quel gesto al copione “in modo che da quel momento in avanti, nessuno avrebbe riconosciuto se stessi mentendo o dicendo la verità” – coltivando in questo modo un atmosfera d’imprevedibilità che trasformò il magnate delle caramelle in una figura fondamentale della giovinezza, come un Babbo Natale in un trip da acido ben riuscito.

“Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) “ (1972)

La collezione di sketch a sfondo sessuale ideata da Woody Allen raggiunge il suo apice durante una scena in cui un modesto pastore armeno arriva dal dottor Ross (Wilder) con una confessione: si è innamorato di una sua pecora. La reazione di Wilder alla ‘bestialità’ appena rivelata è una perla di bellezza rara, la sua espressione scioccata resta ferma in silenzio per 25 gloriosi secondi, per poi di rompersi in un sussurrato “Oh…dio”.
Il colpo massimo d’ironia è quando il bravo dottore giace con l’animale, ma la scena della reazione potrebbe essere messa in un museo.

“Mezzogiorno e mezzo di fuoco” (1974)

Lo sformato di Western di Brooks e Wilder, dove si prende in giro l’ottusa politica razziale dei padri fondatori americani con una commedia offensiva abbastanza da essere geniale. Nei panni dell’attempato pistolero alcolizzato Jim, a.k.a. Waco Kid, Wilder riuscì a dare al film l’eroe palesemente antieroico di cui aveva bisogno, che si tiene cara la pelle mentre la commedia diventa sempre più surreale. Alla fine il film uscì dagli stessi confini della realtà, e Wilder lo seguì, cavalcando verso il tramonto… In una limousine.

“Frankenstein Junior” (1974)

Un’altra collaborazione con Brook, un altro campo minato d’ilarità. Tutti insieme ripetiamo: “Si pronuncia Fronk-en-steen!”. Wilder tornò a lavorare con Brooks sei anni dopo Per favore, non toccate le vecchiette, e assieme diedero vita a un capolavoro della commedia di tutti i tempi, spostando il proprio sguardo sul genere horror per questa parodia di un film del passato sui mostri. Lo scienziato pazzo interpretato da Wilder viene giustamente ricordato per la scena da riguardare all’infinito dove, in abito elegante, balla “Puttin’ on the Ritz” assieme al suo mostro dalla bocca di marmo, ma il racconto di un uomo che abbraccia l’eredità innegabile della sua famiglia diede a Wilder l’opportunità di realizzare una recitazione impeccabile.

“Il fratello più furbo di Sherlock Holmes” (1975)

Wilder fece un salto alla regia con questa lunatica parodia del leggendario detective ideato da Arthur Conan Dyle, così come lui stesso ne scrisse la sceneggiatura.
Wilder recita la parte di Sigerson Holmes, un detective talentuoso che subisce furiosamente l’ombra del più famoso fratello, cui si riferisce chiamandolo “Sheer-luck”. Per mettersi alla prova s’imbatte in un caso che nemmeno suo fratello potrebbe risolvere, scontrandosi con il Professor Moriarty, un ricattatore interpretato dal suo co-protagonista storico Dom DeLuise. Nonostante non abbia ricevuto la stessa stima di alcuni degli altri lavori fatti da Wilder, il film rimane un’impressionante prova del suo talento, per la prima volta impiegato dietro la telecamera.

“Wagons-lits con omicidi” (1976)

Una serie d’improbabili equivoci e coincidenze crea l’occasione per l’incontro tra l’editore di libri George (Wilder) e il ladro in carriera Grover (Richard Pryor), in questo giallo ambientato sui vagoni di un treno. La coppia avrebbe collaborato in altri tre film, ma la chimica fra loro fu immediatamente chiara, come un perfetto equilibrio tra il caldo e il freddo. La scena in cui Wilder va in incognito con la faccia dipinta di nero, come dire, non è granché al passo con i tempi. Ma il continuo scambio di battute fra lui e Pryor è, a suo modo, senza tempo.

“Nessuno ci può fermare” (1980)

“Far indossare a Wilder e Pryor un costume da uccello e incastrarli per una rapina in banca” sarebbe bastata da sola come formula vincente per un intero film, ma era solo l’inizio per questa commedia fuori dagli schemi. La roba buona nasce solo quando i due attori si immedesimano nella vita di due galeotti compagni di cella, coinvolti in uno strampalato rodeo messo in piedi ogni anno dal direttore del carcere. Non è una coincidenza, fra l’altro, che i loro personaggi hanno segnato una svolta per Hollywood – Wilder e Pryor recitarono una coppia di tizi con gli stessi sogni che entrambi gli attori avevano già realizzato nella vita vera.

“La signora in rosso” (1984)

L’amata moglie di Wilder, compagna di set e attrice di stampo Saturday Night Live, Gilda Radner, condivise lo schermo con il suo sposo in questa commedia romantica, scritta e diretta dall’attore. In quella che è una tenera presa in giro, il personaggio di Wilder tratta in maniera fredda la sua compagna per tutta la durata film, mentre è alla ricerca di un’amante (il tutto mentre erano felicemente sposati), ma una miscela di segnali romantici anima l’intera pellicola. Non così ‘allupato’ come la sue prime farse a sfondo sessuale, questo film trovò la piena maturazione di Wilder come regista, che costruì il suo film come fosse un unico lungo scherzo con l’ultima scena a sfociare nella violenta battuta finale.

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