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La potenza di “Dheepan”, il film che sconvolge

Al cinema, da questo week end la pellicola di Jacques Audiard che ha vinto Cannes. Da non perdere assolutamente

Una scena tratta da Dheepan

Una scena tratta da Dheepan

Dheepan, la Palma d’Oro di Cannes 2015 per la regia di Jacques Audiard, è un film sconvolgente, come pochi altri nelle sale in questo momento e in questi ultimi anni. E non (solo) per la trama che non lascia un attimo di respiro, ma perché sbatte in faccia senza alcun buonismo né pietismo il dramma di chi lascia il proprio Paese dilaniato dalla guerra in cerca di un futuro migliore, che poi tanto migliore non è. Anzi.

La trama, infatti, è tutta qua (si fa per dire): un uomo decide di scappare dallo Sri Lanka, che è ancora nel pieno della guerra tra Governo centrale e Tigri Tamil, e per poter sfruttare i passaporti di una famiglia morta chiede a una donna e a una bambina incontrate per caso di far finta di essere sua moglie e sua figlia. I tre scappano a Parigi e vanno a vivere nei sobborghi. Prima il protagonista, che ora si fa chiamare Dheepan, si ritrova a fare il venditore ambulante schivato da tutti (noi…), poi “vince” il posto di custode di un caseggiato della banlieu. Posto che si rivelerà essere un concentrato angosciante di povertà, droga, violenza e sopraffazione.

Il protagonista innanzitutto, Antonythasan Jesuthasan, attore e giornalista, è davvero una ex tigre Tamil scappata in Francia, e il dramma del suo personaggio non si svela immediatamente ma tramite brevi flash-back nel corso della narrazione. In realtà è l’unico tra i tre protagonisti di cui si possa scorgere il passato perché né della bambina che ha perso i genitori che si ritrova a essere sua figlia né della donna che è al suo fianco ma non vede l’ora di scappare a Londra dalla sorella, si viene a conoscere la storia precedente. Se mai ad Audiard interessi mostrarle.

Quel che al regista interessa è scavare dentro i rapporti umani spesso attraversati da una forma di violenza endemica, come aveva dimostrato anche in Un Sapore di Ruggine e Ossa e nel Profeta. E ciò che riesce a far emergere, senza retorica, è a una storia d’amore perfettamente ribaltata. I protagonisti si trovano prima a condividere una routine noiosa senza provare alcun sentimento l’uno per l’altra e poi pian piano nascono passione e tenerezza.

Tutti i luoghi comuni in Dheepan vengono pian piano sovvertiti e rimangono tante domande. La prima e più importante rimane in quale inferno è meglio rimanere. Quello della guerra in Sri Lanka (e qualsiasi altro conflitto tutt’ora in corso può prenderne il posto) o della guerra tra poveri, spacciatori e immigrati che cercano in ogni modo di farsi accettare nel luogo dove vivono?