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‘La forma dell’acqua’: amore e sesso in fondo al mare

Con il suo nuovo film, candidato a 13 Oscar, Guillermo del Toro racconta una love story unica: l’amore è liquido, lo diceva anche Bruce Lee.

Per Guillermo del Toro, «i mostri sono i santi patroni dell’imperfezione». Inizia così l’intervista per il suo ultimo film La forma dell’acqua, uno dei più lodati dell’anno, vincitore di due Golden Globe come Miglior regista e Migliore colonna sonora. «I mostri sono esseri spirituali che proteggono tutti noi imperfetti. La mia relazione con le creature mostruose, protagoniste di molti miei film, inizia quando avevo 6 anni, dopo aver visto Il mostro della laguna nera con Julie Adams che nuotava con il suo costume bianco. Me ne innamorai, ma non solo di lei, anche del mostro. La domenica per la mia famiglia era un giorno sacro: il mattino si andava in chiesa tutti insieme e poi, dopo pranzo, al cinema a Guadalajara o incollati davanti alla televisione davanti a qualche classico. Speravo che Julie si sposasse con il mostro, ma invece la storia finisce malissimo. È il film più ingiusto che abbia mai visto, ci ho messo 46 anni a rimediare a questo errore triste e terribile».

La forma dell’acqua ha come protagonista Sally Hawkins/Elisa Esposito, una donna muta che si innamora di una creatura anfibia prigioniera nella base militare in cui fa le pulizie, che in Amazzonia era venerata dagli indigeni come una divinità. Dopo essersi innamorata di lui, Elisa decide di salvarlo con l’aiuto di Richard Jenkins/Giles e il film evolve in un’intrigante spy story.

«Volevo fare una favola sulla passione, sull’emozione, una storia d’amore, perché l’amore non si può controllare, è imprevedibile, non sai mai di chi ti puoi innamorare», continua del Toro. «Purtroppo viviamo in un mondo dove chi dimostra di provare emozioni viene considerato stupido e debole, mentre gli arroganti sono i nuovi furbi, quelli privilegiati, che hanno accesso a tutto. Per me essere emotivi e compassionevoli oggi significa essere i nuovi punk, siamo noi i coraggiosi».

La passione per i mostri e la voglia di raccontare una storia d’amore in modo adulto portano Guillermo a scrivere una sceneggiatura dove l’erotismo va oltre gli stereotipi, dove un mostro può essere attraente e sensuale. «Ero stanco della solita storia stile La bella e la bestia, dove sicuramente non finiscono a letto e forse, dico forse, si danno un bacino. Oppure delle storie opposte, dove il mostro è un maligno stile Harvey Weinstein a cui piace solo il sesso perverso. Allora perché non raccontare una storia d’amore tra un anfibio e una donna, una relazione normale dove entrambi sono felici di scopare. Normale, no? Per me scopare è molto normale!».

Sally Hawkins, che è la protagonista del film, spiega il complicato processo per rappresentare Elisa e il suo mondo silenzioso. «Il mondo interiore di Elisa è ricchissimo», racconta Sally al Festival di Toronto, dove è stato presentato il film, dopo aver vinto a Venezia. «Entrambi i protagonisti sono muti, ma comunicano molto meglio di tutti gli altri personaggi della storia. L’amore non ha bisogno di parole, se sei innamorato vuoi solo perderti nell’altra persona. Quando ho letto il copione, ho subito pensato che sarebbe stato il film perfetto per me, non avevo dialoghi, dovevo comunicare solo attraverso il mio sguardo, la parte perfetta per una come me che pensa sempre di parlare troppo».

Per prepararsi al ruolo, Sally ha studiato per mesi la lingua dei segni. «L’avevo già studiata in passato, ma in questo film ho voluto approfondire la mia conoscenza, perché altrimenti non sarei stata credibile. Per darmi una mano a capire come potevo essere più espressiva, Guillermo mi ha regalato varie collezioni in Dvd di Harold Lloyd, Buster Keaton, Charlie Chaplin e Stanlio & Ollio, in particolare Stan Laurel perché era un maestro dell’espressione e la maggior parte del tempo non aveva dialoghi. Guillermo ha scritto questa parte espressamente per me, per lui era importante trovare attori che potessero comunicare con gli occhi, non tanto recitare le battute. Sotto la sua direzione, gli occhi di ognuno di noi sono diventati come note musicali, diverse tra loro, ma con la stessa intensità. Dopo aver studiato per qualche settimana le performance dei maestri del cinema muto, mi sono accorta che mi muovevo come loro. Ero diventata fluida, come se anch’io fossi una creatura acquatica».

Non per niente il titolo del film è stato ispirato dall’amore di Guillermo per Bruce Lee. «Sono un suo grande ammiratore da sempre», dice del Toro. «Bruce diceva: “Non essere un’unica forma, adattala e costruiscila su te stesso e lasciala crescere: diventa come l’acqua. Libera la tua mente, diventa informe, senza limiti come l’acqua. Se metti l’acqua in una tazza, lei diventa una tazza. Se la metti in una teiera, diventa la teiera. L’acqua può fluire, spargersi, sgocciolare o spezzare. Sii acqua, amico mio”. In questo film ci sono molti riferimenti alle mie passioni, all’amore per il cinema, il colore rosso per esempio è molto importante, mi ricorda quello delle tende di velluto, delle sedie dei cinema che frequentavo da bambino, rosso come le scarpette del film Scarpette rosse, un grande classico, che è anche nella lista dei film preferiti di Scorsese».

Il film è ambientato nel 1962, un anno importante per la storia americana. «Era un periodo ricco di promesse economiche, soprattutto se eri uomo, bianco ed eterossessuale. Erano gli anni del futuro, di Kennedy, quando gli Stati Uniti prosperavano, un momento storico importante per la politica, l’economia e anche la fantasia. La voglia di esplorare altri mondi, le donne eleganti, le automobili veloci, I pronipoti, le cucine tecnologiche. La perfezione, quella che chi ha votato Trump spera di ritrovare, tutti quelli che hanno creduto nel suo slogan “Make America Great Again”. I suoi elettori vogliono questo. Anche se ancora non hanno compreso le ripercussioni negative che arriveranno grazie alla sua politica ignorante. E poi si sono dimenticati di quello che è arrivato nel 1963, l’assassinio di Kennedy e l’escalation della guerra in Vietnam. E negli anni successivi le discriminazioni razziali, sessiste, classiste e tutti i problemi di immigrazione. Purtroppo siamo retrocessi ancora alla stessa situazione, i bravi sono i bianchi, i neri sono criminali e gli immigrati rubano il lavoro».

Altro ruolo fondamentale nel film quello di Richard Jenkins, nei panni di Giles. «È stata una collaborazione fantastica. Ogni momento nel film è molto delicato. Guillermo non cerca qualcosa in un attore, perché quando ricerchi qualcosa di specifico, spesso perdi l’attimo, ciò che un attore ti può dare di personale. Lui guarda, osserva, impara e decide, vede tutto, ti lascia libero, ma ha bisogno del tuo input. Per perfezionare la sua creatura ci ha messo tre anni: dargli l’espressione appropriata, il giusto equilibrio tra angoscia, tenerezza e dolcezza, è un lavoro raffinato che poi ha dipinto con la luce, con il suo uso personale di illuminazione sul set. E poi i suoni. Tutti i suoni che emette la creatura sono stati pensati da Guillermo, che ha anche doppiato quelli più dark, come il respiro profondo, quando soffoca, quelli che sembrano delle balene, con cui si identifica parecchio. Guillermo con questo film ha sofferto molto, ogni giorno c’erano problemi, imprevisti da risolvere all’ultimo momento. Ma lui è sempre stato un grande ottimista e fortunatamente ha un circolo di amici registi a cui chiedere supporto, tra cui Alejandro Iñárritu e James Cameron, con cui discute dei problemi tecnici più disparati. Questo film è stato molto sfortunato, ma alla fine Iñárritu gli ha dato il consiglio più intelligente di tutti, dicendogli che i film migliori sono quelli che nascono dai problemi; quando invece ti diverti su un set, sono sempre dei film di merda».

La musica è stata scritta da Alexandre Desplat. «Per La forma dell’acqua, mi sono rivisto decine di musical», continua Del Toro. «Douglas Sirk, con i suoi colori saturi, Vincente Minnelli, Stanley Donen, William Wyler… Ho una collezione di più di 7 mila Dvd, li uso costantemente per i riferimenti visivi. Mi interessava girare come un musical, come Seguendo la flotta di Mark Sandrich. In questo film non esiste un’inquadratura statica, ho usato di tutto: carrelli, gru, dolly… Molta della musica del film esisteva nella sceneggiatura, ma avendo un budget davvero ristretto ho deciso di scavare nell’archivio della 20th Century Fox Studios e trovare canzoni di film meno noti come La storia di Ruth. Altri riferimenti sono state stelle del cinema come Carmen Miranda, Doris Day e Shirley Temple. Elisa ha una vita interiore fantastica, ricca di immagini, musica e colori».

Desplat è un ammiratore di Del Toro sin dai tempi de Il labirinto del fauno. «Secondo me è un genio», dichiara Desplat. «Ci sono dei momenti nella carriera di un musicista in cui capisci che la persona che ti sta di fronte può cambiare il corso del tuo futuro e catapultarti in un’altra dimensione. A me è successo con Guillermo: tutti i suoi film sono dei capolavori. Il suo cinema, la sua fantasia, mi ricordano ogni volta la ragione per cui ho scelto questo mestiere. I suoi film hanno una struttura molto complessa e allo stesso tempo sono ricchi di amore ed emozioni. In questo caso la colonna sonora ha un ruolo molto importante, perché deve riflettere la storia d’amore e, siccome i protagonisti sono muti, in qualche modo sostituisce il loro dialogo. L’acqua è l’elemento primario del film perché, come l’amore, non conosce confini, razza o colore, ed è capace di sconfiggere le barriere più difficili, e soprattutto la discriminazione».

L’ispirazione principale per la geniale creatività di Del Toro è il suo amore per il cinema. «Guardo due film al giorno. Sempre, anche quando lavoro 16 ore. Leggo tantissimo, almeno due libri alla settimana, nel mio tempo libero. Ho resistito all’iPad per anni, preferivo mettermi libri veri in valigia. Poi quando ho scoperto che potevo avere 3mila libri in digitale mi sono arreso. Ma quando sono a casa, preferisco la carta. Girare fisicamente le pagine è la sensazione più bella che esista».

La forma dell’acqua è arrivato in Italia il 14 febbraio, giusto in tempo per San Valentino. Love Conquers All.

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