Il buono, il brutto e il robot: Westworld raccontato dal cast | Rolling Stone Italia
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Il buono, il brutto e il robot: Westworld raccontato dal cast

“Westworld”, il remake tv del film cult anni ’70, è già stato definito l’erede ideale del "Trono di spade”. È il racconto dark di un futuro in cui le macchine si ribellano (a noi)

Ben Barnes e Jimmi Simpson in una scena di "Westworld", la nuova serie prodotta da JJ Abrams in onda su Sky Atlantic

Ben Barnes e Jimmi Simpson in una scena di "Westworld", la nuova serie prodotta da JJ Abrams in onda su Sky Atlantic

Da sempre, il desiderio di essere qualcun altro e di poter andare in luoghi impossibili ha affascinato le menti di innumerevoli autori. J.J. Abrams, creatore di Westworld, è uno di questi. Fan di quel film di culto del 1973 scritto e diretto da Michael Crichton, con Yul Brynner protagonista-cyborg – che ha tormentato (insieme a Belfagor) le mie notte di adolescente – Abrams ci ripropone oggi la storia affascinante di un parco a tema Far West, dove i figuranti-robot si ribellano contro i visitatori e la scienza stessa di chi li ha creati. Con risultati catastrofici e sanguinosi.

Davanti a me, in vari stadi di fama, sensualità e millanteria, si trovano Sir Anthony Hopkins, Evan Rachel Wood, Ed Harris, James Marsden e Thandie Newton, seduti accanto al team creatore-produttore Jonathan Nolan-Lisa Joy. Tutti hanno l’ordine di tenere cucite le bocche e confondere le acque, raccontando (ai giornalisti) poco o nulla di narrativa e personaggi. Ma il fatto rimane: tutti parlano di Westworld, tutti lo aspettano al varco, definendolo il salvatore di Hbo nel naufragio dei canali streaming… Volete sapere il (modesto) parere della vostra Bestia? Westworld merita tutta la vostra attenzione.

Dieci episodi da un’ora, che raccontano un’odissea irrefrenabile e sopratutto dark, tra la nascita della coscienza artificiale (A.I.) e l’evoluzione del peccato, inteso in senso primordiale. Sapete quanto fucking fa male un tomahawk nella schiena, seppur virtuale? Il tutto come un viaggio fantastico in un mondo in bilico fra quesiti e desideri del futuro prossimo e una realtà antica, già vissuta, costruita su fatti tramandatici dalla storia. Esploreremo un mondo popolato da virtù e vizi umani, talmente forti e accessibili (sacrificio, stupro, onestà, sadismo) da far morire di imbarazzo i migliori pervertiti come Caligola, Rousseau, Marchese de Sade… o il Rocco Siffredi di Buttman in Budapest.

Preparatevi a un antipasto di dosi massicce, eppure bellissime, di geroglifici scientifici e diatribe “indiani vs. cowboys” (l’eterna lotta fra good & bad guys) seguiti dal piatto forte delle attrazioni del parco tematico: violentemente letali, sessualmente sensuali come solo possiamo immaginare che fosse nel Far West, dove necessità e sentimenti dovevano scegliere in una frazione di nanosecondo fra la vita e la morte. Passeremo poi al dolce/caffè di intrecci narrativi, che, a sentire i due produttori, possono occupare tranquillamente i prossimi cinque anni della vostra vita.

Sir Anthony Hopkins, chi è il Dr. Ford?
Hopkins È un uomo intrigante, enigmatico; non lo conosco ancora bene, perché non so come si evolverà. Ho spesso chiesto a Jonathan di spiegarmi cosa prevede per lui il futuro, ma si è sempre rifiutato di darmi più informazioni del necessario. Per ogni episodio ricevo la sceneggiatura, ma non so in quale set gireremo. L’unica vera informazione che ho è la lista degli attori con cui lavorerò. È il mio primo show televisivo, e mi diverte molto. Comunque, se io sono il Dio-Creatore di Westworld, aspettatevi un confronto con il Diavolo.

Due notizie per quelli a casa?
Hopkins Basta una frase: perché essere se stessi, quando puoi diventare chi vuoi? Il problema è quando non sai distinguere più la realtà dalla fantasia, quando i tuoi concetti umani vengono alterati da una scienza futuribile, quando non sia più chi è robot e chi umano, che cosa fai?

James Mardsen è Teddy, personaggio molto più western che fantascientifico.
Marsden Sì, anche perché passa molto tempo immerso nell’atmosfera del Far West. Pistolero, killer, avventuriero, è dissoluto, ama uccidere e frequentare prostitute (la magnifica Thandie Newton, nda). Quando incontra Dolores (Evan Rachel Wood, ndr) rimane impressionato dalla sua innocenza, che diventa la sua via di salvezza. Devo ringraziare Yul Brynner, super cool dude capace di trasmettere concetti cibernetici, astratti per il mondo di quel periodo, e trasformarli in una domanda essenziale: quali conseguenze dobbiamo aspettarci quando si prende il posto di Dio?

E noi proviamo a chiederlo ai produttori Nolan & Joy.
Nolan Tutto è cominciato con J.J. Abrams, con cui collaboro da più di sei anni. È un partner d’affari fantastico. 20 anni fa, J.J. fu contattato da Michael Crichton, che aveva intenzione di fare un remake del film. J.J. però non aveva idea di come rifare una pellicola del genere, soprattutto per via della performance di Yul Brynner, che era così iconica. Fast-forward due decenni dopo: J.J. finalmente trova la chiave. Non è più un film, ma una serie televisiva. Voleva fare un omaggio a Crichton, scomparso nel 2008 a 66 anni. Mi ha chiesto cosa ne pensavo e, sia Lisa che io, non abbiamo avuto dubbi: era impossibile dire di no a un progetto del genere.

Come progredisce lo show? Chi vince fra i neuroni degli esseri umani e gli impulsi elettronici degli androidi?
Joy È proprio uno degli aspetti che approfondiremo. La questione è: dove e quando inizia la vita? E cosa caratterizza l’importanza di un’esistenza? È più importante un essere umano con impulsi biologici, sinapsi e doppie eliche di Dna, oppure un essere artificiale codificato con sequenze di numeri infiniti di 010101, ma programmato per essere non solo il più simile possibile a un essere umano, ma addirittura migliore? In fondo si tratta di creature capaci di sentimenti, che vivono la nostra stessa realtà e sembrano persone a tutti gli effetti. Tutta la serie è in bilico sul confine tra coscienza umana e intelligenza artificiale.
Nolan Crichton è stato un genio a immaginare questo universo, per noi è stato molto più semplice: non è più fantascienza, ma realtà scientifica. Nella Silicon Valley già esistono computer che potrebbero sostituirci in molte mansioni. Per noi l’intelligenza artificiale presenta domande più complesse, non è solo bianco o nero, bene o male: è la possibilità dell’errore umano che crea errori non previsti, le sfumature di grigio.

Nella serie ci sono anche scene di natura sessuale esplicita e anche violenta. Come le avrete affrontate sul set?
Joy Westworld prende in considerazione ogni aspetto della natura umana: così come siamo capaci di essere sentimentali, dolci, sensibili, allo stesso tempo include elementi forti come il sesso e la violenza, perché hanno sempre fatto parte della storia umana. È un tema importante: nel rappresentarlo abbiamo evitato in ogni modo che possa essere interpretato come feticista e gratuito. In fondo, volevamo raccontare un crimine, ed esplorare questo aspetto terribile della natura umana.

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