Guillermo del Toro analizza 'Roma' di Alfonso Cuarón | Rolling Stone Italia
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Guillermo del Toro analizza ‘Roma’ di Alfonso Cuarón

Il regista messicano su Twitter ha riassunto il suo pensiero sul capolavoro che ha sbancato Venezia (e i Globes)

Un'immagine tratta da "Roma" di Alfonso Cuarón

Un'immagine tratta da "Roma" di Alfonso Cuarón

Roma è sicuramente un film che scatena più di una riflessione (anche a noi è successo). Ma se le riflessioni vengono da uno dei maggiori registi contemporanei, nonché uno dei “Tres Amigos”, i tre messicani che hanno conquistato Hollywood, forse vale la pena leggerle.

Guillermo del Toro su Twitter ha analizzato 10 punti chiave del film vincitore a Venezia e ai Golden Globes, partendo dalle inquadrature fino al ritmo della storia e dei dialoghi.

Potete vederli qui, o più in basso tradotti per comodità. Ovviamente ci sono degli spoiler.

1) La sequenza di apertura fa capire che la terra (piena di merda) e il paradiso (l’aeroplano) sono troppo lontani tra di loro anche se sono uniti – momentaneamente – grazie all’acqua (il riflesso). Tutte le verità in Roma sono rivelate dall’acqua.

2) Questi piani di esistenza, come la differenza tra le classi in casa non possono essere scalfiti. I momenti in cui la famiglia si “riavvicina” sono momentanei… “She saved our lives” è seguito immediatamente da “Can you make me a banana shake?”.

3) Dal mio punto di vista, il “silenzio” di Cleo è usato come uno strumento per disegnare il suo arco drammatico, che porta al rivelamento della sua paura più intima, nell’acqua – di nuovo – dopo che viene salvata dall’oceano: “I didn’t want her to be born”. Cleo riesce a trattenere le sue emozioni in silenzio fino a quando non le lascia fluire, finalmente

4) Un momento chiave, creato con cura, è la scelta di Cuaron di far rompere le acque a Cleo nel momento in cui esplode la violenza e il suo fidanzato entra nel negozio tenendo un fucile in mano e con una maglietta “Love Is…”. Il bambino nascerà morto.

5) In tutti i sensi, Roma è un affresco, un murale, non un ritratto. Non solo il modo in cui è fotografato ma anche come “scorre”, con dei lunghi dolly laterali. L’informazione audio visuale (il contesto, il malcontento sociale, le fazioni, la politica e la morale del tempo) esiste completamente all’interno dell’inquadratura.

6) Mi sembra che il fatto che Cuaron e Eugenio Caballero abbiano costruito diversi quartieri (!) di Mexico City in un gigantesco studio (i marciapiedi, i lampioni, i negozi, le strade asfaltate, etc) non sia così conosciuto. È un traguardo titanico.

7) Le stratificazioni sociali sono rappresentate nel film non solo all’interno della famiglia ma tra la famiglia e i parenti proprietari terrieri e anche tra Fermin e Cleo – quando la insulta dopo l’allenamento.

8) Roma racconta molto del suo storytelling filmico attraverso l’immagine e il suono. Visto al cinema, ha uno dei più dinamici mix surround. Sottile ma preciso.

9) Tutto è ciclico. Ecco perché Pepe ricorda le vite passate, in cui apparteneva a classi sociali diverse e svolgeva diverse professioni. Le cose vanno e vengono – la vita, la solidarietà, l’amore. Nella nostra solitudine possiamo soltanto abbracciarle, brevemente, vicino al mare.

10) L’immagine finale rima perfettamente con quella iniziale. Ancora una volta, la terra e il paradiso. Solo Cleo può transitare attraverso entrambi. Come dimostra nella scena di Zovek, è l’unica che ha la grazia. Apriamo il film guardando in basso, lo chiudiamo guardando in alto – ma il cielo, l’areoplano, sono sempre lontani.

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