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Franca Leosini: «Sanremo a parte, mi hanno chiesto di candidarmi alle elezioni»

Abbiamo incontrato la presentatrice dopo la sua ospitata all'Ariston, tra retroscena del suo ‘Storie maledette’, icone gay e proposte per il futuro.

Claudio Baglioni e Franca Leosini, foto IPA

E vabbè Claudio, tutto ti posso perdonare: di avere ritirato fuori Facchinetti / Canzian / Fogli da Villa Fulgida, di avere fatto credere a Noemi e Nina Zilli che le loro carriere potessero ancora farcela, di averci restituito Le Vibrazioni al gran completo, senza che peraltro nessuno te l’avesse chiesto.

Ma il trattamento riservato a tutti noi #leosiners non lo posso accettare. Eravamo da ore davanti allo schermo a straziarci, a sorbirci Sting cantare in italiano come quando noi, ubriachi fradici, andiamo al karaoke con il giropizza e pretendiamo di intonare All by myself. Il tutto con un unico grande scopo: l’apparizione di Franca nostra.

Le ipotesi su quello che avrebbe combinato su quel palco si sono sprecate: alcuni hanno ipotizzato che interrogasse il buon Elio chiedendogli “Perché è andata a finire così male?”. Altri hanno pensato che la questione “plagio Meta – Moro” fosse tutta montata ad arte, in modo che lei salisse sprezzante sul palco e la risolvesse con un battito di ciglia. Altri speravano semplicemente che svelasse il segreto della sua permanente da manuale.

Perché, diciamocelo, Franca Leosini era la vera esperienza rock di questo Festival di Sanremo. Tutto quello che noi, fan di Rolling Stone, volevamo. E quando è entrata sul palco è stata magia: «È iperrealismo che nemmeno Bunuel», ha sentenziato il mio compare Davide. Sì perché la nostra Franca era lì ad indagare la “paura e la voglia di essere nudi” delle pudenda di un giovane Baglioni. «Il gioco che avevamo creato era molto carino e io mi trovavo molto a mio agio: non ho sentito l’ansia della storia di quel palco, legato alla storia di tutti gli italiani: ho accettato per questo e mi sono divertita facendo quello che sapevo fare. Il mio amico Fiorello la sera prima aveva la bocca completamente secca, io non ho sentito quella pressione. Calcola anche che il pubblico ci ha spiazzato: alla fine tutto quello che hai visto è stato improvvisato perché non smettevano più di cantare!» ci racconta.

Uno show finito troppo presto e i leosiners che si aspettavano magari, durante l’indagine sulla maglietta fina, il ritorno del “dito birichino” diventato poi meme ovunque…

Ma ancora più di quello mi ricordo in una puntata che stavo incalzando un protagonista sulla sua amante, lui cercava di farfugliare risposte e io chiosai dicendo “tradire la propria moglie, avere scappatelle, non fa di un uomo un assassino, tutt’al più in certi casi ne fa uno stronzo.” E non sono preparate: vengono nel flusso del discorso.

Quindi dovremo aspettare la nuova edizione di Storie maledette in partenza dall’11 marzo su Rai tre, un programma che va avanti da oltre 20 anni con un successo sempre crescente, avvenimento più unico che raro nel mondo della tv..
Guarda, io penso che “il pubblico” non sia come viene spesso descritto. Penso sia in grado di accorgersi del lavoro, dell’accuratezza, della maniacalità con cui ogni nostra puntata viene preparata. Tutte, e dico tutte le case editrici mi chiedono di scrivere un libro. Ma io per ogni singola inchiesta è come se scrivessi un libro. Mi leggo tutte le carte processuali e sebbene, ovviamente, ci sia anche una redazione che lavora con me, il grosso del lavoro lo faccio da sola. E farlo richiede tempo, silenzio: per quello faccio poche puntate l’anno. Potrei tranquillamente farne due o tre in più ma a pagarne sarebbe la qualità ed il pubblico, appunto, se ne accorgerebbe.”

Quindi: Sanremo ora, Storie Maledette dal mese prossimo, poco altro e pensate, nemmeno si è candidata alle elezioni!
Me lo chiedono ogni volta di candidarmi, come mi invitano a un sacco di talk. Ho un faldone in Rai pieno di inviti a cui mi tocca dir di no per le motivazioni di cui sopra. Anche di presentazioni di libri ne faccio pochissime: io sono abituata a studiare il libro, non leggere solamente il retro copertina e questo richiederebbe molto tempo. Ho accettato questo cameo al cinema nel film Come un gatto in tangenziale, per l’affetto che mi unisce a Paola Cortellesi e perché non c’era un copione da studiare: dovevo semplicemente essere Franca Leosini.

Chiosiamo con le due petizioni in corso: quella per Franca “personaggio gay dell’anno” e quella lanciata dalla pagina “Sapore di Male” (e presto diventata virale) per averla come conduttrice di Sanremo 2019!
Sulla prima sono molto onorata, sono molto contenta di essere un’icona gay (sono stata anche sul palco del Muccassassina qualche anno fa) anche se non so veramente spiegarmi il perché. La seconda me l’ero persa: da ieri sera è stato un turbine di messaggi, mail e dimostrazioni di affetto a cui devo ancora finire di rispondere (e io rispondo sempre a tutti).

Quindi il silenzio = assenso: i “leosiners” possono gioire.. Franca, nel caso, accetterà! Sanremo 19 è suo!

Beh, insomma, se vogliamo farci una sana risata sopra adesso va bene. Se dico di sentirmi lusingata, anche, ma poi non andrei oltre.

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