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Non ve lo raccontiamo, ma il finale di “Mad Men” vi deluderà

In Italia non è ancora uscito, ma in America è successo esattamente questo l'altro giorno. Don Draper ha troppi conti in sospeso per poterli risolvere tutti nelle ultime sette puntate. Fatevene una ragione: è colpa delle grandi leggi dell’epica. E dei “Soprano”

Don Draper, il protagonista di "Mad Men". Fonte: Facebook

Don Draper, il protagonista di "Mad Men". Fonte: Facebook

Se c’è una cosa che Matthew Weiner, il creatore di Mad Men, ha imparato nei suoi anni da apprendista ai Soprano è: fai sparire i russi nella foresta.

Sì, perché uno dei modi in cui i Soprano hanno cambiato il mondo è stata la noncuranza con cui il loro autore, David Chase, ha sparso ovunque pezzi di storia senza preoccuparsi di farli arrivare a una conclusione. Per cui non sapremo mai cosa è successo a Valery, il killer russo scappato nella foresta dopo un incontro ravvicinato con Paulie Walnuts. E mentre Mad Men si avvicina alla conclusione con un’ultima mini stagione da sette puntate, la testa del protagonista Don Draper è sempre più come la foresta dei Soprano: un posto pieno di tipi pericolosi che non sappiamo se rivedremo mai più. Nessuno sa come finirà Mad Men, sappiamo solo che non potrà essere abbastanza. Questa serie ci ha regalato sette stagioni di seduzioni e sofferenze, bottiglie di scotch e Frank Sinatra – troppo perché si possa risolvere in modo soddisfacente. Del resto, così deve essere. L’epica non deve avere un finale che soddisfi: l’Iliade finisce con la guerra di Troia ancora in corso, l’Eneide finisce prima che Enea fondi Roma, Mad Men finirà prima che Don Draper trovi la felicità. Nell’ultima stagione è arrivato allo sbarco sulla Luna, 1969. Ha strisciato per riconquistare un posto alla Sterling Cooper e si è umiliato per tornare una potenza nel mondo della pubblicità. L’ultima puntata finisce con un sogno in cui il suo mentore appena scomparso, Bert Cooper, gli canta The Best Things in Life Are Free.

Ma soprattutto, Don è riuscito a dire alla sua segretaria Peggy le uniche parole che contano per lui: «Torniamo al lavoro». Il lavoro per lui è come la birra per Homer Simpson, la causa e la soluzione di tutti i problemi della vita. Anche nel primo episodio della nuova stagione lo dice: «Al lavoro». Ma Don ha alle spalle una scia di disastri emotivi e il fatto che la maggior parte delle persone che ha usato siano morte non è una consolazione. Come Bob Dylan – altro antieroe degli anni ’60 che spesso gli assomiglia – Don ha bisogno di una ruspa per tenere lontani i fantasmi. Parte del fascino di Mad Men sta nei personaggi che spariscono per anni e ricompaiono all’improvviso. Vi ricordate del fratello epilettico dell’insegnante, a cui Don disse: «Chiamami se hai bisogno»? È ancora lì. Vi ricordate del figlio di Pete e Peggy? E la figlia hippy di Roger? Ci sono un sacco di russi nella foresta. Don guarda sempre avanti, ma non può più farlo. Come faremo a vivere senza questo tizio, senza Roger e le sue provocazioni, senza il sarcasmo di Joan, le urla di Peggy e le bizze di Pete? Mad Men è così pieno di piaceri tossici che non riusciremo a dimenticarlo facilmente.

Dirgli addio sarà un’esperienza dolorosa di dimensioni storiche.