Home Cinema News Cinema

“Everest 3D” al Festival del Cinema di Venezia

Kormàkur apre Venezia 72 con un drammone hollywoodiano fuori concorso che non regala sorprese ma non delude. In Italia arriva in sala il 24 settembre

Una pioggia di star per il film di apertura di Venezia

Una pioggia di star per il film di apertura di Venezia

Siamo arrivati a Venezia e anche se sembrano mancare sponsor e latitano le strutture avveniristiche in cui sponsor di bevande, spesso alcoliche (se vi chiedete il perché di recensioni incomprensibili dai festival, ora sapete), rifocillano giornalisti e si fanno pubblicità, non è mancato comunque l’adeguato comitato d’accoglienza. E non parliamo di Josh Brolin e Jake Gyllenhall, ma del caldo umido e delle immancabili zanzare, così grandi e golose che dovrebbero essere costrette a far l’accredito – costosissimo, 60 euro – anche loro.

Tutto questo però non ci ha impedito di goderci Everest 3D, il film inaugurale fuori concorso. Ma prima della recensione è giusto leggere attentamente la seguente avvertenza: se Jon Krakauer volesse fare una gita con voi, scrivere la vostra biografia o anche solo invitarvi per un aperitivo, voi declinate cortesemente. Non sottovalutate questo suggerimento: è questione di vita o di morte. Il buon Jon, infatti, è uno straordinario giornalista e sa raccontare epiche tragedie con una penna straordinaria, ma se decide di camminarvi accanto, dall’altro lato vi terrà a braccetto la grande mietitrice. Fu lui a raccontarci Christopher McCandless in Into the Wild, poi divenuto l’omonimo film di Sean Penn con un grande Emile Hirsch (che fa una pessima fine), è lui in Aria Sottile (edito da Corbucci in Italia) a raccontarci la storia della spedizione himalayana più sfortunata dell’ultimo quarto di secolo, raccontata in Everest, appunto. E se di Chris lesse i diari e raccontò la storia, di questo viaggio di conquista e di morte è stato addirittura tra i protagonisti e superstiti (nel film è interpretato da Micheal Kelly).

È giusto dire subito che rispetto alla complessità e alla potenza del libro, l’opera del regista islandese già autore di 101 Reykyavìk – il suo folgorante esordio – e Two Guns, action fracassone americano con Mark Wahlberg e Denzel Washington, è un sunto tanto spettacolare quanto semplificato. Non sentirete addosso l’ossessione degli alpinisti, professionisti e dilettanti, né verrete stupiti dalla logica surreale che la mancanza di ossigeno regala agli scalatori. I ritmi e la struttura sono quelli del drammone hollywodiano, sia pur nella non abituale ambientazione di una montagna mitica e implacabile come quella domata per la prima volta da George Everest. Non sa decidersi, Kormàkur, tra i toni intimisti del dramma solitario di una collettività spezzata dalla ferocia della natura, e quelli spettacolari di un 3D al servizio di un panorama terribilmente meraviglioso (e viceversa). E quando sceglie, forse sbaglia nell’assecondare questi ultimi, sottolineandoli con una colonna sonora prevedibile e invadente.

Ciò non toglie che questo kolossal – 65 milioni di dollari di budget – riesca a conquistarti, pur nella sua discontinuità. Bella è la scelta del regista di scombinare le carte tra divi e apparenti comprimari, non avendo pietà così come fa l’alta montagna che sa mettere ko quel Jake Gyllenhall che era rimasto in piedi dopo i pugni di Southpaw, di “banalizzare” il machismo di Josh Brolin, di relegare a un impotente emarginazione una difficilmente riconoscibile Keira Knightley. I rari momenti di fragilità e poesia – un paio o poco più – spezzano i ritmi compassati e non di rado scontati del suo lungometraggio, infine la macchina da presa arriva a domare ciò che la scrittura non riesce forse neanche a comprendere.

Ed è anche giusto così, probabilmente. Come si può capire cosa succede oltre gli ottomila metri, quando sei solo contro tutto, quando l’aria rarefa pensieri e movimenti? Non si può, come non è possibile capire decisioni, emozioni, follie che oltrepassano la razionalità. Chi ha visto quelle vette, non può essere normale. Ed è per questo che dispiace che Kormàkur alla cima della sua arte non ci arrivi: serviva un capolavoro, è arrivato “solo” un buon film, che nelle sale italiane uscirà il 24 settembre.