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“Empire” e “Mozart in the Jungle”. Le serie tv sulla musica sono le migliori del momento

Sono molto seguite ma sono agli estremi opposti: una racconta di una potentissima etichetta hip hop e l'altra degli intrecci amorosi di un'orchestra.

"Mozart in the Jungle", la nuova serie prodotta da Amazon, è ispirata all'autobiografia della musicista Blair Tindall "Mozart in the Jungle: Sex, Drugs, and Classical Music" (2005)

"Mozart in the Jungle", la nuova serie prodotta da Amazon, è ispirata all'autobiografia della musicista Blair Tindall "Mozart in the Jungle: Sex, Drugs, and Classical Music" (2005)

Già ve l’avevamo anticipato qualche tempo fa, ma la tv del 2015 pare animata da un nuovo fermento, stavolta tutto musicale. No, non parliamo di montaggi da finale di puntata sulle note di una canzone di Peter Gabriel e nemmeno di momenti musical con gente che canta e balla per strada, quanto invece di un rinnovato interesse per il mondo della musica, un universo complesso, sfaccettato e vario. Incredibilmente vario, tanto da presentarsi in poche settimane con due novità seriali diametralmente opposte: Mozart in the Jungle e Empire.

Empire

Lucious Lyon è il più famoso artista e produttore di hip hop al momento attivo negli Stati Uniti, che di certo non sfigurerebbe accanto a nomi del calibro di Jay-Z e Puff Daddy.

Insomma, uno che telefona al presidente Obama e lo chiama Barack. Un tipo da american dream, che si è fatto da solo a partire dal niente, anche se quel niente è fatto di spaccio di droga e indigenza. Oggi a capo della sua etichetta “Empire”, è una delle figure più potenti dell’industria musicale USA, con tre figli a contendersi la sua eredità artistica e finanziaria. Almeno fino a quando Cookie, ex moglie e madre dei suoi pargoli, esce di prigione per reclamare un pezzo dell’impero.

Empire è la targa d’oro con brillanti appesa al collo del mondo della musica. Ne prende gli aspetti più luccicanti e più oscuri e ne fa intrattenimento per le masse. Non c’è molta sofisticatezza in Empire, ma è difficile aspettarsela da qualcosa che non ha sottotesto, che ambienta la storia attorno a un impero musicale e non si fa problemi a chiamarlo semplicemente “Empire”.

Magari i palati fini non apprezzeranno, e non si può biasimarli. È tv vecchio stampo, è primetime soap fatta e finita, con tanto di queen bitch incarnata da una strepitosa Taraji P. Henson. È un po’ Dallas, con la musica hip hop (per l’occasione firmata Timbaland) al posto del petrolio, ed è un po’ Re Lear di Shakespeare, con una ricca famiglia afroamericana al posto di quella reale di Britannia.

È una serie da guardare mangiando pop corn, dove si lanciano scarpe, si pugnala alle spalle e addirittura ci si spara in fronte. D’altronde siamo su Fox, il network che trasmette American Idol e Glee e che con Empire stavolta ha fatto il boom con ascolti: 10 milioni di spettatori e 3.8/11 di rating nella fascia 18-49 che fa gola ai pubblicitari. Un risultato enorme per un canale in crisi da qualche anno, il grande successo di stagione, che già al secondo episodio si è garantito il rinnovo.

Mozart in the Jungle
Alla guida della prestigiosa e ambitissima filarmonica di New York ecco arrivare un nuovo maestro d’orchestra, conosciuto per nome come fosse una celebrità al pari di Madonna o Beyoncé: Rodrigo. Insomma una star acclamata anche da chi di opera e lirica non capisce nulla, un personaggio fuori dal comune con un progetto molto diverso dal suo predecessore, ancora legato alla tradizione. E presto la vita della giovane oboista Hailey si intreccerà alle vicende della filarmonica e del suo stravagante maestro d’orchestra.

Cambiamo rete, cambiamo ambientazione, cambiamo registro. Qui siamo su Amazon, la nuova piattaforma lanciata dall’omonimo distributore internazionale di contenuti vari (libri, cd, ecc.), una piattaforma digitale che sul modello Netflix offre un’intera stagione in un giorno solo.

Qui siamo nell’altro emisfero del mondo musicale, quello delle grandi orchestre composte da professionisti e “operai” dell’arte, di chi sgobba ogni giorno senza finire sulle prime pagine delle riviste e deve far valere i suoi diritti sindacali, un universo di giovani che sognano di campare facendo ciò che amano e di vecchi che sognano di rifare tutto da capo. Ma qui siamo anche dalle parti della commedia, una commedia surreale ma dolce, dove un’oboista si innamora di un ballerino, dove un maestro d’orchestra litiga con un Mozart immaginario e un novello Salieri cospira ai suoi danni, dove la musica riempie gli spartiti e tutto quello che c’è fuori.

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