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Elio Germano protagonista a Berlino con due film in concorso

Per 'Volevo nascondermi' di Giorgio Diritti si è trasformato nel pittore Ligabue, mentre in 'Favolacce', opera seconda dei fratelli D'Innocenzo, è un padre di famiglia

Elio Germano è Toni Ligabue in 'Volevo nascondermi'

Foto: Chico De Luigi

Ci sono due film italiani in concorso alla Berlinale di quest’anno: Volevo nascondermi di Giorgio Diritti e Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo. L’ha annunciato questa mattina il direttore artistico Carlo Chatrian nella conferenza stampa in cui ha diffuso il programma del 70esimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino, che si svolge dal 20 febbraio al 1° marzo 2020.

Volevo nascondermi (in sala dal 27 febbraio) racconta la vicenda di Antonio Costa, conosciuto come Ligabue, immaginifico pittore nato in Svizzera e cresciuto a Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, dove è morto nel 1965. A dare volto e corpo all’artista, rachitico e soggetto ad attacchi di ira tanto forti da portarlo al ricovero, è Elio Germano: “Sono molto contento che Toni Ligabue ‘mi porti’ a Berlino”, ha commentato il regista Giorgio Diritti. “Quando ho saputo della presenza del film in concorso me lo sono immaginato arrivare in moto a Potsdamer Platz, sfilare i guanti ed entrare dicendo “Grazie, grazie!” con quella sua strana cadenza tra emiliano e svizzero tedesco. Amo la sua storia, esprime la ricchezza della diversità e la voglia di riscatto”.

E Germano, nei panni di un padre di famiglia, è anche tra i protagonisti di Favolacce, opera seconda dei fratelli D’Innocenzo che avevano esordito proprio a Berlino un paio d’anni fa con l’applauditissimo La terra dell’abbastanza: si tratta di una storia corale, ambientata in una comunità piccolo-borghese a metà strada tra Roma e il mare, vista dalla prospettiva di un gruppo di dodicenni. Una favola nera che racconta senza filtri le dinamiche che legano i rapporti umani in un mondo apparentemente normale dove la rabbia e la disperazione sono pronte ad esplodere.

Tra i film in concorso, con regista e protagonisti americani (ma ormai italiani d’adozione) c’è anche una coproduzione italiana: Siberia di Abel Ferrara, dove Willem Dafoe è un uomo tormentato che si è ritirato tra i ghiacci per ritrovare la serenità e una sera si mette in viaggio verso il mondo che un tempo conosceva, nel tentativo di affrontare se stesso e la sua vera natura.

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