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È morta Monica Vitti

Tra le più grandi dive del nostro cinema, aveva appena compiuto 90 anni. L’annuncio in un post di Walter Veltroni

Monica Vitti During 'Modesty Blaise'

Foto: Susan Wood/Getty Images

È morta Monica Vitti.

Lo ha annunciato con un tweet Walter Veltroni: «Roberto Russo, il suo compagno di tutti questi anni, mi chiede di comunicare che Monica Vitti non c’è più. Lo faccio con dolore, affetto, rimpianto».

L’attrice, tra le più grandi dive del nostro cinema, era malata da molto tempo e aveva appena compiuto 90 anni.

Nata a Roma nel 1931 con il nome di Maria Luisa Ceciarelli, ha frequentato l’Accademia Silvio D’Amico per poi esordire nel teatro. Ma è il cinema ad accoglierla e a fare di lei una stella. Dopo qualche ruolo di secondo piano in commedie dell’epoca, viene notata da Michelangelo Antonioni, che poi diventerà suo compagno nella vita, che ne fa la sua musa e la protagonista nella sua cosiddetta tetralogia dell’incomunicabilità: L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962) e Deserto rosso (1964).

Ma la sua verve comica è destinata a non “dormire” ancora per molto. È Mario Monicelli a (ri)lanciarla come star della commedia con il grandissimo successo La ragazza con la pistola (1968), che ridefinisce la sua carriera. Seguono altri cult come Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) (1970) di Ettore Scola, Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa (1970) di Marcello Fondato, Gli ordini sono ordini (1972) di Franco Giraldi, Teresa la ladra (1973) di Carlo Di Palma, Polvere di stelle (1973) di Alberto Sordi, La Tosca (1973) di Luigi Magni, L’anatra all’arancia (1975) di Luciano Salce. In particolare, il sodalizio con Alberto Sordi finirà per farli diventare una delle coppie più amate della commedia all’italiana.

Ma il cinema d’autore non smette di corteggiarla: da Jean Valère con La donna scarlatta (1969) a Luis Buñuel con Il fantasma della libertà (1974), ad André Cayatte con Ragione di Stato (1978). Nel frattempo non mancano le apparizioni televisive (su tutte indimenticabile quella accanto a Raffaella Carrà e Mina nel varietà Milleluci). Negli anni ’80 torna a lavorare con Antonioni in Il mistero di Oberwald (1980) e nel 1983, con Flirt di e con l’esordiente Roberto Russo, riceve il premio come miglior attrice alla Berlinale. Insieme a Russo, che poi diventerà suo marito, girerà anche Francesca è mia (1986), sceneggiato – come il precedente – anche dalla stessa Vitti.

Dopo aver diradato col tempo le apparizioni al cinema e in tv, nel 2000 prende parte ai festeggiamenti per gli ottant’anni di Alberto Sordi, e nello stesso anno celebra il Globo d’oro consegnato all’amica sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico e prende parte ai festeggiamenti per il Giubileo.

Il definitivo ritiro dalle scene per motivi di salute avviene nel 2002, quando appare per l’ultima volta alla prima italiana del musical di Riccardo Cocciante Notre-Dame de Paris. Le resta accanto il marito Roberto Russo, che nel 2016 rompe il silenzio e conferma che la moglie non è ricoverata in una clinica svizzera come da molti sostenuto, ma continua a vivere nella loro casa romana.

Nel 2021, in occasione dei novant’anni, esce il documentario a lei dedicato Vitti d’arte, Vitti d’amore, diretto da Fabrizio Corallo e presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma.

Nel corso della sua lunghissima carriera, Monica Vitti ha vinto cinque David di Donatello come migliore attrice protagonista (più altri quattro riconoscimenti speciali), tre Nastri d’argento, dodici Globi d’oro (di cui due alla carriera), un Ciak d’oro alla carriera, un Leone d’oro alla carriera a Venezia e un Orso d’argento alla Berlinale.

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