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È morta Agnès Varda, pioniera della Nouvelle Vague

La regista di origine belga aveva ricevuto l'Oscar alla carriera nel 2018 e nello stesso anno era stata nominata per il documentario 'Visages Villages'. Aveva 90 anni

Foto: Thomas Niedermueller/Getty Images

Agnès Varda, pioniera della Nouvelle Vague dalla pettinatura bicolore inconfondibile, è morta a 90 anni. La cineasta di origine belga se n’è andata a casa sua circondata da familiari e amici dopo una breve battaglia con il cancro. L’ha confermato la famiglia.

Nel 2018 Varda aveva ricevuto l’Oscar alla carriera e una nomination per il documentario Visages Villages, diventando la persona più anziana a ricevere una candidatura a un premio competitivo. Nel film Varda e l’artista J.R. intraprendono un viaggio nella Francia rurale alla scoperta di storie di persone comuni su un furgone dotato di cabina fotografica.

Negli anni e su diverse pubblicazioni Varda è stata indicata come “madre” o “pioniera” della Nouvelle Vague. I suoi film avevano una struttura unica. Il suo debutto alla regia, La Pointe Courte del 1955 conteneva una doppia narrazione, Cleo dalle 5 alle 7 (1962) in cui il tempo del film equivale a quello dell’azione, Vagabond (1985) era composto da 13 sequenze e Jane B. di Agnes V. (1988) era un ritratto con pezzi volutamente mancanti. Altri film di Varda sono il provocatorio Le Bonheur (1965), che analizzava l’infedeltà, Les Creatures (1966), una fiction drammatica poi diventata un’installazione artistica chiamata My Failure Shack; e il documentario The Gleaners and I (2000), da molti considerato tra i più grandi di tutti i tempi.

“So di essere stata una pioniera”, ha detto nel novembre 2017. “Ho realizzato un film radicale come La Pointe Courte nel 1955 e quella che poi hanno chiamato Nouvelle Vague è iniziata nel ’59, ’60. Quando ho realizzato il mio primo film, ero fuori dal mondo del cinema, non conoscevo nessuno e non avevo nemmeno visto film. Quindi, in modo del tutto inaspettato, ho inventato qualcosa che non mi ha fruttato molto, ma che volevo davvero fare”.

Varda ha anche coniato il termine “cinecriture” (scrittura su pellicola) per definire il suo personale linguaggio cinematografico. Per lei non c’era separazione tra i ruoli fondamentali del cinema. “La composizione, i movimenti, i punti di vista, il ritmo delle riprese e il montaggio sono stati scelti e pensati in modo simile alle parole di un autore”, ha spiegato nel 2003.

Nel 1962 la cineasta belga sposò il celebre regista francese Jacques Demy con cui ebbe un figlio, Mathieu. La carriera cinematografica di Demy è stata parallela a quella di Varda per 40 anni, fino alla morte di lui per complicazioni dovute all’AIDS nel 1990.

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