Home Cinema News Cinema

Danny Boyle: «Potrebbe esserci un terzo film della saga “28 giorni dopo”»

Il regista ha parlato anche del seguito di "Trainspotting": «Avrà un bellissimo titolo».

Una scena di "28 giorni dopo"

Una scena di "28 giorni dopo"

Se doveste parlare con degli esperti di cultura pop-zombie, 28 giorni dopo sarebbe il titolo che userebbero quasi tutti per indicare il momento in cui il sottogenere horror è ritornato in auge. L’anello mancante tra i film di Romero e The Walking Dead, un lavoro che ha dato il via alle apocalissi zombie. E come il regista ha detto a Rolling Stone durante una lunga intervista, potrebbe esserci presto un terzo capitolo della saga.

«C’è una sorta di sinossi per una terza parte», dice Boyle. «Alex (Garland, lo sceneggiatore del film) ha lavorato su qualcosa di davvero interessante. È in parte militare… ma non posso dire altro. Sarà interessante vedere fin dove possiamo andare. Non siamo vicini, non siamo al punto in cui è il sequel di Trainspotting. Ma potrebbe succedere, certo. Lo spero!»

Nè Boyle nè Garland hanno lavorato direttamente al sequel del 2007, 28 settimane dopo, diretto dallo spagnolo Juan Carlos Fresnadillo; entrambi sono però coinvolti come executive producers. Le voci che un terzo capitolo potesse arrivare sono iniziate a circolare lo scorso maggio, durante le interviste stampa che Garland stava facendo per il suo debutto alla regia Ex Machina, quando disse a IndieWire, parlando del seguito di Trainspotting che, «un’idea per 28 mesi dopo è arrivata. Ho questa roba che mi è saltata in mente all’improvviso. Ho avuto questo pensiero e l’ho detto sia a Andrew (Macdonald, produttore) che a e Danny… È una cosa abbastanza semplice». Nell’intervista, aggiunse anche che non avrebbe avuto alcun interesse a scrivere la sceneggiatura e avrebbe lasciato le redini a Macdonald, limitandosi a sviluppare il concept originale.

Per quanto riguarda il seguito del lavoro basato sui racconti di Irvine Welsh, il regista ha confermato che «lo faremo a maggio e giugno. Non si chiamerà Porno, comunque», il titolo del romanzo di Welsh del 2002, seguito di Trainspotting. «Ma abbiamo un buon nome. Stiamo provando a chiamarlo T2, ma legalmente è un incubo. Sarebbe così figo però!»

Riguardo il fascino di ritornare a quelle vicende dopo vent’anni, Boyle dice che a spingerlo a tornare in quel bagno schifoso della Scozia (speriamo solo metaforicamente) è stato l’insieme della volontà dei fan e della sua stessa curiosità. «Se un film ha successo, di solito le persone ricordano gli attori più che i personaggi che interpretano», dice il regista. «”Ti ricordi quando Tom Hanks ha ballato sulla tastiera del pianoforte in Big? È stato fighissimo”. “Sì, certo! Come si chiamava il suo personaggio?” “Merda, è difficile… Era, um, Hanks, un pianoforte. E Big!” Ma non passa un giorno senza che qualcuno mi chieda di Renton, Spud, Sick Boy e Begbie… sempre loro quattro. Quindi inizi a pensare, okay, cosa potrebbe essere successo ai ragazzi? Quella è stata la sfida: cosa è successo negli ultimi 20 anni? Come sono cambiati, quell’edonismo che non c’è più, come sono diventati quelli che hanno dato tutto a vent’anni e sono stati fortunati a sopravvivere? Cosa succede quando non puoi più prenderti quei rischi o vivere quella vita?»

«La gente pensa che il primo film sia sulle droghe, ma non lo è», continua. «Parla di amicizia. John Hodge (lo sceneggiatore) ha suggerito un titolo molto particolare che ha a che fare con questa idea. Non posso dirti qual è, ma se alla fine lo dovessimo usare, ricordati questa conversazione».

Altre notizie su:  Danny Boyle