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“Daft Punk Unchained”, il documentario sui due robot francesi

Cosa c'è nel film diretto da Hervé Martin Delpierre, oltre alle testimonianze di Kanye West, Pharrell, Nile Rodgers, Giorgio Moroder e Michel Gondry

Coachella 2006. La storia dell’EDM viene definitivamente stravolta da un live di un duo parigino già decisamente famoso. Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter, meglio conosciuti come Daft Punk, salgono su una piramide illuminata da milioni di luci led e iniziano a mixare i propri pezzi con una potenza inaudita. Nulla sarà più come prima, i due ragazzi francesi già celebrati da ogni parte del mondo verranno da qui in poi venerati come delle divinità.

Questo è il fulcro narrativo di Daft Punk Unchained, il primo documentario interamente dedicato al gruppo che negli anni ha regalato hit da record e pezzi storici come Around The World, One More Time e Get Lucky. Diretto da Hervé Martin-Delpierre, il film è stato presentato in anteprima nazionale al Festival dei Popoli di Firenze e promette di diventare un piccolo caso cinematografico (non solo per appassionati del genere).

Le testimonianze di Nile Rodgers, Giorgio Moroder, Michel Gondry, Paul Williams, Todd Edwards, Pete Tong e Leiji Matsumoto servono per farci capire la portata culturale di un fenomeno, non solo musicale, capace di attraversare i decenni e far ballare tre diverse generazioni.

Lo spettatore scorre in velocità la parabola del gruppo, un percorso che il regista decide di suddividere in tanti piccoli capitoli (dedicati alle persone fondamentali nella crescita dei Daft Punk). È fantastico in questo senso poter assistere ai loro primi dj set, così come farsi spiegare da Nile Rodgers la genesi degli accordi di Get Lucky oppure capire quanto sia stato complesso organizzare la performace live al Coachella 2006.

85 minuti in cui la musica pompa instancabile prima nei successi di Homework e Discovery, poi nel meno riuscito Human After All e infine nell’ennesima rinascita Random Access Memories. Album che rimarranno nella storia così come i remix (Daft Club, Human After All: Remixes, Tron: Legacy Reconfigured), le colonne sonore (Tron: Legacy) e i film (Daft Punk’s Electroma), tutti esclusivamente marchiati Daft Punk.

Niente male per un gruppo che deve il proprio nome a una recensione negativa arrivata agli esordi (nella prima formazione vennero definiti “un gruppetto di stupidi teppisti” – “a bunch of daft punk”).

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