Come sopravvivere alla fine di "Westworld" | Rolling Stone Italia
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Come sopravvivere alla fine di “Westworld”

Si sta avvicinando la conclusione della prima stagione, e ci vorrà un anno per vedere la seconda. Qui un po' di consigli su come superare la tristezza post-visione

Rodrigo Santoro in Westworld

Rodrigo Santoro in Westworld

La cattiva notizia, cari drogati di Westworld, è che è quasi finita: siamo arrivati al penultimo episodio di questa prima stagione, e manca un anno intero alla seconda. Quella buona è che la storia è talmente complessa che possiamo tranquillamente rivedercela in loop fino all’autunno 2017, ci sarà sempre qualcosa di nuovo da scoprire o qualche teoria inedita da discutere. Già, perché quella che per alcuni (pochi) è solo una serie tv, per molti di noi è già sfociata in una dipendenza malata, di cui cadono vittima con particolare frequenza gli ex fan dei misteri di Lost – non a caso il produttore è lo stesso, J.J. Abrams. La trama: Westworld è un parco tematico che ricrea il vecchio west in ogni dettaglio. Gli abitanti, detti host, sono androidi, ma non sanno di esserlo. I turisti, detti guest, possono fare di tutto agli androidi senza che loro possano torcere un capello agli umani. La Delos Incorporated, che gestisce il parco, ha potere assoluto sugli host: può resuscitarli, rottamarli, cambiarne storia e ruolo, cancellarne la memoria, creare finti ricordi. Ma che succede se gli host all’improvviso capiscono di essere dei robot? Descrivere il delirio distopico/filosofico/scientifico che ne consegue è impossibile, ci limitiamo a dare qualche consiglio agli orfani della serie per farsi passare le crisi di astinenza fino alla puntata 2×01. Esaminiamoli tutti insieme, mano nella mano, come in ogni gruppo di auto-aiuto che si rispetti.

Visitare il vero Westworld
Ne esistono due. Il primo è un omonimo centro congressi in Arizona e ci sentiamo di sconsigliarvi il viaggio: non trovereste né il saloon né l’ufficio dello sceriffo. Il secondo si chiama Western Village e si trova a Tochigi, in Giappone. Negli anni ’70 una società ebbe la brillante idea di costruire un parco divertimenti in stile western e di popolarlo di animatronic, pupazzi meccanici ormai antiquati. Nel 2007 il parco ha chiuso per fallimento, ma non è mai stato smantellato e pare sia abbastanza facile entrarci. Ad accogliervi ci saranno anche gli host, ovvero gli animatronic, che sono stati abbandonati lì in attesa che la ruggine faccia il suo corso. A giudicare dalle foto e dai video, il vero Westworld riesce nella difficile impresa di essere più inquietante di quello televisivo: le bellezze locali, però, non sono all’altezza di Dolores o Maeve.

Inseguire gli indizi
Oltre che per la trama intricatissima, Lost era diventato famoso perché i creatori della serie avevano disseminato anche nel mondo reale o sul web molte tracce utili a svelare i vari misteri. Non è chiaro se vale anche per Westworld ma, visto che J.J, Abrams non si smentisce mai, googlando Delos Incorporated troviamo il (finto) sito della compagnia, che dà accesso ai (finti) registri di controllo del parco. Smanettando un po’ si accede a ulteriori pannelli che permettono di impersonare un impiegato della Delos e gestire i problemi emersi nei vari episodi: è probabile che da qualche parte si nasconda qualcosa di molto succoso. Occhio a non fare la fine di alcuni dipendenti troppo curiosi, però.

Cercare conforto nella realtà virtuale
La HBO, oltre a produrre il telefilm, ha anche creato una simulazione del parco per un’esperienza 3D. Tramite un visore per la realtà virtuale si può esplorare Westworld sia dal punto di vista degli androidi che dei visitatori: nata come un’iniziativa promozionale – uno stand della Delos Incorporated sta facendo il giro di tutte le convention di fumetti per “Promuovere nuove località turistiche” – ora potrebbe diventare disponibile anche per singoli fanatici.

Rifugiarsi nel passato
L’attuale serie è tratta da un film del 1973 scritto e diretto da Michael Crichton (creatore di Jurassic Park: evidentemente era un po’ fissato coi parchi a tema), dal titolo Il mondo dei robot. Alla fine degli anni ’70 la pellicola ha avuto un seguito sia al cinema, Futureworld, che in tv, Beyond Westworld. In caso di voglia incontenibile, possono essere ottimi surrogati.

Consolarsi con la colonna sonora
Le canzoni suonate dal pianoforte meccanico del saloon sono cover di molti classici del rock. Rullo di tamburi: anche loro contengono indizi sulla trama. A quanto pare, infatti, i testi dei brani in sottofondo anticipano quello che succederà ai personaggi. L’unico problema è che i testi nella colonna sonora di Westworld non ci sono, perché sono tutte versioni strumentali. A noi la scelta: andare a ristudiarci il Nuovo Canzoniere Anglosassone nella speranza di capirci qualcosa in più, oppure ammettere che se ci viene la tentazione di farlo forse siamo messi peggio di quanto pensiamo. (La seconda, purtroppo).