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Cosa abbiamo imparato dalla settima stagione di ‘Game Of Thrones’

Battaglie epiche, alleanze improbabili e draghi zombie. Ecco perché questa breve stagione è stata la più entusiasmante di tutte

Un fotogramma dall'ultima puntata della settima stagione di GOT

Un fotogramma dall'ultima puntata della settima stagione di GOT

Se doveste riassumere la settima stagione di Game Of Thrones in un fotogramma, in un singolo momento, quale scegliereste? Se ne avete trovato uno, beh, allora siete pazzi. Sarà anche durata sette settimane, ma nessun dubbio che sia stato il gruppo di episodi più allungato e stiracchiato nella storia della serie, con un margine abbastanza grande da farci marciare attraverso un esercito di morti. Da dove comincereste quindi?

Un buon inizio sarebbe partire da Daenerys Targaryen, soprattutto perché si è spostata dappertutto nella mappa. Dopo aver trascorso anni impantanata nelle remote terre di Essos, è finalmente potuta tornare nella casa dei suoi antenati. Insieme a lei un esercito guidato da un’improbabile alleanza di leader.

Nel tentativo di vincere la sua guerra e conquistarsi il trono di Spade con metodi convenzionali (senza quindi mettere a fuoco intere città con i suoi draghi), Khaleesi schiera la sua flotta a sud, mentre l’armata di super-soldati Immaccolati a est. Entrambe le missioni si rivelano disastri: le navi vengono annientate dal re pirata Euron Greyjoy, che ha pure sequestrato i suoi amori in due dei sette regni. E grazie a uno stratagemma orchestrato dai comandanti dei Lannister, Ser Jaime e Bronn, la sua fanteria di eunuchi si ritrova nel bel mezzo di un inseguimento inutile. Nel frattempo, però, i suoi nemici reali le tolgono di mezzo la pretendente al trono numero tre: Lady Olenna “Queen Of Thorns” Tyrell.

Soltanto quando la Madre dei Draghi ha finalmente scatenato i suoi bambini e la cavalleria Dohtraki contro le armate di Ser Jaime, possiamo finalmente parlare di un progresso. E che battaglia, gente. Uno scontro che lascia il suo consigliere Tyrion scosso e il fratello, Sterminatore di Re, pronto ad arrendersi.

Non sono però gli unici a restare sbalorditi dal potere di fuoco della donna. Aggiungendosi al mix strampalato di personaggi a Dragonstone, Jon Snow si reca con il suo consigliere Ser Davos al seguito a Dragonstone per chiedere alla sovrana aiuto nello sconfiggere l’armata di morti del Night King, che si sta ammassando oltre la Barriera. Ma è un’impresa convincere persino una donna che cavalca lucertole volanti sputafuoco (e che col tempo ha cominciato a provare tenerezza per quel Re venuto dal nord). Così come per i Lannister e i draghi, Dany deve vedere con i propri occhi la minaccia prima di crederci per davvero.

Questa la motivazione dietro alla coraggiosa (o stupida, a seconda dei punti di vista) spedizione che Jon e i suoi magnifici sette di Westeros portano a termine oltre alla Barriera, nel penultimo episodio della stagione. Lord Snow, il Mastino, il neo-guarito Jorah Mormont, i leader della Fratellanza Beric Dondarrion e Thoros of Myr, il capo dei Bruti Tormund Giantsbane e il bastardo del re Gendry si infilano nell’orda di zombie per rapirne uno come prova della minaccia concreta oltre la Barriera. Ma una volta intrappolati dall’esercito di non-morti e dai generali del Night King, è grazie a Khaleesi e dei suoi tre bambini che la compagnia riesce a salvarsi da (non)morte certa. Questo ha portato a uno dei topic più anticipati della serie, i draghi contro gli zombie.

In questa lotta fra ghiaccio e fuoco, gli sputafuoco di Dany sembravano sicuri di vincere, fino al momento in cui il sovrano degli zombi non scaglia una lancia ghiacciata nel petto di Viserion, abbattendolo. Quella che sembrava un’arma inarrestabile si rivela vulnerabile e quel che è peggio è che il Night King è riuscito anche nell’intento di rendere zombie uno dei draghi.

A Winterfell (Grande Inverno) l’azione è stata sicuramente meno spettacolare ma nondimeno intensa. Lasciata in carica in assenza di Jon, Sansa Stark trova un’attività davvero naturale nel comando. Ma l’arrivo dei suoi fratelli, dispersi da lunghissimo tempo, cambia le carte in tavola. Immerso ora nella sua nuova identità da Corvo a Tre Occhi, Bran è diventato una presenza distante, quasi fastidiosa. E mentre Arya riceve un saluto relativamente più appassionato, la sua nuova natura da Donna senza faccia finisce per mettere in allarme fin da subito la Lady di Winterfell. Per una buona ragione d’altronde: la sorellina ha cominciato la stagione massacrando ogni uomo rimasto in vita della casata Frey, come vendetta per il Red Wedding. Il nord non dimentica ed è parecchio incazzato.

Nel frattempo, Sansa si è persuasa sempre più che Arya stia tramando alle sue spalle per ucciderla con l’appoggio di Jon, cosicché possa reclamare il trono del nord almeno fino al ritorno del fratello. Paranoia alimentata, come sempre, dal subdolo consigliere Petyr “Little finger” Baelish. O almeno così sembrava. Perché quella che sembrava una stupida a rivalità tra fratelli invece si rivela tutta finzione. (Voglio dire, Bran è un veggente con poteri psichici fuori dal naturale, pensavate davvero che si potessero annientare fra loro senza che lui mettesse tutti prima in guardia?) Fatto sta che l’affare si conclude con l’esecuzione dello stesso Littlefinger nella sala grande di Winterfell. Con grande soddisfazione degli spettatori.

Tutto ciò conduce inevitabilmente a un finale di stagione spettacolare—che ha tenuto insieme non soltanto la trama principale ma anche tutte le sottotrame secondarie. All’inizio, Sansa ha detto di avere imparato molto da Cersei Lannister. Il finale ha dimostrato che era vero. Come Lady Stark, la regina dei Sette Regni mette in piedi un elaborato piano sui nemici, simulando una serie di discussioni drammatiche e riunioni solo per convincere tutti di aver accettato la tregua. Soddisfatti, Danaerys e Jon salpano verso nord per radunare le truppe a Winterfell—e alla fine anche le loro, ehm, forze umane si radunano in una calda cabina di una nave. Snow aveva già detto a Danny “Sei la mia regina”, nel senso che l’avrebbe seguita ovunque anziché mantenere la corona del Nord. Ora però c’è una buona possibilità che i due possano regnare insieme.

Eppure le cose si complicano sempre di più, come degli zombie-giganti in mezzo a una folla di zombie. Tanto per cambiare, Cersei ha mentito: vuole tenere separata la propria armata dall’alleanza per trarre ogni beneficio in assenza di Danaerys. Dovremmo quindi sederci e guardare l’inverno arrivare e le fazioni non umane e umane combattersi? Ser Jaime non ci sta, e infatti ha preso cavallo e armatura e si è addentrato da solo nella notte nevosa per raggiungere le armate umane contro i non-morti (lasciando Cersei e il loro bambino appena concepito).

Dall’altra parte, Bran e Sam finalmente hanno detto la verità sui genitori di Jon in un flashback (incastrato proprio mentre Jon e Danaerys stanno facendo sesso, tra l’altro): ebbene, non è affatto il figlio bastardo di Ned Stark, bensì il figlio legittimo della sorella di Lord Eddard, Lyanna e il principe Rhaegar. Non è più Lord Snow quindi, ma Aegon Targaryen, l’erede dei Sette Regni. Tradotto in parole povere: non solo sta scaldando il letto di sua zia Danaerys, ma avrebbe anche più diritto di lei di sedere sul trono.

Dopodiché, il Night King e il suo drago zombie fanno la loro mossa. In una scena che sembra uscita da un dipinto di Frank Frazetta, il sovrano dei morti e il suo rettile resuscitato distruggono la Barriera vecchia di millenni sul lato orientale. L’armata delle tenebre ha cominciato così la sua inesorabile avanzata verso sud, come un lento fiume in piena. È con questa immagine—non il trionfo degli Stark, non l’unione fra il re del Nord e la regina, o la scena d’amore fra la sua ancella Missandei e Verme Grigio—che la serie si chiude.

Ma per tornare alla nostra domanda iniziale: dateci dei pazzi, ma per una visione definitiva sulla settima stagione di Game of Thrones, dobbiamo tornare qualche minuto indietro, fino alla fuga di Jaime Lannister a King’s Landing. Mentre si allontana dalla città, inizia a cadere la neve, coprendo presto i famigliari tetti rossi e le imponenti torri della capitale. Il clima ha dimostrato la sua saggezza. Jon e Dany, Sansa e Arya, Tyrion e suo fratello, anche il Mastino, (che ha passato quasi tutta la stagione a incontrare persone che hanno provato almeno una volta ad ucciderlo) tutti loro hanno messo da parte le loro differenze per qualcosa di più grande.

Non c’è modo di evitare una tempesta che si trova sulla tua strada. Se ti importa della tua famiglia, dei tuoi amici, della tua gente e del tuo mondo, devi cavalcare nel mezzo di quella tempesta e affrontare qualsiasi cosa ci troverai. E ci resta solo una stagione di sei episodi per scoprire quello che rimane dopo che la neve si sarà sciolta e il fumo alzato.