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Carrie Fisher: da Principessa Leia a perfetto spirito di Hollywood

Peter Travers rende omaggio alla donna che avrebbe salvato la galassia, un'attrice con la lingua tagliente e con talento da vendere

Carrie Fisher è morta. Se non riesco ancora a rendermene conto, è perché la sua voce è ancora nella mia testa. Non posso dimenticare la sua intelligenza e il suo senso dell’umorismo, entrambi pieni di curiosità. La sua risata zampillante, come la sua onestà sincera. Carrie, sempre la persona più intelligente nella stanza. E la più ironica. Questo poteva intimidire le persone, e lei lo sapeva.

Quando ci siamo incontrati la prima volta lei era già la Principessa Leia, un’altezza reale del mondo di Star Wars, anche con quei capelli legati a ciambella. Glielo dissi, scherzando, ma lei non rise. Non era offesa, sperava solamente che la battuta fosse più divertente. Si poteva provare a giocare con lei, ma era difficile starle dietro. Aveva addosso l’impazienza tipica di chi ha appena cominciato.

Per questo mi è così difficile pensare che un attacco di cuore, anche uno bello pesante, possa averla messa a tacere. Recentemente, su Rolling Stone, disse al mondo che non la divertiva affatto il pensiero di dover morire. Ma poi aggiunse: «Se deve succedere, vorrei qualcuno come me intorno». Esattamente, niente di meglio che uno spirito come il suo per affrontare l’oblio.
A soli 60 anni ha lasciato sua figlia, la protagonista di Scream Queens Billie Lourd, 24 anni; quella leggenda di Hollywood che è sua madre, Debbie Reynolds, 84enne; il suo fratello attore e produttore, Todd Fisher, di 58 anni. Senza dimenticare le sue sorellastre Joely Fisher e Tricia Leigh Fisher, e l’amato French Bulldog Gary, che è stato con lei all’ospedale dopo l’arresto cardiaco sul volo che da Londra la stava portando a LA. Le sue condizioni sono sembrate stabili per qualche momento, ma alle 8:55 del 27 dicembre era morta.

I necrologi hanno parlato di tutte le cose che sapevamo già: del suo talento di attrice, sceneggiatrice, produttrice e attrice di teatro. L’ho vista a Broadway nel 2009 in Wishful Drinking, un one woman show in cui scherzava sulla sua infanzia tumultuosa in quanto figlia di Debbie Reynolds e del cantante Eddie Fisher, per poi diventare successivamente figliastra di Elizabeth Taylor, nuova moglie del padre.

Carrie Fisher in 'Wishful Drinking.' HBO

Carrie Fisher in ‘Wishful Drinking.’ HBO

Il suo disordine bipolare e le dipendenze da cocaina e farmaci sono state spesso sui giornali, insieme all’elettroshock che l’attrice ha ammesso di avere subito per «rimuovere il cemento nel cervello». Finì sui tabloid ancora e ancora, per esempio quando trasformò in un film il suo bestseller autobiografico Postcards From the Edge, con Meryl Streep nel ruolo del suo avatar.

La sua vita spesso ha fatto ombra alla sua carriera di attrice, dal suo matrimonio con Paul Simon e al loro divorzio fino alla relazione con Bryan Lourd, dalla quale è nata la loro figlia. Poi ci sono stati i ricoveri, tanti. Come può un ruolo cinematografico competere con tutto ciò? Dalla giovane promessa che abbiamo ammirato in Shampoo, suo film d’esordio del 1975, a The Blues Brothers. E, per i più attenti, Carrie ha fatto anche un cameo in Scream 3. «Andiamo», mi disse una volta, «non sarò ricordata per i miei ruoli al cinema»

L’eccezione però c’è, ed è la Principessa Leia, ruolo che ha interpretato nella trilogia originale e in Star Wars: The Force Awakens dello scorso anno. George Lucas ha ammesso quanto lei migliorò i propri dialoghi. E rivederla, 40 anni dopo, con Harrison Ford, fa tornare alla mente la loro storia d’amore negli anni ’70, ammessa solo recentemente nella biografia The Princess Diarist.

Carrie Fisher e Harrison Ford

Carrie Fisher era sempre più grande, più veloce, più simpatica, più profonda, e più vera dei ruoli che abbia mai interpretato. Tutti i suoi fan sanno che uno dei suoi punti di forza è stato quello senza dubbio quello di trarre tantissimo dalle esperienze che ha vissuto.

Il prossimo anno la HBO manderà in onda il documentario Bright Lights, nel quale la Fisher e la sua mamma famosa – che vive accanto a lei – raccontano del loro rapporto non sempre rose e fiori. Carrie parla di tutto, senza alcun tipo di timore, anche di quella volta in cui la madre chiese a un amico di aiutare la figlia a perdere la verginità. Ma lei rifiutò: «Ero una ragazza di strada. Ma la mia strada era Rodeo Drive».

Questa è la Carrie che conoscevo. Anche i suoi commenti più taglienti erano diluiti da una gentilezza unica. Era autentica, e si aspettava lo stesso da te. Ha affrontato i suoi difetti in un modo così candido da diventare l’antidoto alla celebrità per eccellenza. Poteva ridere di se stessa come una pazza. Una volta immaginò il suo necrologio: «Carrie Fisher affogata nel chiaro di luna, soffocata dal suo reggiseno». Questa è la voce che c’è nella mia testa. E che ci sarà per sempre.

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