‘Carmine Street Guitars’, guitar porn contro la gentrificazione di New York

Presentato prima a Venezia e poi a Toronto, il documentario di Ron Mann racconta un pezzo di storia della musica e del Greenwich Village, tra special guest e l'uomo che con il legno (di recupero) fa magie.

Rick Kelly è l’uomo che dagli anni ’70 costruisce chitarre customizzate a partire dal legno che ha fatto la storia di New York. Dorothy è sua madre, ha 93 anni, risponde al telefono e tiene la contabilità. E poi c’è Cindy Hulej, con i suoi capelli biondi arruffati e l’eyeliner rock-chick, che è la giovane apprendista di Rick, concentrata a decorare gli strumenti o a sperimentarsi come social media manager. Insieme sono l’anima di Carmine Street Guitars, il negozio di musica che è un’istituzione a Greenwich Village, un raro avamposto di difesa contro l’omogeneizzazione di Manhattan, con gli agenti immobiliari che cercano di costruire condomini intorno alla sua vetrina.

Non c’è niente che suoni come uno strumento di Rick: lo sanno bene Bob Dylan, Lou Reed, Patti Smith e Jim Jarmusch, solo per citarne alcuni. Jarmusch, in particolare, che da Stranger Than Paradise è diventato uno dei punti fermi del cinema indipendente ma è anche il chitarrista della band SQÜRL, è il deus ex machina del documentario, cliente abituale dello store, dove lo vediamo arrivare per farsi cambiare le corde di un’acustica: è grazie a lui che il regista Ron Mann (Altman) ha scoperto Rick e la sua storia. E ha deciso di raccontarla.

Il film cattura cinque giorni nella vita del negozio al centro di quello che un tempo era il cuore della New York bohémien e ora è zona di ristoranti di lusso e negozi per i nuovi ricchi. Carmine Street Guitars è resiliente alla crescente gentrificazione, con Rick che continua a modellare casse e manici usando esclusivamente quelle che lui chiama “le ossa della Grande Mela”, e cioè legname recuperato da edifici dismessi della città, come gli storici pub Chumley’s o McSorley’s: “La sensazione è quella di suonare un pezzo di New York” commenta Lenny Kaye della Patti Smith band, imbracciando una chitarra.

Nonostante i dialoghi un po’ troppo messi in scena e le guitar session, bellissime ma a volte infinite (pane per feticisti dello strumento), Carmine Street Guitars è una dichiarazione d’amore alla New York alternativa, ai bohémien e ai musicisti che quello spazio leggendario lo chiamano casa.

Nel corso degli 80 minuti di documentario entrano in negozio anche “Captain” Kirk Douglas dei The Roots, Charlie Sexton della Bob Dylan Band, Eleanor Friedberger dei Fiercy Furnaces, Nels Cline dei Wilco, il jazzista Bill Frisell, il virtuoso della chitarra Marc Ribot e Dallas e Travis Good dei The Sadies, la band canadese che ha scritto la colonna sonora del film.

“Volevo raccontare l’essenza di quel posto prima che tutto scivolasse via”, spiega il regista di Altman, Mann. “È un’oasi di bellezza e onestà, e quando sei lì dentro il resto del mondo è davvero fuori. Sembra di tornare indietro nel tempo”. Tutti gli artisti infatti entrano per provare gli strumenti o chiedere consigli, ma soprattutto per fare due chiacchere con Rick, una formidabile enciclopedia di aneddoti e ricordi di un alternative Village che, ormai, non c’è più.