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Bud Spencer Song Explosion: la carriera musicale del gigante del cinema italiano

Non era solo un nuotatore diventato attore di menare. Ecco le canzoni che ha cantato, quelle che ha scritto ed eseguito e quelle fatte per gli altri

Bud Spencer sulla cover del suo album solista Futtetenne

Bud Spencer sulla cover del suo album solista Futtetenne

Purtroppo è successo: da diverse ore Bud Spencer, all’anagrafe Carlo Pedersoli, sta prendendo a pizze in faccia David Bowie, Prince e Lino Toffolo.

Il gigante burbero del cinema italiano che, in coppia con l’aitante e complementare Terence Hill sgominava loschi trafficanti, schiavisti senza scrupoli, intere organizzazioni criminali solo ed esclusivamente a suon di ceffoni, ci ha lasciato dopo 86 anni in cui ha fatto quasi qualunque cosa: è stato un campione olimpionico di nuoto, un impiegato presso l’Alfa Romeo di Caracas, un pilota automobilistico, un elicotterista, ha lanciato un proprio marchio di jeans, ha costruito autostrade in Amazzonia, fondato una compagnia aerea e ovviamente è stato uno degli attori più famosi e amati d’Italia.

Non tutti però sanno che tra le molte passioni di Bud c’è stata anche quella per la musica. Discreto pianista e amante del sax baritono (qui sopra lo vediamo cimentarsi in una versione di Mississippi Dream in Non c’è 2 senza 4) già nel 1961, ancora lontano dalla popolarità che gli avrebbe regalato il grande schermo, Carlo dà alle stampe il suo primo 45 giri: si tratta di In Una Nuvola/Ciuf Ciuf Cia, edito da Gam Records. Pedersoli qui canta ed è autore delle musiche, fortemente influenzate dagli anni trascorsi in Sud America: riti latini e bossa nova sono e resteranno spesso una costante di tutta la sua produzione musicale. Poco dopo, nel 1963, firma un contratto con la RCA che frutta collaborazioni importanti come il già famosissimo Nico Fidenco (suo è il testo di Cleopatra) e con Ornella Vanoni, per la quale scrive Ogni Sera (1965).

Sedotto dallo spaghetti western prima e dallo spaghetti action (?) poi, Pedersoli, ora diventato Bud Spencer (nome d’arte che è un duplice omaggio al leggendario attore Spencer Tracy e alla birra Bud) stringe un forte sodalizio con Guido e Maurizio de Angelis, due fratelli della provincia di Roma che sotto l’appellativo di Oliver Onions avrebbero poi realizzato innumerevoli colonne sonore e sigle di cartoni animati negli anni a seguire.
Proprio a una colonna sonora dei fratelli De Angelis Bud Spencer presta la voce: si tratta di Oh! Ettore, brano d’apertura del film Il Soldato di Ventura di Pasquale Festa Campanile.

Sempre con gli Oliver Onions incide nel 1978 il suo secondo 45 giri: Cock A Doodle Doo/My Name is Zulu. La prima è una reggae song indolente e scalcinata sulla quale si stravacca l’inconfondibile timbro vocale di Spencer, a cui fanno da contraltare i coretti armonizzati dei fratelli de Angelis, il loro marchio di fabbrica. Il nostro si divertirà a cantarla unplugged in versione spagnola in una delle tante scene madri del para-remake italiano di The Longest Yard, Lo chiamavano Bulldozer. La b side My Name is Zulu invece è un bizzarro spoken word su un giro armonico in minore di tastiere e synth in cui il nostro va poco oltre il titolo del brano.

L’anno successivo il terzetto Spencer/De Angeli Brothers ci regala un’altra perla: si tratta di Grau Grau Grau, canzone presente nella colonna sonora di Io Sto Con Gli Ippopotami: un dichiarato manifesto animalista che strizza palesemente l’occhio, e forse anche qualcos’altro, ad ‘awimmawe’.

Dagli anni ’80 in poi le sue incursioni nella discografia si fanno più sparute. Segnaliamo Guardian Angels, scritta da Enrico Riccardi nel 1995; Che Ne Parlammo Affà e Ce Vulimmo Pensa’, entrambe del 2001. Nello stesso periodo Bud omaggia nuovamente le proprie radici partenopee con il singolo Futtetenne, composta da Spencer con Nereo Foresti, una summa della sua filosofia di vita che però deve aver applicato anche durante la realizzazione del brano: arrangiamenti che sembrano un po’ basi midi del CantaTu, testi qualunquistici e uno scazzo generalizzato minano le premesse dell’operazione. Forse i panni del crooner a là Nicola Arigliano stanno un po’ stretti a Bud, o forse è solo stanco.

Questo pugno di brani, al di là di ogni considerazione qualitativa, resta una vivida testimonianza della poliedrica vitalità del Bud nazionale, della sua contagiosa simpatia, del suo innegabile carisma. In parecchi storsero il naso quando si schierò con Storace nelle liste di Forza Italia per le elezioni regionali del Lazio nel 2005, nonostante non fosse un segreto il suo essere di destra. Ciò nondimeno, Bud Spencer è un mito assoluto della cosmologia del pop italiano, e nessuno osi sostenere il contrario. Altrimenti ci arrabbiamo.

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