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Bruno Bozzetto: non provate a chiamarlo “maestro”

Incontro con il presidente onorario di cortoLovere, il Festival Internazionale di Cortometraggi (in programma dal 24 al 29 settembre), che ha trasformato in disegno 60 anni di Storia d’Italia. E vuole continuare a farlo, ma in libertà.

«Dai, è ridicolo!» sostiene Bruno Bozzetto. Stiamo chiacchierando in un bar storico di Bergamo, la città dove vive, e ho appena accostato il suo nome a quelli di Disney e Miyazaki nel panorama dell’animazione mondiale. «Loro sono dei geni, io ho fatto qualcosina che è piaciuto… ma siamo seri, non c’è nessun termine di paragone».

Chi come me è cresciuto a pane, West and Soda e Vip avrà qualcosa da ridire. E infatti io provo a controbattere, ma lui precisa: «Adoro Fantasia, lo considero un capolavoro assoluto. Ogni volta che lo paragonano ad Allegro ma non troppo mi viene da ridere, è come confrontare un grattacielo con una casetta».

Niente, non c’è modo di far convivere pacificamente la definizione di “maestro” con Bozzetto, 80 anni di cui 60 passati disegnando. In quella di “precursore” invece sta più comodo: «Questo lo ammetto, su alcune cose ero avanti». La produzione di West and Soda, ad esempio, è partita quando il fenomeno dello Spaghetti Western non era ancora esploso. Poi Sergio Leone ha finito il suo Per un pugno di dollari prima, ma questa è un’altra storia. Se parli di temi che riguardano l’uomo «come la solitudine, il contrasto con la natura», dice, «quelli non cambiano mai. E allora non sono nemmeno un precursore, semplicemente quegli spunti sono validi ancora oggi».

Ma se hai creato oltre 300 opere tra film, corti e spot è inevitabile che questo status ti venga riconosciuto: Bozzetto è il presidente onorario di cortoLovere, il Festival Internazionale di Cortometraggi (in programma dal 24 al 29 settembre), che quest’anno si sposta con decisione nel territorio dei generi: «Il corto purtroppo è sempre stato poco celebrato. Viene considerato un trampolino per iniziare, invece è una forma molto completa. Con l’animazione si può davvero raccontare un mondo, anche nel tempo. E poi mi piace perché mi permette di lavorare in autonomia».

L’ultimo lungometraggio di Bozzetto, Sotto il ristorante cinese, è uscito nel 1987: «Non credo che ci sarà altro. Il fumetto che è uscito nei mesi scorsi, Minivip & Supervip: il mistero del via vai, è nato come lungometraggio, magari qualcuno vorrà farne un film, però non me la sento di impegnarmi personalmente». Il sistema produttivo contemporaneo è complicatissimo, afferma, «e voglio lavorare in totale libertà, una condizione che se collabori con altri devi conquistarti a fatica».

Non solo. Secondo Bozzetto l’obiettivo oggi è quasi esclusivamente il raggiungimento di una qualità straordinaria: «Tutto deve essere perfetto. Io me ne sono sempre fregato della perfezione, se si nota un difetto, allora vuol dire che il film è brutto. Se il prodotto ti cattura, non riesci a notare l’errore. Ci si difende dalla mancanza di idee originali e che facciano riflettere con lo spettacolo».

Da quando, nel 1958, girò il suo primo corto, Tapum! La storia delle armi, su un’asse da stiro inclinata, «la tecnica è stata stravolta completamente e, dal punto di vista estetico, l’animazione ci ha guadagnato parecchio. Ma ci dev’essere il giusto mix di eccellenza tecnica, denaro e contenuto, come nel caso di Lasseter, per arrivare a un capolavoro anche dal punto di vista umano tipo Toy Story. Mediamente la tecnica ha aiutato tanta gente diciamo mediocre a realizzare dei bei prodotti».

Il signor Rossi versione Rolling Stone disegnato per noi in esclusiva da Bruno Bozzetto.

Il signor Rossi versione Rolling Stone disegnato per noi in esclusiva da Bruno Bozzetto.

Anche l’umorismo è cambiato: «Si è involgarito parecchio, le battute raffinate vengono capite meno, c’è più superficialità. Si sta perdendo quel senso dell’ironia elegante e intelligente, che dovrebbe aiutarci a capire meglio il mondo». Quello che nel 1960 spinse Bozzetto a creare il personaggio del Signor Rossi, l’uomo medio alle prese con il boom economico: «Stiamo pensando di riproporlo come serie tv: adesso si dovrebbe confrontare con la tecnologia…».

Come si confronterebbe con il clima politico e sociale che stiamo vivendo? «Non si può fare ironia sulla politica, perché sta superando se stessa. Come si fa prendere in giro Trump? È già una macchietta, da dove inizio? Quando sono convinto di aver creato qualcosa di grandioso, lui il giorno dopo raddoppia. E mi frega».

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