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‘Becoming Led Zeppelin’, il doc verrà presentato a Venezia 78

«Il mio obiettivo era quello di realizzare un documentario che sembrasse un musical», spiega il regista Bernard MacMahon. «Ho voluto intrecciare le quattro storie dei componenti della band, prima e dopo la fondazione del gruppo»

I Led Zeppelin alla Redfern di Londra nel dicembre del 1968 tratto da 'Becoming Led Zeppelin'

Foto: Dick Barnatt/Getty Images/Courtesy of Biennale


Dopo che il regista Bernard MacMahon (American Epic) ha annunciato il titolo del doc Becoming Led Zeppelin, arriva la notizia che il film verrà presentato in anteprima Fuori Concorso della 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, che si terrà dall’1 all’11 settembre 2021.

Starring Jimmy Page, John Paul Jones e Robert Plant, e con interviste d’archivio di John Bonham,
«è un film che nessuno pensava fosse possibile girare», ha detto MacMahon. «L’incredibile ascesa al successo del gruppo è stata veloce e virtualmente mai documentata».

Becoming Led Zeppelin svela infatti il percorso individuale dei quattro componenti della celebre band attraverso la scena musicale degli anni ’60: dagli inizi, quando suonavano le hit dell’epoca in piccoli club inglesi, fino al loro incontro nell’estate del 1968, per un’esibizione che cambierà per sempre le loro vite. Le storie dei quattro musicisti diventano presto una sola, perché i Led Zeppelin si avviano a conquistare gli Stati Uniti in una corsa inarrestabile che ha il suo apice nel 1970, quando diventano la più grande rock band del mondo.

«Con Becoming Led Zeppelin il mio obiettivo era quello di realizzare un documentario che sembrasse un musical», ha spiegato ancora MacMahon. «Ho voluto intrecciare le quattro storie dei componenti della band, prima e dopo la fondazione del gruppo, con ampie parti nelle quali la storia dei Led Zeppelin è raccontata solo attraverso l’uso della musica e delle immagini, in modo da contestualizzare il loro sound nei luoghi dove è stato creato e nelle situazioni che l’hanno ispirato. Ho utilizzato solo pellicole e negativi originali, con oltre 70mila fotogrammi di repertorio restaurati manualmente, nonché sequenze di fantasia ispirate a Singin’ In The Rain, dove momenti inediti di esibizioni dal vivo si sovrappongono a immagini di manifesti, biglietti e viaggi, volendo ricreare quel senso di frenesia che ha segnato quella fase della loro carriera».

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