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Baumbach, Hoffman e Sandler raccontano ‘The Meyerowitz Stories’

La pellicola, già definita la migliore produzione originale di Netflix, vista attraverso lo sguardo del cast e del regista

Adam Sandler, Noah Baumbach, Dustin Hoffman e Grace Van Patten durante la presentazione di ‘The Meyerowitz Stories’

La famiglia, specie se disfunzionale, è spesso stata al centro dei film di Noah Baumbach, sin dagli esordi. Con Il calamaro e la balena, che nel 2005 gli valse una nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale, il cineasta americano si era ispirato alla sua infanzia e al divorzio dei genitori; Il matrimonio di mia sorella (in cui le protagoniste erano Nicole Kidman e Jennifer Jason Leigh, moglie del regista fino al 2013), esplorava invece le tensioni e il rapporto tra due sorelle agli antipodi. Giovani si diventa, nel 2014, era una commedia amara su crisi di mezza età e conflitti generazionali.

Insomma, nel corso di una carriera ventennale Baumbach, classe 1969, ha sempre fatto un tipo di cinema indipendente e personale. Oggi torna con lo strepitoso The Meyerowitz Stories (New and Selected): la pellicola, dopo l’accoglienza ricevuta all’ultimo Festival di Cannes, dove era in concorso, è adesso disponibile su Netflix. I protagonisti sono i fratelli Matthew, Danny e Jean (interpretati, rispettivamente, da Ben Stiller, Adam Sandler e Elizabeth Marvel), tutti alle prese con Harold, un padre eccentrico, ingombrante e particolarmente impegnativo (Dustin Hoffman). Harold Meyerowitz è uno scultore insoddisfatto, che lavora anche come docente al college. Pensa di non essere stato apprezzato a dovere e quindi fa di tutto per sminuire i suoi eredi: non c’è occasione in cui non sottolinei i loro fallimenti, autoproclamandosi unico artista della famiglia.

«Nonostante sia un personaggio sgradevole gli sono affezionato, perché penso che soffra molto. Solo che non sa come esprimere il proprio disagio», spiega Baumbach. Chissà se lui, figlio di critici cinematografici, cresciuto letteralmente nel mondo del cinema (la sua casa d’infanzia fu persino usata da Mike Nichols per il set di Heartburn – Affari di cuore), ha infilato anche stavolta, in questo film straordinario incentrato sui temi del successo e dei traumi che ci legano al passato, qualche pezzetto della sua storia privata. «Tutti i miei lavori sono personali, ma c’è una distinzione tra personale e autobiografico. Nel caso de Il calamaro e la balena il pubblico diede per scontato che fosse la mia storia. In effetti avevo inserito alcuni elementi provenienti dalla mia vita, ma allo stesso tempo si trattava di finzione. Lo stesso discorso vale per questo film. Frances Ha, che era incentrato su una ballerina 27enne che vive a New York ed è indecisa sul proprio futuro, è personale esattamente quanto The Meyerowitz Stories » ci racconta quando lo incontriamo al Corinthia Hotel di Londra, dove arriva accompagnato da Stiller e Hoffman (il quale, entrando in sala e notando alcuni posti rimasti vuoti, commenta ironico: “Ah, ma allora non è tutto sold out come pensavo!”).

Noah Baumbach e Dustin Hoffman sul set di ‘The Meyerowitz Stories’. Foto press

«Ho riunito un cast meraviglioso, formato da attori capaci di calarsi nei ruoli già al primo ciak. Questo mi ha dato la bellissima possibilità di sperimentare: in sala montaggio avevo del materiale incredibile tra cui scegliere» prosegue Baumbach, mentre Hoffman sorride sornione alla platea. Mr. Hoffman, qual è stato il suo approccio per dare vita a questo patriarca egocentrico e umorale? Conosce per caso uomini come lui? L’attore ride: «Sì, parecchi. La prima volta che ho parlato con Noah abbiamo discusso di quanto sia importante trovare del tempo per provare. È una cosa che non capita spesso, nel cinema: i produttori pensano che, se non stai girando con una cinepresa, allora non stai lavorando davvero. E invece abbiamo analizzato la storia per mesi, finendo per trovare parecchie somiglianze tra le nostre famiglie». Fa una pausa, si prende del tempo per pensare. «Credo che sia diabolico quando i padri non vogliono che i figli abbiano più successo di loro. Naturalmente non si tratta di cose che vanno a dire in giro, se le tengono per sé. Ma, in qualche modo, otteniamo quest’informazione da piccoli e ce la ricordiamo per tutta la vita».

Ben Stiller, Adam Sandler e Elizabeth Marvel in ‘The Meyerowitz Stories’. Foto Press

Adam Sandler, che nel film interpreta un aspirante musicista, è stato felice di tornare ad affiancare Dustin Hoffman sul set, dopo Mr Cobbler e la bottega magica. «Dustin è una persona che si concentra sul proprio lavoro, ma anche su quello dei colleghi. Ti incoraggia, ti spinge a dare il meglio». Già da tempo l’attore americano collabora con Netflix anche nelle vesti di produttore (nel 2014 ha firmato un contratto con la piattaforma di streaming, attraverso la sua società Happy Madison, per realizzare quattro pellicole). «È una squadra fantastica, che mi permette di esprimere la mia creatività in modo libero. È eccitante lavorare con loro, hanno un entusiasmo gigantesco e amano il cinema come pochi altri».

Interviene Baumbach: «Adam ha sentito da subito una connessione molto forte con il suo personaggio. Dustin, invece, è il tipo di interprete che fa mille domande. È un grandissimo narratore, gli interessa capire quali aspetti della storia colpiranno il pubblico. Quando hai a che fare con i grandi attori devi lasciarli fare: vanno oltre il tuo controllo, quello che fanno davanti alla cinepresa rimane un mistero».

Hoffman posa la tazza di caffè da cui stava bevendo e commenta: « Harold è uno stronzo, ma del resto lo siamo un po’ tutti. Il mio compito era semplicemente quello di tirare fuori quella parte di me. Ci siamo riusciti, no?».

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