Aspettando 'Suburra', la prima serie italiana firmata Netflix | Rolling Stone Italia
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Aspettando ‘Suburra’, la prima serie italiana firmata Netflix

Politica e mafia, violenza e Vaticano, urbanistica, sesso e corruzione: Michele Placido, Filippo Nigro e Alessandro Borghi anticipano l'attesissima serie ambientata nella capitale

Si è da poco conclusa a Berlino la conferenza stampa di presentazione della prima serie Netflix prodotta in Italia. Suburra, diretta da Michele Placido, è l’adattamento del romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, oltre che dell’omonimo film del 2015. 

Per quei pochi che non avessero visto il film, la serie prende il nome da un quartiere dell’Antica Roma, dove tutti s’incontravano in segreto – una sorta di distretto a luci rosse estremamente malfamato. Allora come oggi, a Roma i criminali e i politici convivono braccio a braccio e Suburra è l’emblema di questa commistione tra poteri legittimi e poteri occulti.

I sei personaggi principali della serie saranno gli stessi del film e la trama si svilupperà in un arco temporale di venti giorni, riassunti in dieci episodi. La storia comincia con le dimissioni del sindaco della città, che dopo averne dato pubblicamente annuncio ha venti giorni affinché tali dimissioni diventino effettive. Per Roma è un momento molto delicato, in quanto è appena stato approvato un nuovo piano regolatore in cui gli interessi urbanistici in ballo fanno gola a molti, dai politici, ai mafiosi, senza escludere il Vaticano.

Suburra è una serie in cui la politica e il crimine hanno un ruolo principale, che va ben oltre i singoli personaggi. Michele Placido, il re del noir all’italiana, introduce così il progetto: «Le serie televisive, al momento, sono il risultato più alto della produzione cinematografica per due ragioni: ci sono più soldi e c’è più tecnologia. È la prima volta che dirigo una serie e penso che Suburra sia un tassello importante per la cinematografia italiana».

La Roma di Suburra è composta da tre mondi: quello della bassa criminalità, legato alla mafia e alla droga; il mondo della politica, in cui la corruzione regna sovrana; quello del Vaticano e di San Pietro, un’ombra che aleggia su tutto e un mondo in cui recentemente anche il Papa è intervenuto per fare un po’ di pulizia.

Alla domanda di un giornalista che gli chiede se ha avuto la tentazione d’interpretare la serie nel ruolo di uno dei protagonisti, Placido risponde: «Quando dirigo i miei attori mi piace essere nei personaggi, mi piace far vedere come una prostituta si deve comportare a letto per sedurre un politico, mi piace indossare le vesti di un cardinale col cuore corrotto, oppure mi piace mostrare come si massacra un criminale. Da regista lo faccio comunque, ma con la testa. Penso che questo sia un buon punto d’incontro tra me e gli attori. In ogni caso, continuo a sentirmi più un attore che un regista».

Filippo Nigro lo conferma «È così che dirige Michele Placido». Nella serie, Nigro interpreta Amedeo Cinaglia, un consigliere comunale Presidente della Commissione Urbanistica che deve approvare il nuovo piano regolatore romano. Nigro descrive così il suo personaggio: «È una figura che viene dalla sinistra, dai centri sociali. Cinaglia è sposato con una politica di successo, parlamentare e con un ruolo più importante del suo, che è un semplice politico locale. Ma il personaggio ha comunque un ruolo centrale nella politica di Roma e, per questa ragione, ottiene il supporto di Samurai, leggendario boss del crimine, ultimo superstite della Banda della Magliana. Il partito di Cinaglia non ha mai davvero accettato la sua figura, così lui cerca di ritagliarsi un ruolo più importante. È attorniato da una corruzione strisciante che Amedeo non capisce e inizialmente non nota. Il personaggio lotta ancora per l’impossibile, per le cause perse ma, a un certo punto, deciderà di passare dalla parte dei cattivi per prendersi un ruolo che, secondo lui, merita e che non ha mai avuto».

Alessandro Borghi in Suburra

Alessandro Borghi parla del suo personaggio, Numero 8, boss criminale della zona di Ostia e figlio di un ex membro della Banda della Magliana, figura mitica del film sopravvissuta alla transazione: «La differenza tra il film e la serie è il tempo a disposizione per sviluppare il personaggio. Il Numero 8 della serie è più sfaccettato, le dinamiche interne alla sua famiglia sono approfondite: il padre è un boss di Ostia e Numero 8 inizia ad avere dei problemi all’idea di portare avanti la sua dinastia criminale, ha una sorella che si è sostituita alla mamma e sente la pressione di dover dimostrare di avere le carte in regola per continuare la tradizione famigliare. Numero 8 lo fa, ma con metodi poco ortodossi. Anche il suo look è molto diverso rispetto al film, perché ci sarà un cambiamento importante del personaggio, ma non posso svelarvi altro».

Qualcuno chiede se ci sono state pressioni da parte della politica o del Vaticano. Gina Gardini, produttrice esecutiva sia della serie che del film – ma anche di Gomorra – La serie e di Romanzo Criminale – risponde secca: «No, né con Suburra, né con Romanzo Criminale. Nessuna pressione». Placido invece ci va giù un po’ più pesante: «Con Netflix si può andare oltre, la Rai è già censurata, perché si parla di politica, per cui gli sceneggiatori si mettono al riparo. Con Netflix possiamo fare quello che ci pare e Suburra è quello che ci pare. Abbiamo avuto piena libertà di scelta anche per il cast: non abbiamo dovuto necessariamente coinvolgere le piccole star del nostro paese. Vedrete anche attori che a quaranta, cinquant’anni sono al loro primo ruolo. Questa è la democrazia di Netflix: la libertà».

Sull’eventuale presenza di scene di sesso e di violenza, Placido afferma: «Non strumentalizziamo il sesso per fare spettacolo, cerchiamo di mostrare aspetti reali legati al mondo criminale, come la prostituzione, anche se si tratta di una minorenne gettata nel mercato del sesso per sedurre un religioso o un politico. Io vengo dal teatro, Shakespeare osava più di quanto osino le serie televisive europee. Il mondo shakespeariano è pieno di violenza». Infine, il regista aggiunge: «Denaro, droga, sesso, sono elementi che muovono i meccanismi delle persone di potere e di tutti noi peccatori carnali».

Suburra è una coproduzione Netflix e Rai: la serie andrà in onda in chiaro circa un anno e mezzo dopo la messa online. Gina Gardini di Cattleya sembra molto soddisfatta della collaborazione: «La Rai è stata fantastica, ha abbracciato questo nuovo tipo di storytelling. Sono stati dei partner entusiasti». Michele Placido, invece, è tantino polemico al riguardo: «Finalmente la Rai osa e sceglie di rischiare. Netflix ha reso positivo un cliché del passato. Argomenti come la relazione tra politica e mafia sono sempre stati bocciati dalla Rai. Poi vedremo come andrà a finire, cosa andrà in onda».

Alla domanda su quali sono le differenze tra le serie della cosiddetta televisione “generalista” e una serie ideata per lo streaming come Suburra, Filippo Nigro risponde: «La serialità ti permette un tipo di approfondimento diverso. Da giovane volevo fare cinema, adesso invece apprezzo molto il lavoro che puoi fare sul personaggio di una serie. In generale, la preparazione è la stessa della televisione generalista, l’unica differenza è che qui non ci sono paletti».

Gli altri protagonisti di Suburra sono Claudia Gerini, Francesco Acquaroli, Giacomo Ferrara ed Eduardo Valdarnini. Cosa aggiungere se non che, personalmente, dopo un’introduzione come questa, Suburra aspetto di vederla con ansia. Potrebbe rivelarsi la nuova Gomorra, ma al momento è troppo presto per dirlo.

Filippo Nigro in Suburra