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Addio a Sidney Poitier

Primo attore di colore a vincere l'Oscar come miglior protagonista (per 'I gigli del campo'), è diventato una leggenda a Hollywood nel pieno dell'era dei diritti civili. Tra i suoi film più celebri 'Indovina chi viene a cena' e 'La calda notte dell'ispettore Tibbs'

Sidney Poitier nel 1980

Foto: Evening Standard/Getty Images


Sidney Poitier è morto a 94 anni. Una fonte vicina alla sua famiglia ha confermato la scomparsa dell’attore all’Hollywood Reporter e anche il ministro degli Esteri delle Bahamas, Fred Mitchell, ha fatto lo stesso. Le cause però non sono ancora ancora note.

Poitier è diventato una leggenda a Hollywood nel pieno dell’era dei diritti civili, quando c’erano pochi ruoli disponibili per gli interpreti di colore e molti erano radicati in pessimi stereotipi. Dopo essere stato il primo nero ad aggiudicarsi l’Oscar come miglior attore (nel 1964 per I gigli del campo), ha spianato la strada ai nomi afroamericani nell’industry. Prima di lui soltanto Hattie McDaniel, la Mami di Via col vento, aveva portato a casa la statuetta nel 1940, ma come supporting. E ci sono voluto altri 20 anni dopo di lui perché un altro interprete di colore, Lou Gossett Junior, vincesse di nuovo per Ufficiale e gentiluomo, nel 1983.

Minore di sette figli di una modesta famiglia di commercianti delle Bahamas (quando erano ancora una colonia britannica), Poitier nacque nel 1927 a Miami mentre i genitori erano in visita per il fine settimana, circostanza che gli ha fatto ottenere automaticamente la cittadinanza americana. È cresciuto alle Bahamas, ma è tornato a Miami all’età di 15 anni ed è andato a New York quando ne aveva 16. Dopo essersi arruolato nell’esercito e fatto anche lavori come il lavapiatti, è entrato nel North American Negro Theatre e ha ottenuto il ruolo cinematografico di debutto nei panni di studente delle superiori in Il seme della violenza (1955). Poi, nel 1958, Poitier ha recitato al fianco di Tony Curtis in La parete di fango, che ha conquistato nove nomination all’Oscar (con candidature per entrambi nei panni degli evasi).

Poitier vinse la statuetta nel 1964 per I gigli del campo, dove impersonava un tuttofare che aiuta un gruppo di suore di lingua tedesca a costruire una cappella. A contribuire alla performance da Oscar anche la sua voce che rese celebre in tutto il mondo il gospel Amen.

Tra i titoli più famosi ed epocali della sua carriera c’è Indovina chi viene a cena del 1967, dove interpretava il medico di colore di cui si innamora la figlia di una coppia progressista (Katherine Hepburn e Spencer Tracy).

Oltre alla sua prolifica carriera di attore, Poitier ha diretto numerosi film, ha scritto tre libri e ha svolto un ruolo importante nel movimento per i diritti civili. È apparso insieme ai manifestanti alla marcia su Washington di Martin Luther King Jr. nel 1963 – ha anche partecipato al funerale di King Jr. cinque anni dopo – e ha viaggiato nel sud con il collega attivista e attore Harry Belafonte. Ma anche la recitazione faceva parte del suo attivismo: «Vado davanti a una telecamera con la responsabilità di essere almeno rispettoso di determinati valori», ha detto una volta Poitier. «I miei valori sono disconnessi con quelli valori della comunità nera».

Inizialmente era diffidente nei confronti dell’adattamento di Porgy and Bess, dicendo nel 1957, dopo l’annuncio del film, che aveva originariamente rifiutato il ruolo a causa della «paura che, se gestito in modo improprio, Porgy and Bess potesse essere dannoso per i neri» (da Variety). Mentre lavorava al mystery del 1965 La calda notte dell’ispettore Tibbs, vincitore del premio come miglior film, Poitier ha chiesto un cambiamento-chiave alla sceneggiatura in modo che il suo detective Virgil Tibbs schiaffeggiasse un sospetto bianco che per primo aveva messo le mani addosso al suo personaggio.

Più tardi, Poitier si dedicò alla filantropia, all’attivismo e alla diplomazia. L’attore, che ha mantenuto la cittadinanza delle Bahamas, è stato ambasciatore dell’isola delle Indie Occidentali in Giappone dal 1997 al 2007. È stato insignito della nomina di Cavaliere Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla Regina Elisabetta nel 1974 e ha ricevuto quasi tutti i riconoscimenti possibili per il suo lavoro nel cinema: The Kennedy Center Honor nel 1995 e premi alla carriera sia dai BAFTA che dagli Academy Award; Poitier ha ricevuto quest’ultimo nel 2002 la stessa notte in cui Denzel Washington è diventato il secondo attore nero a vincere come miglior attore (per Training Day) e Halle Berry è diventata la prima donna di colore a vincere come migliore attrice (Monster’s Ball). «Seguirò sempre le tue orme», aveva detto Washington a Poitier dal palco dopo il trionfo.

Nel 2009, Poitier ha ricevuto la Presidential Medal of Freedom, il più alto riconoscimento conferito a un civile, dal presidente Barack Obama. «È stato detto che Sidney Poitier non fa film; fa pietre miliari», ha affermato Obama. «Pietre miliari dell’eccellenza artistica, pietre miliari del progresso americano. Sullo schermo e dietro la macchina da presa… Poitier non solo ha intrattenuto, ma illuminato, cambiando atteggiamenti, allargando i cuori, rivelando il potere del grande schermo di avvicinarci».

L’anno scorso, dopo che l’Arizona State University ha ribattezzato la sua scuola di cinema in nome dell’attore – The Sidney Poitier New American Film School – sua figlia, Sydney Poitier Heartsong, ha affermato che l’obiettivo di lunga data di suo padre era che i neri avessero opportunità in tutti gli aspetti dell’industria cinematografica, «So che all’epoca, la cosa che lo faceva arrabbiare di più era che era l’unico. Era l’unico in piedi lassù. Era l’unico con un Academy Award. E si è battuto affinché anche gli altri potessero essere inclusi. Voleva vedere la sua storia e le sue sembianze rappresentate sullo schermo, ed era anche profondamente consapevole del fatto che ciò non sarebbe accaduto completamente, nel modo in cui avrebbe dovuto, a meno che non ci fossero persone anche dietro la telecamera».

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