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«Abolita la censura cinematografica»: il burro di ‘Ultimo tango a Parigi’ & Co. finalmente liberi

Dal capolavoro di Bertolucci a ‘Totò che visse due volte’ di Ciprì e Maresco, innumerevoli i casi di censura che hanno colpito il nostro cinema. Da oggi saranno produttori e distributori ad autoregolamentarsi

Marlon Brando e Maria Schneider in ‘Ultimo tango a Parigi’ di Bernardo Bertolucci

Foto: Mondadori Portfolio by Getty Images

«Abolita la censura cinematografica, definitivamente superato quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti». Così il Ministro della cultura, Dario Franceschini, dopo aver firmato il decreto che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione generale cinema del Ministero della Cultura con il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori.

E così torna alla mente il processo e il rogo di Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, il caso più eclatante di censura – correva l’anno 1972 – subita da una pellicola. Una vicenda famosissima, ma non proprio isolata nella nostra cinematografia. Basti pensare a Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco nel 1998.

Questi i numeri della censura: stoppati 274 film italiani, 130 americani e 321 da altri Paesi su 34.433 lungometraggi sottoposti a censura dal ’44 a oggi; e 10.092 ammessi dopo modifiche, ben un terzo del totale, secondo il censimento in occasione della mostra del Ministero della Cultura, Cinecensura.

Il provvedimento era atteso da tempo perché ancora era in vigore «quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti», ha sottolineato il ministro. Al suo posto, arriva la nuova Commissione con il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori.

In pratica «si mette in essere una sorta di autoregolamentazione e saranno i produttori o i distributori ad autoclassificare l’opera cinematografica, alla commissione il compito di validare la congruità».

Questo vale per l’uscita in sala, è bene precisarlo perché «per le piattaforme vale il sistema del parental control (e dunque è demandata alla famiglia la responsabilità)», ha spiegato Nicola Borrelli, direttore della Direzione generale cinema e audiovisivo. Inoltre, i materiali pubblicitari avranno icone indicanti l’eventuale presenza dei contenuti ritenuti sensibili per la tutela dei minori, tra i quali violenza, sesso, uso di armi o turpiloquio.

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