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100 Tv Show che hanno fatto la storia | Dalla posizione 80 alla 61 | (100-81)

La redazione di Rolling Stone USA ha selezionato le migliori serie e programmi della TV americana

80. “The Fugitive” (Il fuggitivo) (1963-1967)


Il dottor Richard Kimble viene accusato ingiustamente di aver ucciso la moglie, scappa e si mette alla caccia del vero assassino. L’ultimo episodio segna un record di ascolti: l’intera nazione è incollata davanti alla tv per vederlo catturare l’uomo con un braccio solo. (ed. ita.)

79. “In Living Color” (1990-1994)


Keenen Ivory Wayans ha trovato il successo con questa serie portando sensibilità hip hop negli sketch comici, con personaggi come il clown del ghetto misantropo Homey, e lanciando la carriera dell’unico protagonista bianco, un ragazzo con la faccia di gomma che allora si chiamava James Carrey.

78. “Thirtysomething” (In famiglia e con gli amici) ( 1987-1991)


Un dramma sugli yuppies alle prese con la paternità, il matrimonio, il lavoro e il mercato immobiliare. Colletti bianchi che tentano la scalata ai vertici delle corporation cercando di sopravvivere ai compromessi. (ed. ita.)

77. “The Walking Dead” (2010-oggi)


L’apocalisse zombie definitiva, basata sul fumetto culto di Robert Kirkman. Un gruppo di uomini che lottano per sopravvivere all’attacco dei morti viventi, con alcune delle scene di violenza più repellenti mai viste sul piccolo schermo. (ed. ita.)

76. “Late Night with Conan O’Brien” (1993-2009)


Quando uno sconosciuto con i capelli rossi viene annunciato come successore di Letterman, tutti pensano che il suo talk show fallirà ancora più velocemente di quello di Chevy Chase. Ma Conan dimostra che nessuno può competere con lui in stranezza e rapidità comica. Anche adesso che è stato esiliato sulla TBS, Conan continua a regalare un personaggio assurdo come il pupazzo Triumph, the Insult Comic Dog.

75. “The People v. O.J. Simpson: American Crime Story” (Il caso O.J. Simpson)” (2016)


Dopo una carriera al top (Nip/Tuck, Glee, American Horror Story), il produttore Ryan Murphy dimostra di saper fare ancora meglio con una miniserie di 10 puntate sul caso O.J. Simpson. Grazie alle interpretazioni di John Travolta, Sarah Paulson e David Schwimmer, la serie riesce a rendere ancora una volta inquietante il processo più televisivo della storia americana. (ed. ita.)

74. “The Ren & Stimpy Show” (1991-1995)


Nell’era post-Simpson tutti cercavano la prossima grande serie animata. Alla fine il titolo è spettato a questo cartone creato dal canadese John Kricfalusi per Nickelodeon, che parla di un’adorabile coppia formata da un Chihuahua nevrotico e irritabile e dal suo fedele amico gatto, gentile e innocente.

73. “Transparent” (2014-oggi)


La serie creata e diretta da Jill Soloway è diversa da qualsiasi altra cosa vista in tv, con Jeffrey Tambor nel ruolo del patriarca transessuale di una famiglia divisa che cambia identità da Mort a Maura. Una botta emotiva: come si fa a dimenticare la puntata del Trans Got Talent Show in cui Maura canta Somebody That I Used to Know davanti alle sedie vuote che ha riservato per i suoi figli? Continua a cantare, Maura. (ed. ita.)

72. “Girls” (2012-oggi)


Lena Dunham aspira a essere la voce della sua generazione, o almeno di una generazione, in questa risoluta sitcom che parla di un quartetto di 20enni acide che vanno incontro al fallimento praticamente in ogni cosa che tentano di fare (che sia a scuola, al lavoro, con gli uomini ecc.). (ed. ita.)

71. “Mr. Show” (1995-1998)


Che strana carriera hanno avuto Bob Odenkirk e David Cross, e che strana coppia formano in questo show comico di culto trasmesso da HBO, con future star come Sarah Silverman nel cast. Bob e David danno il meglio nella parodia di Jesus Christ Superstar, con Jack Black nel ruolo del Messia hippy, o nello sketch della band heavy metal gay Wyckyd Sceptre.

70. “Roseanne” (Pappa e Ciccia) (1988-1997)


Un’esplosione comica di determinazione da parte della classe lavoratrice del Midwest, che fa sembrare di colpo tutte le altre serie degli anni ’80 delle fesserie. In un’epoca disgraziata per le commedie tv, Roseanne è la matriarca di una famiglia come tante che lotta per sopravvivere, con il marito biker John Goodman e la sorella nevrotica Laurie Metcalf. (ed. ita.)

69. “The Ed Sullivan Show” (1948-1971)


Il più grande varietà d’America va in onda dal vivo ogni domenica sera. Ed Sullivan è stato quello che ha fatto esordire i Beatles negli Usa, battendo ogni record di ascolto nel 1964: in 73 milioni li guardano cantare She Loves You. È anche il tizio che ha censurato Elvis, facendolo inquadrare solo dalla vita in su, e che ha imposto ai Rolling Stones di cambiare il ritornello di Let’s Spend the Night Together in “passiamo un po’ di tempo insieme”. E nel 1971 infatti ha chiuso i battenti.

68. “The State” (1993-1995)


Lo show comico di MTV è una ventata di arroganza giovanile che attraversa gli anni ’90 raccontando in una serie di sketch al fulmicotone le avventure assurde di 11 personaggi che sembrano tutti sapientoni del college. Dopo tre anni su MTV, lo show passa a un network tv e finisce per essere schiacciato dal mainstream e dalla macchina delle corporation, eppure diventa lo stesso una serie di culto.

67. “The Odd Couple” (La strana coppia) (1970-1975)


Tony Randall è il nevrotico fotografo Felix, Jack Klugman è Oscar, giornalista sportivo con il sigaro in bocca: abbandonati dalle mogli, i due dividono un appartamento a Park Avenue e si scontrano ogni giorno, scaricando l’uno sull’altro la loro rabbia di uomini divorziati. Il soggetto è quello di una commedia di Neil Simon, ma nella forma della sitcom funziona meglio che a teatro grazie alla negatività di Randall-Klugman. Il loro ballo sul prato di Central Park è una delle immagini più romantiche di N.Y. (ed. ita.)

66. “Downtown Abbey” (2011-2016)


Benvenuti in una tenuta di campagna dell’aristocrazia inglese del 1912, in cui la famiglia Crawley, creata da Julian Fellowes, mette in scena l’ascesa e il declino dell’impero britannico raccontando la vita di signori che saltano da un letto all’altro, e gli intrighi dei loro servitori. Maggie Smith ruba la scena nel ruolo della contessa madre Violet Crawley, che più di ogni altro fa finta che il mondo non stia cambiando. La sua battuta migliore: “Cos’è il weekend?”. (ed. ita.)

65. “Happy Days” (1974-1984)


R.I.P. Garry Marshall (scomparso nel luglio del 2016). L’opera definitiva del maestro delle sitcom è questo grande successo ambientato negli anni ’50, con Henry Winkler-Fonzie che impera sul Drive In di Al con i suoi amici nerd Richie, Potsie e Ralph Malph. Possiamo perdonare a Happy Days di averci dato anche Scott Baio nei panni del cugino stronzo di Fonzie, Chachi, e anche l’episodio in cui Fonzie fa una gara di sci nautico e inventa il concetto televisivo di “saltare lo squalo”, ovvero l’espressione per indicare una serie al top che inizia un inesorabile declino. (ed. ita.)

64. “Chappelle’s Show” (2003-2006)


La commedia è una droga e Dave Chappelle è un genio folle e imprevedibile. Alcune volte il suo show su Comedy Central è geniale, altre fa schifo, fino a quando Dave molla all’improvviso durante la terza stagione. È uno shock per la cultura pop degli anni 2000: come quando il suo socio Charlie Murphy (fratello di Eddie) racconta le sue disavventure con celebrità come Rick James o Prince, o quando Dave interpreta l’unico suprematista bianco afroamericano cieco al mondo.

63. “The Wonder Years” (Blue Jeans) (1988-1993)


Perfettamente in linea con gli anni ’80, racconta l’infanzia dei babyboomers nel modo più nostalgico possibile: Fred Savage cresce nella periferia americana tra gli anni ’60 e ’70 e impara tutto della vita grazie alla ragazza della porta accanto, Winnie Cooper, interpretata dalla futura studiosa di matematica Danica McKellar. (ed. ita.)

62. “Sex and the City” (1998-2004)


A un certo punto, questa specie di serie pornografica sulle scarpe da donna ambientata a Manhattan è ovunque, al punto che anche Jay-Z dice che, quando è in onda Sex and the City, Beyoncé non gli parla. Sarah Jessica Parker e la sua cricca di ragazze (Cynthia Nixon, Kristin Davis e Kim Cattrall) fanno shopping, si incontrano a pranzo e scherzano tra loro mentre girano per un quartiere pieno di uomini ricchi ed eterosessuali, fino a quando non si rendono conto che la loro vera anima gemella sono loro stesse. E forse anche Manolo Blahnik. (ed. ita.)

61. “Your Show of Shows” (1950-1957)


Sid Caesar ha perfezionato il formato dello sketch comico negli anni ’50, insieme a leggende come Imogene Coca e Carl Reiner. Quando Nanette Fabray sostituisce Coca nel 1954, il titolo cambia in Caesar’s Hour, ma lo spirito rimane lo stesso. Dalla sua writer’s room sono passati giovani emergenti e affamati come Mel Brooks, Neil Simon e Woody Allen. Scene come quella del clown Gallipacci, del 1950, fanno ridere ancora oggi, specialmente quando un Caesar fuori di testa frigna farfugliando in finto italiano.

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