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Nastri d’argento 2020: chi vincerà (e chi dovrebbe vincere secondo noi)

Una cerimonia dal vivo, sì, ma niente rituale consegna sul palco e tantomeno red carpet a causa della norme anti-Covid: lunedì 6 luglio i giornalisti cinematografici consegnano i loro premi. Ecco i pronostici di Rolling

Giulia Melillo in 'Favolacce' dei Fratelli D'Innocenzo

Miglior film

Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo
Pinocchio di Matteo Garrone
Gli anni più belli di Gabriele Muccino
Hammamet di Gianni Amelio
La Dea Fortuna di Ferzan Ozpetek

Chi vincerà: Favolacce
I nuovi golden boys del cinema italiano sono anche i protégés dei critici dai tempi del loro esordio di due anni fa, La terra dell’abbastanza. Per questo il Nastro più importante alla loro fiaba horror Favolacce sembra, più che un atto scontato (e meritato), anche la certificazione del: ve l’avevamo detto. Perché ora dei fratelli D’Innocenzo (qui la nostra cover story) parlano tutti: il futuro del nostro cinema sono loro.
Chi dovrebbe vincere: Gli anni più belli
Mucciniani della primissima ora, uniamoci! Ora più che mai: dopo il bel ritorno sul suolo patrio con il cattivissimo A casa tutti bene, Muccino firma la sua opera forse più matura, ispirata, e pure ambiziosa (ne ha scritto qui). Omaggiando modelli altissimi (Scola, e chi sennò), ma ripensandoli in chiave personale, perfettamente in linea con la sua filmografia “generazionale”. Il resto lo fa il suo star-system altrettanto ispirato: Favino, Ramazzotti, Rossi Stuart, Santamaria. E la title track di Claudio Baglioni. Da pelle d’oca.
Chi potrebbe vincere: Martin Eden
L’adattamento letterario più spericolato del cinema italiano recente. Pietro Marcello prende il romanzo di Jack London, lo trasporta a Napoli (che però rende magicamente un non-luogo) e lo fa diventare una storia di riscatto sociale e culturale che parla anche ai tempi “analfabeti di ritorno” di oggi. Troppo intellettuale? Incredibilmente no. Merito anche della über-performance di Luca Marinelli (qui la nostra intervista), Coppa Volpi a Venezia 2019.

Miglior regia

Damiano e Fabio D’Innocenzo (Favolacce)
Matteo Garrone (Pinocchio)
Gabriele Muccino (Gli anni più belli)
Gianni Amelio (Hammamet)
Ferzan Özpetek (La Dea Fortuna)
Pupi Avati (Il Signor Diavolo)
Cristina Comencini (Tornare)
Pietro Marcello (Martin Eden)
Mario Martone (Il Sindaco del Rione Sanità)
Gabriele Salvatores (Tutto il mio folle amore)

Chi vincerà: Damiano e Fabio D’Innocenzo (Favolacce)
Dopo La terra dell’abbastanza, in linea col cosiddetto “cinema delle periferie” (per quanto una spanna sopra la maggior parte dei “colleghi” più recenti), con Favolacce i fratelli D’Innocenzo alzano la posta anche visivamente. Pescando nell’immaginario della suburbia americana, ma codificando quella che ormai è una cifra stilista “homemade”. Bravi bravissimi.
Chi dovrebbe vincere: Gabriele Muccino (Gli anni più belli)
La macchina da presa mobilissima, gli attori “abbracciati” dal regista, i dolly dentro e fuori dalle finestre: anche negli Anni più belli c’è l’essenza di Muccino, anzi di più. Basterebbe la scena in cui il personaggio di Micaela Ramazzotti sale le scale, e di rampa in rampa passano le epoche di una vita: una lezione di regia e di emozioni.
Chi potrebbe vincere: Pietro Marcello (Martin Eden)
Più che un regista, Pietro Marcello è un affrescatore di mondi. Con effetto trompe-l’œil: quello che credi di vedere non è mai quello che è davvero. L’autore aveva già sfidato il nostro occhio con i precedenti La bocca del lupo e Bella e perduta. Qua affina lo sguardo, e lo rende più popolare: che non è un male, anzi.

Miglior attore

Pierfrancesco Favino (Hammamet)
Luca Marinelli (Martin Eden)
Stefano Accorsi e Edoardo Leo (La Dea Fortuna)
Francesco Di Leva (Il sindaco del rione Sanità)
Kim Rossi Stuart (Gli anni più belli)

Chi vincerà: Pierfrancesco Favino (Hammamet)
Dopo innumerevoli prove d’attore straordinarie, Favino è andato oltre: è “diventato” Bettino Craxi (qui la nostra recensione). Nella camminata sciancata degli ultimi mesi ad Hammamet, nella voce, nello sguardo. E, dettaglio ancora più clamoroso, nel movimento unico delle mani. In tante performance da biopic degne di Tale e quale show (Rami Malek e Renée Zellweger vi dicono qualcosa?) un vero e proprio miracolo di immedesimazione totale. Favino è il nuovo Volonté, senza se e senza ma. Se fosse americano sarebbe già stato Oscar, almeno che sia Nastro.
Chi dovrebbe vincere: Pierfrancesco Favino (Hammamet)
Who else?
Chi potrebbe vincere: Luca Marinelli (Martin Eden)
Non ci sarebbe stata nessuna audace rilettura del classico di Jack London senza di lui, il regista Pietro Marcello lo ha ripetuto spesso. Insomma, come Marinelli nessuno mai, è il più grande della sua generazione. A Venezia ha finalmente avuto il riconoscimento festivaliero che meritava grazie alla performance poetica e devastante nei panni del marinaio che si emancipa attraverso la cultura. Che sia solo l’inizio.

Miglior attrice

Giovanna Mezzogiorno (Tornare)
Micaela Ramazzotti (Gli anni più belli)
Jasmine Trinca (La Dea Fortuna)
Lunetta Savino (Rosa)
Lucia Sardo (Picciridda)

Chi vincerà: Jasmine Trinca (La Dea Fortuna)
In molti hanno contestato il fatto che il suo ruolo nel film di Özpetek è più da spalla che da protagonista: vero. Ma il David di Donatello appena conquistato (come lead actress) è un biglietto da visita che pesa. E poi la sua vittoria sarebbe il giusto riconoscimento al ritorno di Ferzan nei suoi territori più sicuri, che hanno messo d’accordo critici e spettatori.
Chi dovrebbe vincere: Micaela Ramazzotti (Gli anni più belli)
La Stefania Sandrelli della sua generazione? Dopo il C’eravamo tanto amati by Muccino, si direbbe definitivamente di sì. Micaela ormai è un’attrice totale, di quelle come non le fanno più. E questa una delle sue performance più struggenti e appassionate. La statuetta sarebbe obbligatoria, ancora meglio se condivisa con la rivelazione Alma Noce, la goccia d’acqua che la interpreta da ragazzina.
Chi potrebbe vincere: Lunetta Savino (Rosa)
La vera outsider della stagione è una delle attrici “pop” più amate dal pubblico televisivo (grazie all’indimenticata Cettina di Un medico in famiglia) e pure cinematografico (Mine vaganti di Ferzan Özpetek). Che qua compie una svolta decisiva e “d’auteur”: nell’esordio della triestina Katja Colja sembra quasi scomparire. Una prova da applausi, ma deve vedersela con colleghe agguerrite.

Miglior attore non protagonista

Roberto Benigni (Pinocchio)
Carlo Buccirosso (5 è il numero perfetto)
Carlo Cecchi (Martin Eden)
Massimiliano Gallo e Roberto De Francesco (Il Sindaco del Rione Sanità)
Massimo Popolizio (Il primo Natale – Il ladro di giorni)

Chi vincerà: Roberto Benigni (Pinocchio)
Dalla vittoria del David è riuscito a scalzarlo solo un Luigi Lo Cascio in grande forma. Perché lo splendido, straziante Geppetto di Benigni segna un ritorno trionfale al cinema per il premio Oscar, quasi un risarcimento per il suo Pinocchio flop. Trattenuto, stropicciato, quasi neorealista nella rappresentazione di un mondo contadino, Roberto ruba la scena da subito e ci regala i momenti più commoventi. Praticamente l’anima del film.
Chi dovrebbe vincere: Carlo Cecchi (Martin Eden)
Attore e regista, maestro del teatro che ha attraversato il Novecento, in Martin Eden interpreta Russ Brissenden, l’intellettuale cinico, semi anarchico e disperato che avvicina il protagonista al socialismo. E poi si suicida, mandando in crisi Martin. Cecchi è sempre gigantesco. Il fatto che sia davvero il maestro di Luca Marinelli fa il resto. Meraviglia.
Chi potrebbe vincere: Massimiliano Gallo e Roberto De Francesco (Il Sindaco del Rione Sanità)
Al fianco di Francesco Di Leva, che è straordinario nell’incarnare il testo di Eduardo e immergerlo nella contemporaneità, ci sono due attori della levatura di Gallo e De Francesco nei panni rispettivamente del padre-villain della storia e del chirurgo di fiducia del boss. Gallo ormai è un volto immancabile del cinema napoletano e si tratto di un ritorno per De Francesco. Un Nastro “di coppia” potrebbe starci.

Miglior attrice non protagonista

Barbara Chichiarelli (Favolacce)
Matilde Gioli (Gli uomini d’oro)
Valeria Golino (5 è il numero perfetto)
Benedetta Porcaroli (18 regali)
Alba Rohrwacher (Magari)

Chi vincerà: Valeria Golino (5 è il numero perfetto)
Quando in cinquina c’è la Golino è difficile pensare di non premiarla. Soprattutto se si presta a un’opera prima come questa di Igort, un noir metafisico al fianco di Toni Servillo, con il quale la chimica è perfetta (qui la nostra intervista). Così come la sua performance da supporting. È già arrivato il David per il ruolo, con tutta probabilità succederà lo stesso per il Nastro.
Chi dovrebbe vincere: Alba Rohrwacher (Magari)
Avevamo già scoperto le dote “leggere” di Alba in Troppa grazia. E Ginevra Elkann ne ha fatto buon uso scrivendole un ruolo bellissimo e sfumato: quello della fidanzata frustrata e un po’ stramba del papà inadeguato interpretato da Riccardo Scamarcio. Alla quale la Rohrwacher regala una personalità irresistibile.
Chi potrebbe vincere: Barbara Chichiarelli (Favolacce)
Nella favola nerissima dei Fratelli D’Innocenzo ci sono pure gli adulti. Che nulla capiscono, se non quando è troppo tardi. E nel momento della verità i primissimi piani sul volto di mamma Barbara Chichiarelli (e papà Elio Germano) danno i brividi. Già shakespeariana nei panni della sorella di Alessandro Borghi in Suburra – La serie, qui arriva anche nel cinema d’autore. E potrebbe andare a premio.

Migliore commedia

Il primo Natale di Ficarra e Picone
Figli di Giuseppe Bonito (scritto da Mattia Torre)
Lontano lontano di Gianni Di Gregorio
Odio l’estate di Massimo Venier
Tolo Tolo di Luca Medici

Chi vincerà: Figli
Il film che avrebbe dovuto dirigere l’ancora compiantissimo Mattia Torre, già tra gli autori cult di Boris, e che invece ha lasciato come copione postumo. E che copione: un memoir di ordinaria vita famigliare in cui, grazie anche alle performance di Mastandrea e Cortellesi, non solo i genitori si possono immedesimare. Al di là del ricordo dovuto, la statuetta pare già sua, senza discussione.
Chi dovrebbe vincere: Tolo Tolo
Checco Zalone fa il salto: se non di qualità, perché quella c’era anche prima, di ambizione. Tolo Tolo (qui la nostra recensione) è il suo film più politico (e, in questo senso, la collaborazione di Paolo Virzì alla sceneggiatura si sente), il suo esordio dietro la macchina da presa, e anche l’opera che ha diviso il pubblico: dopo il trionfo di Quo vado?, andava benissimo anche questo. Checco regna sovrano: devono solo convincersene anche i critici duri e puri.
Chi potrebbe vincere: Lontano lontano
La recensione uscita sul Guardian ha fatto furore tra gli addetti ai lavori (e non solo). Di certo tutti si sono definitivamente accorti che Gianni Di Gregorio (qui la nostra intervista) non era un fenomeno “minore”, ma un nome nato (con Pranzo di ferragosto) per restare. Il Nastro sarebbe meritato: ma i concorrenti quest’anno sono imbattibili.

Miglior attore di commedia

Luca Argentero (Brave ragazze)
Giorgio Colangeli (Lontano lontano)
Valerio Mastandrea (Figli)
Giampaolo Morelli (7 ore per farti innamorare)
Gianmarco Tognazzi (Sono solo fantasmi)

Chi vincerà: Valerio Mastandrea (Figli)
Il monologo di Mattia Torre già portato con successo anche in tv (da EPCC a Propaganda Live) acquista ancora più forza sul grande schermo. Valerio (qui la nostra intervista) è insieme padre e figlio, adulto e bambino, prodotto del ’900 e uomo di questo secolo. Come lui nessuno mai, sempre di più.
Chi dovrebbe vincere: Valerio Mastandrea (Figli)
In mancanza di Checco Zalone per Tolo Tolo tra i candidati (scandalo!), idem come sopra.
Chi potrebbe vincere: Giorgio Colangeli (Lontano lontano)
La nomination andava in realtà condivisa con Gianni Di Gregorio, anche autore di questo piccolo film che piccolo non è, ed Ennio Fantastichini, alla sua ultima (sigh) e come sempre folgorante interpretazione. Ma Colangeli resta la spalla che tutti vorrebbero: i critici lo sanno bene, e potrebbero premiarlo proprio per questo.

Miglior attrice di commedia

Anna Foglietta (D.N.A. Decisamente Non Adatti)
Paola Cortellesi (Figli)
Lucia Mascino (Odio l’estate)
Antonella Attili (Tolo Tolo)
Serena Rossi (Brave ragazze – 7 ore per farti innamorare)

Chi vincerà: Paola Cortellesi (Figli)
Nel film-testamento di Mattia Torre, è la neomamma che, quando il gioco si fa duro, si butta dalla finestra. Metaforicamente, si capisce: ma l’umanità tragicomica che dà Cortellesi al suo personaggio crea un’empatia concreta. E la riconferma come la più versatile (oltre che “bankable”) delle nostre attrici brillanti. Il premio (anche stavolta) pare proprio scontato.
Chi dovrebbe vincere: Antonella Attili (Tolo Tolo)
La “mamma di Checco Zalone” è l’outsider del mucchio, anche se la sua filmografia è da vera “pro”: dai film con Ettore Scola alla serie Romanzo criminale. Qui il ruolo è piccolo, ma memorabile almeno per una scena: quella che ricalca nientemeno che Salvate il soldato Ryan di Spielberg, quando gli agenti annunciano alla mater dolorosa che il figlio è morto sul campo, nel caso di Checco: il villaggio vacanze. Ma Zalone, si sa, non muore mai.
Chi potrebbe vincere: Anna Foglietta (D.N.A. Decisamente Non Adatti)
Ormai mattatrice assoluta della commedia italiana anni 2000, Foglietta questa volta strafà. E si sdoppia… in tre: Elena, Renata e Jessicah (con l’acca). Amatissima dai critici, lo potrebbe essere ancora di più in versione una e trina. Ma la farsa con Lillo e Greg è il più invisibile dei film nella cinquina, il che non gioca a suo favore.

Miglior sceneggiatura

Favolacce – Damiano e Fabio D’Innocenzo
Il Sindaco del Rione Sanità – Mario Martone e Ippolita Di Majo
La Dea Fortuna – Gianni Romoli, Silvia Ranfagni e Ferzan Ozpetek
Martin Eden – Pietro Marcello e Maurizio Braucci
Tutto il mio folle amore – Umberto Contarello e Sara Mosetti

Chi vincerà: Favolacce
L’Orso d’argento per la sceneggiatura all’ultima Berlinale si trasformerà in un Nastro d’argento? Certo che sì. E non solo per transizioni chimiche. La galleria di piccoli e grandi mostri, tutti ugualmente violenti e disperatamente innocenti, piazzata in Favolacce è il romanzo di (anti)formazione che nessuno finora aveva scritto in questo Paese. Alziamo le mani.
Chi dovrebbe vincere: Martin Eden
«Come osa scomodare un classico della letteratura americana!», avranno pensato le professoresse (ovviamente democratiche) all’annuncio della versione “all’italiana” firmata Pietro Marcello. Per poi ricredersi: non solo funziona, è anche una delle riduzioni da pagina a schermo più originali e vitali degli ultimi anni. Non ci fossero i “Bros” di mezzo, il premio probabilmente sarebbe suo.
Chi potrebbe vincere: Il Sindaco del Rione Sanità
La commedia di Eduardo è roba vecchia? Tutt’altro. Soprattutto se “rinfrescata” nel modo giusto. L’intuizione di Martone (e della moglie co-sceneggiatrice) è far diventare il boss di quartiere “adulto” della pièce originale un uomo più giovane, che pare strappato alle Gomorre di oggi. Un copione che non cambia niente e cambia tutto: il non-adattamento è, proprio per questo, magistrale.

Miglior regista esordiente

Stefano Cipani (Mio fratello rincorre i dinosauri)
Marco D’Amore (L’Immortale)
Roberto De Feo (The Nest)
Ginevra Elkann (Magari)
Carlo Sironi (Sole)
Igort (5 è il numero perfetto)

Chi vincerà: Igort (5 è il numero perfetto)
Classe 1958, Igor Tuveri detto Igort è il debuttante più âgé dell’annata. Ma anche il fumettista di lungo e glorioso corso capace di confezionare un piccolo cult (soprattutto tra i critici) a partire dalla sua stessa graphic novel. Forte di 9 (!) nomination agli ultimi David, ha dovuto però cedere la statuetta del miglior regista esordiente al Phaim Bhuiyan di Bangla: il Nastro d’argento sarà la sua (non magra) consolazione.
Chi dovrebbe vincere: Ginevra Elkann (Magari)
Dal Festival di Locarno 2019, dove era stato invitato come film d’apertura, il debutto di Miss Agnelli ha iniziato una cavalcata da vero dark horse. Nessun pregiudizio nei confronti dell’autrice regge: Magari è bello, libero, leggero. E, dopo la distribuzione direttamente in streaming su RaiPlay, ha convinto anche il pubblico. La nostra opera prima del cuore.
Chi potrebbe vincere: Marco D’Amore (L’Immortale)
Si può prendere la migliore serie italiana degli ultimi dieci anni e trarne uno spin-off da grande schermo all’altezza? Sì, se ti chiami Marco D’Amore (qui la nostra cover story), ti sei fatto le ossa come attore (e poi come regista) su quel set, ma hai un’idea di cinema già forte e personale. Gli spettatori l’hanno capito, premiando generosamente il film all’uscita nelle sale. I critici nostrani saranno abbastanza contemporanei da accogliere a braccia aperte questo crossover tra media vecchi e “nuovi”?

Miglior colonna sonora

Odio l’estate (Brunori SAS)
Pinocchio (Dario Marianelli)
La Dea Fortuna (Pasquale Catalano)
Tutto il mio folle amore (Mauro Pagani)
Gli anni più belli (Nicola Piovani)

Chi vincerà: Dario Marianelli (Pinocchio)
Il curriculum di questo toscano trapiantato nel Regno Unito, ma ormai parte integrante dell’élite hollywoodiana, parla da solo, a partire da premio Oscar per Espiazione. Nel Pinocchio dark di Garrone si muove nel solco della tradizione del grande cinema italiano, con strizzata d’occhio al lavoro di Nicola Piovani. E rende maestosa ed eterna nelle sonorità la storia del falegname e del suo burattino.
Chi dovrebbe vincere: Nicola Piovani (Gli anni più belli)
Quando hai una canzone importante (e portante) come Gli anni più belli di Claudio Baglioni, non è facile costruire attorno un mood che parli del trascorrere del tempo in maniera nostalgica ed evocativa come Muccino insegna. Ma il lavoro del premio Oscar si sente, eccome. Fin troppo a volte. Ma è all’altezza dei rimandi a quel periodo. Alla seconda collaborazione con il regista, dopo A casa tutti bene, Piovani centra ancora il sentimento mucciniano. E lo fa diventare musica.
Chi potrebbe vincere: Pasquale Catalano (La Dea Fortuna)
Özpetek conosce bene il valore emotivo di una musica azzeccata. E dai tempi di Mine Vaganti collabora con Pasquale Catalano, il celebre musicista napoletano che vanta anche un lungo sodalizio con Paolo Sorrentino. E che qui contrappunta alla perfezione gli sguardi languidi (ma pure tenerissimi) e le sfuriate tra Edoardo Leo e Stefano Accorsi con un temi ritmati e orientaleggianti, perfette cornici per Mina e Fossati, Diodato e il turco Sezen Aksu.

Miglior canzone originale

Gli anni più belli di Claudio Baglioni per Gli anni più belli
Che vita meravigliosa di Diodato per La Dea Fortuna
Un errore di distrazione di Brunori SAS per L’ospite
Il ladro di giorni di Nelson autore e Claudio Gnut per Il ladro di giorni
Rione Sanità di Ralph P per Il sindaco del Rione Sanità
We come from Napoli di Liberato X 3D X Gaika per Ultras

Chi vincerà: Che vita meravigliosa di Diodato per La Dea Fortuna
Questo è senza dubbio l’anno di Diodato: dopo la vittoria a Sanremo con Fai rumore, è arrivato anche il David di Donatello grazie a questa canzone, scritta per il romance-mélo arcobaleno di Özpetek. Vuoi non vincere pure il Nastro? Nessuna polemica eh, sarebbe meritatissimo. Anche se il nostro cuore è altrove.
Chi dovrebbe vincere: Gli anni più belli di Claudio Baglioni per Gli anni più belli
Ogni film di Muccino ha un grande brano suggestivo ed evocativo che lo accompagna. Qui il regista ha scelto Baglioni come menestrello del suo C’eravamo tanto amati perché è «il collante dell’epoca che ho voluto raccontare. Negli anni ’70 e ’80 era il più ascoltato e cantato, ma anche il più ipocritamente nascosto», ha scritto il regista su Rolling. “Una bufera di capelli / in aria a far castelli noi”. Basterebbe questo verso a insegnare a tutti i cantautori di oggi come si scrive un pezzo: Claudio monumento nazionale.
Chi potrebbe vincere: Un errore di distrazione di Brunori SAS per L’ospite
Brunori è molto amato, il pezzo è molto bello e molto in linea con la sua produzione, il problema è che il film ha girato poco, pochissimo. E questo non lo favorirà, purtroppo. Nella cinquina c’è anche l’outsider Liberato (in coppia con Robert Del Naja) per l’opera prima del “suo” regista Francesco Lettieri. Chissà che non arrivi una sorpresina dal sindacato. In ogni caso è già storica la nomination.

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